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Nuovi fallimenti tra i negozi online

13 Dicembre 2000

Nuovi fallimenti tra i negozi online

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La settimana scorsa Garden.com è entrato nel gruppo delle dotcom fallite. Nonostante avesse alle spalle 5 anni di attività e un'audience di mezzo milione di visitatori al mese, il sito dedicato al giardinaggio non è riuscito a tirare avanti.

Il sito è ancora in vita, ma non accetta più ordini e una comunicazione di Cliff Sharples (CEO e Presidente), intitolata “with profound regret…”, spiega le ragioni della chiusura.

Nelle gli ultimi mesi e anche nelle settimane passate molti siti hanno chiuso l’attività: www.Babygear.com, www.toysmart.com, www.Furniture.com, www.Living.com, www.Streamline.com, www.Pets.com, www.MotherNature.com. Per citarne alcuni molto noti. Altri sono stati acquistati o hanno affrontato fusioni per recuperare capitali. Consiglio un istruttivo tour tra le “dotgone”.

Gli analisti del business on line prevedono crescite enormi delle vendite in Rete, ma non abbastanza per il momento. Questo mese natalizio sarà un banco di prova durissimo per molti negozi on line. Anthony Noto della Goldam Sachs fa già qualche previsione sulle vittime dei prossimi mesi: www.eToys.com, www.Egghead.com, www.PlanetRX.com e www.Vitaminshoppe.com.

L’anno scorso gli e-tailers affrontavano il Natale con una sensazione di onnipotenza, quest’anno lo osservano con terrore. Jim Williamson, Data Corp, spiega che per molti si tratta di una corsa contro il tempo. Le vendite on line saliranno tantissimo nei prossimi anni, però finché le aziende non raggiungeranno il cosiddetto break-even e invertiranno il loro trend finanziario dovranno continuare a investire in marketing aggressivo. Il gioco sta nel cominciare a guadagnare prima di finire i soldi da investire. Il gioco sta nel resistere fino a quando l’e-commerce raggiungerà, come previsto, dimensioni sufficienti per cominciare a guadagnare. La stessa Amazon, si sa, continua a essere in perdita, nonostante il consistente giro di affari che ha saputo creare.

A ciò si deve aggiungere che tutte le indagini sullo shopping on line rilevano che la maggior parte dei siti, forse a causa dell’eccessivo entusiasmo e delle basse competenze commerciali, hanno trascurato elementi strategici stroncando, così, il proprio business: custumer care inesistente, interfacce mal concepite, politiche per conquistare la fiducia nel mezzo poco convincenti e, peggio ancora, spesso molto scorrette.

Quattro utenti su cinque abbandonano la transazione prima di concluderla (Datamonitor): è inconcepibile che non si lavori su questo dato con competenza.

C’è un altro fattore non trascurabile: non tutti i prodotti si prestano a essere venduti on line. I fallimenti nel settore dei mobili dovrebbe suggerire qualcosa. Prima di comprare un divano cosa si fa? Lo si prova. I prodotti che si comprano più facilmente on line sono quelli che si conoscono già (quindi non è necessario “toccarli con mano” prima di acquistarli), quelli più facilmente descrivibili virtualmente (libri, CD, Film, ecc) oppure prodotti molto di nicchia e regionali reperibili agevolmente solo sul Web.

Secondo molti, il futuro del commercio on line è legato alla creazione di sinergie con punti vendita off-line. I due canali dovranno in futuro catalizzarsi a vicenda, lavorare in maniera complementare e non concorrenziale.

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