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Paralizzare il Web? Si può!

16 Novembre 2001

Paralizzare il Web? Si può!

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Se gruppi di pirati volessero paralizzare il Web, ebbene, potrebbero farlo.
La “scoperta” questa volta si deve all’ICANN, l’organismo internazionale depositario del controllo sull’Internet mondiale.

Secondo gli esperti dell’ICANN, infatti, sarebbe possibile paralizzare Internet attaccando solo 13 server.
Malgrado il decentramento voluto da chi ha costruito l’architettura della Rete, esistono questi server “critici” per l’usabilità del Web: i server dei nomi di dominio centrali.

Sono questi infatti che sono incaricati della conversione degli indirizzi Internet in indirizzi IP (cioè, ad esempio, da “www.comesichiama.com” a “209.123.124.4”).
Senza questi server, il traffico di Internet potrebbe continuare, ma sarebbe necessario immettere l’indirizzo IP al posto del nome di dominio.

Dunque, come si può immaginare, diventerebbe di fatto impossibile utilizzare Internet almeno per una gran parte degli utenti, che sarebbero costretti a conoscere gli indirizzi IP di ogni server che hanno contattato fino ad allora.

I due più importanti server centrali sono ospitati dalla società VeriSign, acquistata più di un anno fa dalla Network Solutions. Sono questi, superprotetti da sistemi ad accesso biometrico (tipo quelli che Tom Cruise deve superare per avere accesso al computer centrale della CIA in Mission Impossible) che forniscono le informazioni agli altri 11, che a loro volta la forniscono ad altri, via via nella catena.

L’ICANN ha deciso, dopo gli attentati dell’11 settembre, di approfondire le questioni legate alla sicurezza e ha “scoperto” questa possibilità di attaccare questi server con azioni coordinate per far cadere la Rete nel buio.

A suffragare questa inquietudine, i recenti fatti che hanno visto pirati portare attacchi di tipo “denied of service” paralizzando importanti siti, o virus come Redcode, molto semplice, che però ha indotto un tale traffico da rallentare sensibilmente lo scambio di informazioni su Internet.

In caso di attacco verso uno dei server “registars”, secondo gli esperti dell’ICANN, sarebbe molto difficile provare giuridicamente l’identità del proprietario di un sito.

Insomma, ce n’è da mettersi le mani nei capelli. L’ICANN, questa volta anche se non ha responsabilità dirette sulla sicurezza dei sistemi, ha deciso di mettere il dito sulla piaga e di sensibilizzare sull’argomento.

Piuttosto che niente, meglio piuttosto.

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