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Open source/free software intorno al mondo

16 Dicembre 2002

Open source/free software intorno al mondo

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Petizione per il codice libero nella PA (Brasile), IBM promette nuovi investimenti per open standard (India), Torvalds esalta il futuro commerciale di Linux (Corea)

Queste alcune recenti (e intriganti) segnalazioni relative all’avanzare dell’open source e del software libero in varie parti del mondo.

Nei giorni scorsi un cittadino brasiliano si è ha lanciato in un’iniziativa più unica che rara: una petizione online diretta al neo-presidente Luis Inacio Lula da Silva. Nel testo succinto ma preciso si chiede la fine del supporto governativo alle società straniere che producono software proprietario per stornare invece qui fondi a progetti locali basati su open source e free software. In particolare, la petizione sottolinea lo stretto rapporto che lega Microsoft con le agenzie pubbliche nazionali, i cui acquisti coprono l’80 per cento di tutte le vendite dell’azienda di Redmond in Brasile. Se invece tali agenzie passassero soltanto al software libero, recita il testo (in portoghese e diretto ai soli brasiliani), si risparmierebbe subito parecchio denaro, e verrebbero stimolati impieghi simili a livello privato. Argomenti analoghi a quelli che hanno spinto (e vanno spingendo) svariati paesi a compiere il grande passo, tra cui Israele e Sud-Africa.

L’autore dell’interessante trovata è tal Renato Siqueira, il quale si descrive semplicemente come “un brasiliano interessato alle spese della pubblica amministrazione e della gente nel mio paese.” Questioni delicate più che mai, considerato che il Brasile rappresenta l’ottava economia mondiale e l’incertezza finanziaria che percorre l’intero continente sud-americano. Contesto in cui l’elezione di un presidente “di sinistra” sembra promettere un’inversione di rotta contro la grande imprenditoria straniera. Descritto da alcuni come “socialista” e pur a fronte delle posizioni centriste assunte nel corso della campagna elettorale, Lula ha infatti mantenuto forti legami con il mondo del lavoro. A conferma dell’importanza dei 20 anni di impegno nel Partito dei lavoratori, oltre che in quanto rappresentante dei sindacati. Una lontananza dal big business che potrebbe trovare riscontro anche in campo informatico, con una decisa sterzata a favore dell’open source e del software libero nella pubblica amministrazione. In attesa di riscontri a livello governativo, Siqueira si autodefinisce “amante di GNU/Linux” e prevede di far girare la petizione fino al raggiungimento di meno 500.000 firme di adesione.

Posizione che trova eco dall’altra parte del mondo, il subcontinente indiano, grazie alle attività di Big Blue. Come riporta il londinese Guardian, la seconda software-house del mondo ha offerto di realizzare “enablement centres” in grado di trasformare l’India da entità dedita alla produzione di servizi informatici a vero e proprio condotto per l’industria informatica globale. Con un’unica ma essenziale condizione: l’adozione generalizzata degli standard open source in ambito governativo. Nelle parole di Amuj Goyal, vicepresidente per l’unità soluzioni e strategia del gruppo IBM: “Siamo pronti ad intraprendere cospicui investimenti in tali centri sulla base delle decisioni del governo. Se questo dovesse assumere come standard l’open source, noi faremo rifiorire l’industria nazionale del software.” Questa posizione è la diretta replica ad una recente visita del chairman di Microsoft Bill Gates, il quale aveva insistito sull’affidabilità garantita dai propri programmi in settori vitali quali salute ed educazione. Per tutta risposta Goyal ha aggiunto: “L’innovazione non fa più parte della piattaforma Microsoft, e i venture capitalist non investono più in MSN (Microsoft Network). L’intervento di Gates ha avuto l’unico effetto di ribadire che il software proprietario non può soddisfare le esigenze della clientela.”

Lo scenario delineato nello specifico da IBM si fonda su esempi di analoghe policy governative adottate in Inghilterra, Germania e Singapore. In tal senso anzi l’India conta parecchio, non soltanto per l’ottimo livello raggiunto nell’industria e nei servizi informatici, ma anche perché rappresenta un mercato assai importante. E i cui risultati andrebbero estesi alle regioni limitrofe in cui vige la lingua inglese. Di conseguenza, IBM ha già attivato cinque centri di ricerca e sviluppo, oltre alla promessa di investimenti complessivi pari a 100 milioni di dollari entro il 2004 per una super-struttura dedita esclusivamente al software in quel di Bangalore, che dovrebbe dare lavoro a circa 600 programmatori locali. In sostanza, ha concluso Goyal, “oggi è possibile usare database IBM o di altri produttori basati su standard aperti. Il motivo per cui i clienti ci seguono sta nei nostri sistemi robusti e scalabili, oltre che nei servizi di assistenza. Se si viene catturati nella trappola dei sistemi proprietari, non è possibile costruire il software business.”

Infine, ecco Linus Torvalds predicare il vangelo Linux nella sua prima visita in Corea del Sud. Di fronte ad un pubblico di circa 500 persone a Seul, lo sviluppatore finnico ha delineato il futuro del sistema open source soprattutto a livello commerciale. Torvalds si è lanciato tra l’altro in affermazioni tipo: “Il software è divenuto un bene di consumo, non un elemento di specializzazione dovuto a un numero ristretto di aziende capaci di ricavarne dei profitti.” Replicando altresì a ripetute domande sulla sua posizione nei confronti di Microsoft, Torvalds ha ribadito come le attività del gigante del software non lo interessino più di tanto, pur rispettandone l’etica professionale. In conclusione, l’ideatore di Linux ha insistito su un concetto-chiave: “Non credo in un approccio puramente commerciale, ma in assenza di interessi commerciali Linux non sarebbe mai arrivato così lontano.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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