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Open source per business e desktop

26 Giugno 2000

Open source per business e desktop

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C'è forse qualcosa di male se Linux continua ad attrarre le grandi aziende USA?

Prosegue la parata di Linux nel settore business. Al di là di qualche tentennamento in borsa, punto centrale rimane la penetrazione del sistema open source in ambito imprenditoriale. Una penetrazione che prosegue costante nelle grandi aziende USA. In particolare, queste vi ricorrono sempre più per far girare i propri server interni. Un’avanzata che non manca di trascinare con sé nuovi sviluppi in ambiente desktop, con un maggior numero di società informatiche che realizzano software ad hoc Linux. Il tutto come ennesima riprova del fatto che la curva di crescita del pinguino rimane certamente in salita. E che comunità globale open source non può non trarne giovamento.

Un sondaggio condotto recentemente dall’agenzia Evans Marketing Services di Santa Cruz, California, rivela che nella seconda metà del 1999 il numero dei manager dell’info-tech nelle grandi corporation che quest’anno prevedevano di usare applicazioni Linux hanno raggiunto il 75 per cento in più rispetto al semestre precedente. A maggio si era fermi al 16,5 per cento. Nello stesso periodo il numero delle società che hanno implementato il sistema sulle proprie macchine è cresciuto del 95 per cento. Si è cioè passati dal 17,5 per cento di maggio al 34,2 per cento di dicembre. Altro dato significativo: le corporation che fanno girare su Linux oltre un quarto dei propri server interni hanno toccato quota 13 per cento. Nel primo semestre, si era appena al 2 per cento. Insieme al possente impegno confermato da IBM, queste cifre confermano la buona attenzione riservata a Linux da un settore, quello delle grandi corporation, sempre lento a muoversi ma dalla potenza garantita.

L’indagine è stata condotta tramite interviste ad oltre 400 manager IT di aziende con una forza-lavoro di almeno 2000 impiegati. La medesima agenzia ha poi realizzato un ulteriore sondaggio, questa volta interessato 300 sviluppatori Linux. I risultati sembrano indicare che, a fronte del gran lavoro di costoro e dell’ampia domanda del mercato, gli strumenti di sviluppo disponibili rimangono tuttora inadeguati. Delle undici categorie individuate, soltanto i tool relativi a compiler ed editor sono stati giudicati di buon livello dal 75 per cento degli interpellati. I giudizi sulle altre categorie – tra cui rientravano debugger, profiler e GUI framework – rimangono invece bassi: vengono ritenuti adeguati dal 50 per cento degli sviluppatori (massimo) fino al 10 per cento (minimo). In ogni caso, occorre notare che l’87 per cento degli stessi sviluppatori non si preoccupa del fatto che i programmi da essi utilizzati siano proprietari o open source. Ciò perché, come chiarisce il vicepresidente della Evans Marketing Services, “finora Linux ha dimostrato un alto livello di crescita, ma per il miglioramento di ogni sistema operativo ci vogliono adeguati strumenti di sviluppo; per poter sopravvivere e imporsi, inutile nascondersi che oggi Linux ne ha un disperato bisogno.”

In ogni caso, è in aumento il numero di aziende informatiche di dimensioni medio-piccole che vanno spostando la produzione desktop su Linux. Ad esempio, Deneba ha annunciato l’apposita versione a partire dalla release 7 del software per la grafica Canvas (con download gratuito della beta appena diffusa). Si tratta di un programma apprezzato perché in grado di combinare in un unico pacchetto la grafica bitmap con quella vettoriale. Tra l’altro Canvas 7 utilizza allo scopo una riedizione del set di librerie Windows e ricorre a parte del progetto WINE, il cui obiettivo generale rimane quello di creare un ambiente Linux in cui possano essere eseguite le applicazioni Windows. In tal modo si spera di poter diminuire i costi del trasporto di queste ultime verso altre piattaforme, e quindi, nello specifico, di contribuire all’incremento dei programmi Linux in circolazione. Una speranza che sembra lentamente prender corpo.

Similare il passaggio in via di ultimazione per altri due software di grafica (Maya Batch Renderer e Maya Composer Renderer). Prodotti da Alias-Wavefront, della nutrita scuderia SGI, tali programmi sono stati utilizzati con successo in ambito commerciale per effetti di computer animation in film quali “Mighty Joe Young” e “Star Trek: Insurrection.” Ciò conferma l’impegno da tempo assunto da SGI nei confronti del mondo open source. Rapida segnalazione infine per la suite prodotta dal SAS Institute: girerà anche su Linux il suo software che offre alle aziende opzioni di gestione, analisi e presentazione dati. Un breve panorama per suggerire come sia notevole il potenziale per Linux nel mercato dei server e del comune desktop, e lo stesso può dirsi per ambiti quali didattica, sistemi “embedded”, supercomputer. In particolare, giova ripeterlo, ciò riguarda un generalizzato risparmio economico e l’ampia circolazione di conoscenze informatiche.

Alcune aree della comunità open source continuano però a guardare con sospetto simili penetrazioni nel mondo delle grandi corporation. È tuttavia un fatto che numerosi manager vogliono seriamente comprendere i valori e la cultura di tale comunità. In tal senso, per quest’ultima l’impegno globale rimane pur sempre quello di inglobare anche gli interessi commerciali senza per questo diluire messaggi e contenuti tutti propri. Tale la posizione espressa nuovamente da uno degli anziani del movimento, quel Jon “maddog” Hall che fin dal 1968 si è coinvolto nel giro degli sviluppatori Linux. Allora come studente di college a Philadelphia, oggi in qualità di direttore esecutivo di Linux International e responsabile del Linux Evangelism presso VALinux.

Nel dedicargli la cover story di questo mese, la rivista Linux Journal prende in esame le “due facce dell’open source”. In tal senso fanno testo le parole di “saggezza” di Jon “maddog” Hall, al pari di altri veterani del progetto Linux. Nell’eterno dualismo tra l’economia del dono tipico della comunità open source e la commercialità del business, occorre “imparare che è più facile tendere la mano dell’amicizia piuttosto che la scure della battaglia (a meno che questa non sia veramente necessaria),” come si legge a conclusione dell’articolo. Niente di male, quindi, se l’imprenditoria decide di abbracciare con sempre maggiore risolutezza le speranze di Linux. Anzi, ben venga il big business.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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