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Nuovi business nell’era di Internet

23 Settembre 1999

Nuovi business nell’era di Internet

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Avete mai pensato di creare il sito "www.nomecognome.it"? Non importa, iniziate comunque col comprare il nome del dominio, potrebbe essere comprato da qualcun altro!

Negli Stati Uniti il naming (l’acquisto del nome di dominio) è la questione del momento e ha coinvolto le sfere della politica e dell’economia a tal punto da costringere il Senato a legiferare a riguardo. Negli States vi sono almeno tre grandi rivenditori di domini, il più importante dei quali, Network Solutions, sta avendo alcuni problemi nella gestione del proprio archivio.

Giochi da hacker hanno infatti portato recentemente il signor Reardon, innocuo proprietario di un sito ad accesso gratuito, a possedere autorità su domini quali “excite.com” (milioni di visitatori al giorno, top 10 mondiale d’accessi) e altri. Reardon avrebbe potuto reindirizzare verso le proprie pagine Web questo flusso di spettatori, ma non ne ha approfittato. E tutto è tornato alla normalità nel giro di poche ore.

La concorrenza economica però è arrivata oltre e c’è chi ha comprato domini dei concorrenti per impedire loro un adeguato ritorno di immagine.

Nel mondo della politica si è arrivati anche oltre. Ne sa qualcosa il candidato repubblicano George W. Bush, il cui staff ha preventivamente ha comprato sia i domini giusti, sia quelli offensivi. Provate a visitare il sito www.bushsucks.com (tradotto “Bush fa schifo”) e avrete una simpatica sopresa).

Anche per le elezioni a sindaco di San Francisco i tre candidati si stanno dando battaglia anche su Internet. Uno dei tre concorrenti ha comprato i domini con il nome degli altri due e questi ultimi hanno dovuto utilizzare domini meno immediati come www.reelectwilliebrown.com. Ancora, se si vuole visitare il sito della Casa Bianca e, per distrazione, si digita www.whitehouse.com al posto di www.whitehouse.gov, sicuramente non saranno i labrador e i gatti di casa Clinton ad accoglierci, ma prosperose fanciulle, comunque statunitensi.

Gli americani hanno già dato un nome a questo fenomeno, che ricorda da vicino italiche vicende.
Si chiama Cybersquatting, intendendo come cybersquatter chi cerchi di ottenere profitti dall’acquistare domini uguali o simili a parole e frasi coperte da diritti d’autore. Ed è proprio questo fenomeno che il Senato statunitense sta cercando di frenare, riconoscendo a chi ne sia stato privato la possibilità di rivalersi nei confronti di chi si è appropriato del dominio incriminato. Bisogna infine considerare due ulteriori problemi legati al naming.

I siti “.com” sono stati quasi tutti registrati, e Ebay da alcuni mesi mette all’asta domini dai nomi intriganti. Uno dei concorrenti del succitato Network Solutions, l’Image Online Design (IOD), ha registrato i diritti su una terminazione nuova: “.web”; che però non viene rintracciata dalla maggior parte dei server dei provider Internet. E ha poco dopo denunciato altri due registrars (venditori di domini), CORE e Name.Space, per aver venduto domini “.web”.

L’autorità per il naming statunitense (ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers, http://www.icann.org), non è comunque obbligata ad accettare la terminazione “.web”, anche se come emanazione del governo è particolarmente interessata ad una transizione verso un mercato competitivo della vendita dei domini e, inoltre, ha dei seri problemi a gestire i restanti (pochi e inflazionatissimi) domini “.com”.

Inoltre, da settembre ’99, tutti i domini richiesti dovranno essere pagati all’istante, via carta di credito. Questo per evitare che i cybersquatters blocchino i domini, pagandoli eventualmente dopo, nel caso in cui prospettive di profitto garantiscano adeguati ritorni. L’Anti-Cybersquatting Consumer Protection Act promosso dal senatore Hatch ha proprio il compito di limitare l’attività dei cosiddetti “speculatori virtuali”.

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