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Occhi e orecchie sul mondo

03 Gennaio 2008

Occhi e orecchie sul mondo

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La contestualizzazione geografica abbinata a suoni e voci condivisi in Rete apre un nuovo modo per esplorare e capire il pianeta

Ritorno a parlare di Internet come della nostra finestra sulla realtà, tema già discusso nel mio articolo precedente, centrato sul dilemma di cosa sia la realtà ora che c’è la Rete. La Rete ci offre la possibilità di soddisfare il nostro voyeurismo intrinseco, aprendoci finestre sul mondo che non potremmo in alcun modo avere altrimenti. Queste finestre stanno evolvendo in modo sempre più multisensoriale, toccando nervi altrimenti non toccabili. Da un certo punto di vista, il contenuto in forma testuale o in forma video non ha fatto che esplodere le possibilità che già avevamo con altri mezzi più limitati, trasformando ognuno di noi in editore e permettendo di mettere in circolazione testi e filmati fuori da logiche commerciali, con operazioni realizzabili anche per audience microscopiche.

Trovo molto più rivoluzionario quello che è stato fatto con le immagini statiche, anche dette fotografie, specialmente per la dimensione del geotagging – che, per chi non lo sapesse, è la pratica di attribuire un’etichetta, un’informazione che lega la foto (o qualunque file) a una precisa località geografica. Collegare un file a un luogo preciso. Non riesco a pensare infatti a nessuno strumento precedente che potesse portarci a esplorare il nostro pianeta (ma anche Marte o il cosmo) offrendoci l’accesso a visioni statiche e datate (come le foto via satellite di Google o di Microsoft), ma sopratutto aggiornate e in continua evoluzione, grazie alla collaborazione di migliaia e migliaia di fotografi più o meno dilettanti che scattano da quote ben più basse di quelle dei satelliti e che condividono il loro lavoro contestualizzandolo geograficamente.

Breve, mi riferisco alla possibilità di scattare una foto e di piazzarla su una mappa (ad esempio su Flickr o Picasa o altri servizi simili), in modo che il popolo dei naviganti poeti e sognatori (non gli Italiani ma gli utenti di Internet) possa vedere da lontano cosa c’è e cosa succede grazie a una collaborazione massiva esattamente in quel punto. E di questo tema ho già parlato diffusamente già qualche tempo fa su queste pagine. Il tema è d’attualità dato che proprio Flickr, dopo aver introdotto il suo geotagging un annetto fa, ha lanciato un miglioramento del sistema, permettendo all’utente che si centra su un punto geografico non solo di vedere le foto ma di accedere a una pagina contenente altre informazioni rilevanti. Ma la multimedializzazione dell’accesso geograficamente corretto prosegue senza sosta – e tocca un altro nervo, quello auditivo.

Forse non tutti sanno che sono disponibili servizi che portano alle nostre orecchie segnali sonori geotaggati – invece che un occhio oggi possiamo avere un orecchio sul mondo. Udire, oltre che vedere, sentire quello che si dice dall’altra parte del globo. I progetti non mancano: da Soundtransit, sviluppato da un collettivo olandese al progetto Freesound, opera dell’università Pompeu Fabra di Barcellona, che usa le mappe di Google. Ed esiste anche la declinazione della ipervoyueristica webcam che ci dà la diretta video (ricordate la JennyCam?), grazie alla diretta audio offerta da Locus Sonus – un laboratorio artistico francese online che ci porta in streaming i suoni e le parole raccolte in diretta in vari luoghi del pianeta, come lo sciabordio delle onde nel porto di Marsiglia.

Insomma, invece di appoggiare il bicchiere alla parete per cogliere i dettagli della lite del vicino, possiamo soddisfare la nostra sete di audiobites inaspettati usando la Rete. O, meglio, possiamo usare questo orecchio remoto per imparare e sopratutto capire una realtà che non possiamo vedere e sperimentare direttamente – un mondo in fondo sempre più piccolo. Godiamo dunque di suoni e colori dal mondo, in attesa che il prossimo breakthrough tecnologico, sponsorizzato dal crescente interesse verso il marketing olfattivo, ci porti sulla scrivania anche gli odori del mondo.

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