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Open Source Convention: avanti tutta con l’attivismo politico.

29 Luglio 2002

Open Source Convention: avanti tutta con l’attivismo politico.

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Un evento multiforme dove spiccano i richiami libertari di Stallman e Lessig contro il copyright.

L’estate statunitense continua ad offrire importanti eventi live. Stavolta tocca alla Open Source Convention (tipicamente abbreviata in OSCON) organizzata dall’editore O’Reilly a San Diego, California del sud, praticamente sul confine messicano. Appuntamento annuale assai atteso, con interessi e ricadute che vanno ben oltre la comunità open source. Cresciuto rapidamente dalle prime edizioni — richiamavano quasi soltanto a fan e addetti ai lavori in quel di Monterey, ridente cittadina sull’oceano poco più a nord — OSCON oggi mira chiaramente all’ambito più professionale e qualificato. Ma come accade spesso in questi contesti made-in-USA (al contrario purtroppo della scena italica), il pubblico brilla per varietà e differenze, con un miscuglio creativo di dirigenti e appassionati, hacker e businesspeople. Senza dimenticare il luogo prescelto, un ambito (solo apparentemente) anomalo, lo Sheraton Hotel di una città nota per gli abitanti per lo più anziani, riccastri e di tendenze decisamente conservative. Il tutto come ennesima testimonianza dello spazio variegato e trasversale giustamente conquistato dal movimento open source negli Stati Uniti, con ogni possibile diramazione al seguito, incluso il rampante aspetto commerciale.

Ovviamente gran parte dell’attrazione rimane il serrato andirivieni tra workshop, panel e incontri centrati su codice, software e altre diavolerie tecniche, da mane a sera, anzi a notte fonda. Ma non è tutto qui, anzi. Segnala infatti con gusto il weblog di un partecipante, “Non appena sono sceso dall’aereo ho realizzato di esser lì per seguire pesanti discussioni tecnologiche mescolate con pasti a base di cibo messicano e frequenti sortite in spiaggia.” Aggiungendo come, pur non sentendosi né sembrando un geek, “mi sono accorto di avere, al pari degli altri arrivati per OSCON, la tipica borsa con dentro il laptop. E chi mai a San Diego andrebbe in giro con un laptop?” Comunque sia, appare ben ricco il programma in corso, tra una presenza valutata vicina alle 1.500 persone. Per chi vuol saperne di più non resta che seguire l’ampia coverage garantita dall’apposito sito in aggiornamento continuo, con rilanci su weblog per tutti i gusti.

Quanto segue è invece una serie di annotazioni a margine sugli interventi di due nomi di spicco: il solito Richard Stallman, boss della Free Software Foundation, e Lawrence Lessig, professore presso la Stanford Law School e autore di due volumi basilari, “Code and other Laws of Cyberspace” e “The Future of Ideas”.

Partiamo dalla battuta conclusiva con cui RMS, nel suo tipico stile, ha punzecchiato gli stessi organizzatori dell’evento. “L’anno prossimo chiamatela open source & free software convention.” Sollazzi generali. Replica immediata del portavoce di O’Reilly: “Ci avevamo pensato ma la scritta sarebbe stata troppo lunga per i cartelloni.” Chiude ancora Stallman: “Sono sicuro che sapremo risolvere ogni problema pratico.” Altre risate e applausi in sala. Ciò a testimonianza di quella sorta di amore-odio tra open source e free software che appare ormai irrisolvibile, almeno nella visione di Richard Stallman. Il quale non ha mancato di riproporre quei leit-motiv fin troppo familiari. Lo sviluppo del Free Software Movement, l’errore nella terminologia comune tipo “open source” invece “free software” e soprattutto “Linux” al posto del più corretto “GNU/Linux.” Né è mancato lo spot conclusivo con l’alter-ego Sant’iGNUcius della Chiesa di Emacs, pronto a dispensare benedizioni ai computer dei fedeli in sala.

Ma forse stavolta il cuore dell’intervento va identificato in alcuni passaggi, brevi ma essenziali, rivolti all’attuale scenario politico-legislativo USA, lanciato a difesa del copyright tout court. Un richiamo a darsi da fare, a scendere in piazza per difendere i diritti di ciascuno di noi in quanto cittadini digitali. “Dobbiamo smetterla di appoggiare posizioni che sostengono sia reato fare e condividere copie di film online, perchè in tal modo avvaloriamo tesi analoghe in altri campi.” Così Stallman ha attaccato non soltanto il disegno di legge di prossima discussione al Congresso e sponsorizzato dall’industria di Hollywood, ma anche i milioni di utenti internet che tentennano di fronte a questi ennesimi attacchi alla libertà individuale. Invitando infine tutti i geek presenti a smetterla di “concentrarsi sul lavoro di questa settimana alle spese di quelli che sono invece gli obiettivi a lungo termine, lavori che ci occuperanno per l’intero secolo.” Uno squillo di tromba per l’attivismo politico, dunque, a cominciare da un suggerimento preciso: contestare a livello locale la popolare senatrice californiana Dianne Feinstein, che pure si è dichiarata a favore del suddetto disegno di legge.

Pressoché identico, seppur con toni (apparentemente) più pacati e accademici, il richiamo lanciato da Lawrence Lessig. Intervenendo in apertura di sessione appena prima di Stallman, il professore di legge a Stanford è stato anche più duro: “Mai nella storia un numero così ridotto di persone ha avuto pieno controllo nell’evoluzione della nostra cultura. Qualunque cosa si faccia con il computer o su internet potrebbe essere regolamentata in maniera dettagliata. Qualcosa di folle, di estremo. E non stiamo facendo nulla per impedirlo.” Punto centrale della sua analisi rimane il fatto che per millenni le attività culturali dei singoli sono rimaste non-regolate, e le attuali leggi sul copyright riguardano in realtà un ambito ristretto dell’intera questione sull’opera d’arte e sulla tutela degli artisti. “Per la maggior parte le pratiche degli utenti rimanevano non-regolate, non soltanto in quanto uso legittimo (fair use), ma proprio come libere attività, tipo quella di leggere un libro e condividerne i contenuti con altra gente.”

Tuttavia, con l’andar del tempo si è rapidamente avuta la crescita di un massiccio sistema regolamentare sulla creatività, relativa non più soltanto al mondo editoriale (oggetto specifico delle copyright law) ma estesa oggi anche all’ambito più strettamente individuale. Ciò grazie ad apparati di controllo inseriti direttamente negli apparecchi, come vorrebbero Hollywood e il Congresso USA.
Già, ha concluso Lessig, il futuro delle idee appare al momento alquanto in dubbio. È per questo che non c’è più tempo da perdere. “Cosa abbiamo fatto davanti a tutto ciò? Non siamo forse più numerosi di loro? Siamo nel giusto, ma perchè ce ne stiamo lì senza muovere un dito? E stanno vincendo proprio perchè non facciamo niente per fermarli.”

Sembra battaglia aperta, dunque, pur se al momento esistono non pochi dubbi sulle migliori strategie operative per opporsi adeguatamente alle restrizioni pro-copyright.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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