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Pari dignità per chi scrive online?

30 Maggio 2000

Pari dignità per chi scrive online?

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Che valore hanno le pubblicazioni scientifiche on line? Una domanda sempre più al centro della riflessione giuridica

Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente utilizzo del sistema telematico anche da parte degli operatori del diritto nell’ambito sia dell’attività professionale sia della riflessione dottrinale. Questo nuovo interesse per la rete ha portato alla creazione di numerose riviste giuridiche elettroniche.
Al quesito è dedicato un interessante articolo di Vincenzo Antonelli, dottorando in diritto amministrativo presso l’Università “La Sapienza” Roma, pubblicato nella rivista giuridica on line Diritto & diritti (http://www.diritto.it/articoli/informatica/antonelli.htm).

L’Autore inizia la riflessione considerando che l’avvento e la diffusione di Internet hanno posto con urgenza il problema interpretativo delle cosiddette lacune storiche dell’ordinamento giuridico italiano e sostiene che è indispensabile operare un adeguamento del tessuto normativo al progresso tecnologico.

La prima riflessione è riservata alla definizione della “pubblicazione scientifica”. Dal combinato disposto dell’art. 6 della l. 16 maggio 1977 n. 306 e dell’art. 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633 ricava una plausibile definizione di pubblicazione, vale a dire la seguente: “l’opera dell’ingegno di carattere creativo riprodotta in forma tangibile e messa a disposizione del pubblico attraverso degli esemplari, al fine di permetterne la lettura e la conoscenza visiva.”

Il testo prosegue con un’osservazione sulla evoluzione storica che ha avuto l’attività di pubblicazione del pensiero scientifico e individua le tappe fondamentali nelle seguenti: 1) la rivista cartacea, 2) la rivista elettronica, 3) la pubblicazione sul doppio supporto – in questo caso la pubblicazione nel web può essere pre-print o post print – 4) l’auto-pubblicazione elettronica.

A questo punto l’Autore si pone gli interrogativi centrali: “è equiparabile la forma elettronica a quella stampata? È necessario rispettare degli obblighi formali anche per le pubblicazioni scientifiche elettroniche? È possibile individuare un regime legale particolare ed esclusivo per i documenti multimediali? “

A questo proposito riassume le diverse e spesso opposte posizioni assunte fino ad oggi in dottrina e in giurisprudenza. L’importanza dello scritto si desume da alcune chiavi di lettura che possono essere utili a orientare i futuri interventi nella materia:

– la rilevata esigenza di ridurre, in ogni caso, “al minimo le formalità per uno strumento come Internet caratterizzato dalla facilità e velocità della formazione e trasmissione dei dati”.
– la necessità di tenere conto del fatto che l’equiparazione del documento informatico a quello scritto è stata già disposta dall’art. 15 comma 2 della legge n. 59 del 1997 con il quale si stabilisce che gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge.
– E soprattutto, l’individuazione del diritto a potere utilizzare appieno i propri scritti digitalizzati come applicazione del diritto dell’informazione, espressione della più generale libertà di pensiero di cui all’art. 21 della Costituzione.

Conclude l’autore con l’esame del disegno di legge n. 3610 contenente norme relative al deposito legale dei documenti d’interesse culturale destinati all’uso pubblico attualmente in discussione al Senato.

Su Telema dell’Ottobre 99 (http://www.fub.it/telema/TELEMA18/Greco18.html) P. Greco nel suo articolo ” La scienza on line circola come ai tempi di Galileo Galilei “, comunica questa novità: “È in arrivo dagli Stati Uniti un giornale finalmente nuovo. Destinato a fare storia. Perché modificherà il modo di comunicare la scienza. E, forse, il modo stesso di fare scienza. Si chiamerà “E-Biomed”. E, più che una rivista, sarà un enorme sacco, elettronico, in cui tutti i ricercatori biomedici del mondo, di qualsivoglia origine e disciplina, potranno gettare dentro e tirare fuori i loro articoli scientifici.

Gli autori, infatti, potranno pubblicare praticamente in tempo reale, sul world wide web, i risultati della loro attività di ricerca. Senza quella valutazione preventiva di qualità che nel mondo dell’editoria scientifica si chiama peer-review: analisi critica a opera di colleghi tanto esperti quanto anonimi.
Siamo, quindi, in piena rivoluzione; quando arriverà la par condicio per chi scrive on line?

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