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Nutrire la mente, qui e ora!

17 Settembre 1998

Nutrire la mente, qui e ora!

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Cresce e si rinnova una delle migliori Web-zine cultural-digitali, FEED: interfaccia intrigante, rubriche e autori nuovi, più discussioni. Per nutrire la mente, sempre meglio.

Giunta al suo terzo anno di vita, FEED Magazine, da più parti giustamente considerata tra le migliori esperienze di rivista cultural-digitale online, si espande e si moltiplica per meglio soddisfare le sempre più sofisticate esigenze del Web publishing e dei “letterati”vecchi e nuovi di Internet.

Un settore, quello dell’editoria sul Web, che, per quanto vasto e diversificato, è alla continua ricerca di un proprio paradigma e insieme dei necessari modelli per il successo finanziario. Paradigma e modelli che le versioni elettroniche di gran parte di quotidiani e periodici sono ancora lungi dall’ottenere, essenzialmente perché assai poco convinti del nuovo medium — ovvero del fatto che investire energie umane ed economiche online alla fin fine possa davvero “pagare.”Lo stesso dicasi di altre situazioni editoriale cartacee, soprattutto in Italia. Un vero peccato, perché, come suggerisce Steven Johnson, co-fondatore della rivista Web insieme a Stefanie Syman, “oggi il medium va finalmente maturando, grazie alla differenziazione delle diverse voci culturali presenti; due-tre anni fa, nomi quali Salon, FEED, HotWired, e Suck in fondo si assomigliavano abbastanza, con un formato molto teso a inseguire il medium in sè; ora invece ognuna di esse ha preso direzioni proprie, grazie anche alla spinta di inclinazioni e interessi specifici dei rispettivi editori.”

Dalle anticipazioni diffuse, il nuovo FEED prevede comunque ampi spazi per argomenti sempre hot quali Media & Culture e Technology, suddivisi in ulteriori aree con aggiornamenti per lo più mensili: saggi-recensioni a tutto campo, profili di eventi e persone, luci e ombre delle innovazioni in corso, spazi per visioni del futuro, interviste ad “artisti, visionari e provocatori.”Il tutto organizzato in modo che ciascuno possa mettere il bookmark soltanto e direttamente alla sezione che interessa, grazie anche ad alcuni accorgimenti tecnici finora impossibili da applicare nella complessa ed errabonda struttura del sito attuale. Una serie di “moduli”dinamici e da riempire mano a mano, i quali, nelle intenzioni dei curatori, renderanno sicuramente più semplice la navigazione soprattutto per i nuovi arrivati su Internet che atterrano sulle piste di FEED. Avranno comunque ancora più spazio le tavole rotonde (Dialog) e i forum (Loop), elementi da sempre centrali nel successo della rivista sia per i temi prescelti sia per qualità e quantità delle discussioni.

Va poi ricordato che fin dall’inizio FEED ha presentato ambienti ipertestuali assai complessi, in particolare nelle varie aree discorsive pubbliche, quei Dialog in cui si è sperimentato il “giornalismo per pionieri”, secondo l’azzeccata definizione dello stesso Johnson. E pur se è ancora da vedere se tali sperimentazioni siano davvero preferibili alla tipica unilinearità espressiva cui siamo da tempo abituati come lettori e autori, il nuovo design di FEED proporrà un uso ancora più accentuato di tali strutture. Come? Bè, certamente è il caso di praticare anziché descrivere (siamo o no nel postmoderno?) e poi qualche elemento “teorico”di supporto è reperibile in “Interface culture”, opera prima del trentenne Johnson (a giorni la recensione qui).
“L’interfaccia ? venuto al mondo sotto la spinta dell’efficienza tecnologica, e oggi va emergendo, a mo’ di crisalide, come una genuina forma d’arte… Potrebbe forse essere altrimenti?”Sullo slancio di questa convinzione che conclude il suo lavoro, Johnson e la manciata di scaltri collaboratori e designer preannunciano una serie di interfaccia semplici ma creativi e coinvolgenti. Lasciando pur sempre, come e più di oggi, zone d’ombra dove si possa tornare per scoprire ogni volta link e ipertesti che prima erano “sfuggiti.”Staremo a vedere.

