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Non cerco la verità

24 Ottobre 2012

Non cerco la verità

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Se un giornalista falsificasse i contenuti dei propri articoli o uno scrittore dei propri libri, che cosa dovrebbe fare l'editore?

Una volta era luogo comune che una cosa fosse vera perché l’avevano scritta i giornali. Più avanti si è passati a dire che era apparsa in televisione e oggi siamo a l’ho letta su Facebook o l’ho vista su YouTube (centotrent’anni di cinema e c’è ancora un vasto consenso spontaneo sull’idea che un filmato, in quanto esistente, sia autentico).

La verità è questione complessa. La responsabilità, invece, è semplicissima. Per esempio, quanto accaduto sul periodico Wired in agosto:

Questa settimana abbiamo concluso una indagine preliminare su un campione di articoli del blog personale di Jonah Lehrer, Frontal Cortex, attivo su Wired da luglio 2010 a giugno 2012. […] L’indagine ha portato alla luce esempi di lavoro che non raggiungono gli standard editoriali di Wired. […] Ci aspettiamo che chi scrive sul nostro sito segua le pratiche fondamentali del buon giornalismo. L’incapacità di rispettare gli standard editoriali di Wired da parte di Lehrer ci lascia l’unica scelta di interrompere il rapporto.

I giornali anglosassoni hanno tradizionalmente addetti al fact checking, che verificano gli articoli pubblicati. Ciò non implica che vengano pubblicate esclusivamente verità; ma chi scrive ha la responsabilità di rispettare standard editoriali e pratiche fondamentali di buon giornalismo.

In Italia l’argomento è, come dire, trascurato. Quindi si vede comunque con favore l’iniziativa di Corriere.it:

Abbiamo chiesto alla Fondazione ahref e alla piattaforma factchecking.it di poter collaborare affinché i nostri lettori possano partecipare alla “verifica fatti” di quanto scriviamo e produciamo, dagli articoli ai video.

Chiamare i lettori a fare ciò che il giornale non fa? È qualcosa, ma si può migliorare (eliminerei le virgolette). Anche perché si legge che a dare credibilità all’operazione è un sistema di rating: ogni utente registrato acquisisce punteggi-reputazione sulla base di quanto è attivo. La piattaforma determina i lettori attendibili più che i giornalisti.

Il vicedirettore del Corriere della Sera Daniele Manca commenta Agli inizi del Novecento negli Stati Uniti avere un reparto di controllo di quanto si scriveva caratterizzava i quotidiani e i periodici di qualità.

Bello il passato: comunque, agli inizi del Duemila, Der Spiegel aveva (2010) ottanta persone adibite al fact checking. Il New Yorker sedici, il New York Times qualcuna meno (stando a Columbia Journalism Review).

Ma non è questo. È che nella pagina di Corriere.it manca la parola responsabilità.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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