È ovvio che il tutto vada a riflettersi (e si rifletta a sua volta, in un continuo e classico gioco di specchi) anche nei contenuti e nei collaboratori di FEED 4.0. Tra le nuove rubriche mensili, una sarà tenuta dal co-fondatore di Suck, Carl Steadman, denominata “Killer Appliance:”tratterà, nel linguaggio irriverente e gustoso che gli è proprio (c’è da scommetterci!) dei “vari aggeggi e giocattoli high-tech che è solito accumulare per la casa.”Toccherà di nuovo a Johnson insistere con uno spazio di cultura digitale dalle buone promesse che riprende il titolo del suo libro, mentre l’area dedicata all’arte (ironicamente ma non troppo chiamata “The Materialist”) verrà firmata da Stefanie Syman. Oltre a ciò, arriverranno cammin facendo gli auspicati aggiustamenti ormai d’uopo in ogni pubblicazione Web e le immancabili sorprese del momento. Senza dimenticare, infine, che il nuovo progetto ha tratto linfa vitale dal feedback continuo di lettori e partecipanti, come viene giustamente ricordato all’inizio della pre-release del beta-test. Feedback regolarmente stimolato, applicato ed apprezzato un po’ ovunque nei labirinti del sito — come certamente continuerà ad accadere in futuro.

Il saggio d’apertura di FEED 4.0 fa già venire l’acquolina in bocca: “Misunderstanding the new media,”firmato da Howard Rheingold, prende spunto dal recente studio su ‘Internet e depressione”per articolarsi poi sulle ripercussioni quotidiane della vita online e sulla validità delle comunità virtuali. Pur distanziandosi da modalità e senso di tali studi (come ben chiarisce l’illuminante saggio di Scott Rosenberg su Salon magazine), oggi egli si mostra più scettico sulle potenzialità di certa socialità online, o per meglio dire, prosegue nel suo percorso di riflessione a tutto campo sul rapporto tra società e tecnologia — un cammino iniziato 10 anni fa con un primo pezzo per “Whole Earth Review”e confluito poi nel costante impegno verso la costruzione di “concrete”virtual communities. Da allora, scrive Rheingold, “il mondo è cambiato, la vita online è cambiata e le esperienze personali avute online hanno cambiato parecchie delle mie opinioni al riguardo. Abbiamo sempre qualcosa da imparare dalla vita, giusto?”
Riflessioni importanti, che hanno già dato vita al dibattito aperto nel relativo Loop.

L’attività di FEED, comunque, non fa altro che confermare validità e vitalità di un modello di cultura digitale collaborativo, assai attento alle dinamiche sperimentali e allargate. Anche perché, e non è roba da poco, la rivista è una delle poche ad essere praticamente indipendente, basata com’è per la gran parte sui soliti banner e su alcune sponsorizzazioni mirate. In una recente intervista, Johnson ha infatti chiarito che la sua creatura è potuta decollare solo grazie a 100.000 dollari raccolti con una colletta tra familiari e conoscenti, mentre l’attuale bilancio economico è in risicato pareggio e non si prevedono profitti per almeno un altro anno. Come se non bastasse, soltanto adesso è stato assunto a tempo pieno una persona dedita esclusivamente al lato business, mentre finora tutto lo staff ha dedicato tempo ed energie a realizzare i contenuti editoriali, design e ambienti ipertestuali inclusi.

Folle come formula? Non proprio, visti i risultati e il seguito ottenuto in questi tre anni di attività da FEED nel mondo variegato dell’editoria Web, tra i giornalisti più attenti alle dinamiche cultural-digitali e più in generale tra gli internauti di ogni latitudine. L’importante è crederci, e muoversi con un po’ di scaltro dinamismo. Meglio dirlo sottovoce, però: chissà che anche in Italia prima o poi qualche gruppetto di folli non decida di provarci sul serio…

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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