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Niente giocattoli erotici in Alabama. A meno che…

23 Marzo 2005

Niente giocattoli erotici in Alabama. A meno che…

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Mentre nel mondo i giocattoli erotici sono diventati di moda, in Alabama è riconfermata la proibizione di venderli. A meno che... non servano per operazioni di polizia

Attenzione: quello che segue è un articolo riservato a un pubblico adulto – anche se tratta un tema, potenzialmente scabroso, solamente dall’asettico punto di vista della business analysis…

Pochi comparti hanno mai effettuato una inversione di percezione tanto radicale come quello dei “giocattoli erotici” – costituendo una case history degna di maggior attenzione da parte delle Business School. Sicuramente c’è materiale per realizzare, ad esempio, una affascinante tesi in un qualche master di Marketing.

L’end user prende il controllo

Il fenomeno di costume (o di liberazione del costume) che si è innescato ha reso il possesso di un vibratore tanto normale e tanto di moda quanto possedere un iPod.

Fondamentale, in questo processo, è stato l’apporto di operatori del settore che hanno saputo riposizionare questi prodotti sul pubblico delle donne, approcciando il target in una maniera più soft, meno aggressiva, più femminile.
Ed il successo di operatori commerciali posseduti da donne (online, come Good Vibrations o spicygear o “reali” come Ann Summers), basati su questo cambio di paradigma, ha fatto partire alla grande il mercato ed i suoi fatturati.

Nella cultura contemporanea occidentale, mentre una volta erano le donne “di buona famiglia” a resistere all’utilizzo di coadiuvanti nelle proprie relazioni affettive, adesso sono loro ad essersi impadronite dell’innovazione, a discuterne con passione con le proprie amiche, ad organizzare riunioni di vendita in casa di conoscenti in puro stile Tupperware.

Sintetizzando, in un classico paradigma di marketing, la decisione d’acquisto è migrata dall’influenzatore/raccomandatore all’end user.

In questo processo è stato assolutamente strumentale il ruolo dei mass media – indimenticabile ad esempio la puntata di Sex and the city in cui il mitico coniglietto giocava un ruolo da coprotagonista. E anche qui, nella cattolicissima terra iberica, il vibratore ha avuto l’onore di una piccola parte nella sitcom di maggiore successo della televisione spagnola, in pieno prime time (per non parlare del più nuovo grattacielo di Barcellona, la Torre Agbar, all’unanimità conosciuto dalla cittadinanza come “Consolador”).

In Alabama ve lo potete scordare

Non in tutti i paesi è però tanto cambiata la percezione di questa categoria merceologica; e senza bisogno di guardare necessariamente a nazioni dove il ruolo della donna ha ben altri problemi, basta volgere la nostra attenzione agli USA per scoprire che esistono stati dell’unione che hanno messo fuori legge la vendita di attrezzi e giochi erotici.

Per esempio, concentriamoci sull’Alabama.

In quello stato è illegale “produrre, distribuire, o comunque vendere marchingegni sessuali sviluppati allo scopo primario di stimolare organi genitali umani”.

Il legislatore ha ritenuto infatti immorale permettere la libera circolazione di questi oggetti – ma dovendo fare i conti con la libertà di comportamento all’interno della sfera privata, non ne ha gentilmente reso illegale il possesso o l’uso. E se verrebbe da dire “meno male”, è da ricordare che non sono passati molti anni che i rapporti omosessuali condotti in privato da adulti consenzienti sono stati depenalizzati…
E quindi gli Alabamesi sono pienamente autorizzati ad usare (in privato) qualsiasi artifizio erotico che più gli aggradi – a condizione che se lo vadano a comprare altrove.

Molto recentemente la American Civil Liberties Union si è appellata alla Corte Suprema per far abolire questa legge – ma senza ottenere risultati: la corte ha infatti rifiutato di intervenire su questo tema, sostenendo che l’abolizione di questa legge avrebbe costituito un pericoloso precedente di diritto.
Un precedente, dicono, che per estensione avrebbe potuto aprire la porta alla legalizzazione di comportamenti sessuali molto indesiderabili, come la prostituzione, l’incesto e l’oscenità.

Non sono in grado di apprezzare il fine punto giuridico, ma la mia prima reazione sarebbe di farmi delle domande in merito a chi ritiene che la liberalizzazione dei vibratori possa risultare in effetti collaterali così devastanti per la società. Ma si sa come sono i perversi: gli dai un dito e quelli si prendono il braccio.

Curiosamente, potremmo trarne un beneficio tutti noi.

La storia recente insegna che a fronte di questi divieti si aprono appetitose opportunità di business. Imperi economici si costruirono durante gli anni del Proibizionismo, in quegli stessi Stati Uniti: perché allora non si dovrebbero costruire in Alabama a fronte di questo nuovo proibizionismo?

E dato che siamo nel secolo del digitale e dell’online, è assolutamente probabile che sia su questo mezzo che spiegherà le sue ali il business illegale; così la nostra grande speranza è che gli operatori dello spamming si accorgano dell’opportunità e ne approfittino.

Forse domani gli spammer, quelli che ci appestano proponendoci pilloline, sigarette e farmaci sottobanco (tutti prodotti che possiamo spesso acquisire legalmente) allenteranno un po’ la presa sulle nostre mailbox e si concentreranno sugli utenti dell’Alabama, sfruttando a fondo le straordinarie opportunità di business del contrabbando di prodotti a luci rosse.

Esistono delle eccezioni. Molto curiose.

In realtà la legge anti-vibratori prevede una serie di eccezioni, di casi in cui non è contro la legge vendere questi gadget all’interno dello Stato dell’Alabama.
Le eccezioni sono costituite da tutti quei casi in cui i marchingegni sessuali di cui sopra vengano destinati ad un uso “medico, scientifico, educativo…” (e fin qui tutto bene, direi) e continua “… o per fini legislativi, giudiziari o di polizia“.

A questo punto, l’ammetto, sono sbalordito anch’io, che scrivo di cose inusuali tutte le settimane. Perfino la mia immaginazione, tendenzialmente perversa, incontra difficoltà ad immaginare casi in cui le sfere cinesi possano essere d’aiuto nello sviluppo di una nuova legislazione. O che la straordinaria paperella vibrante riesca a facilitare un procedimento giudiziario.

Ma più di ogni altra cosa mi affascina il concetto che un articolo da sex shop possa far parte di un’azione di polizia.

Certo, un plauso al legislatore, che con molta avvedutezza e preveggenza ha legiferato in modo accorto, in modo da non porre inutili ostacoli al lavoro delle forze dello Stato.

Ma d’altra parte ormai il mio immaginario è decollato e continuo da giorni a rimuginare su quale possa essere il possibile ruolo tattico-operativo di questi prodotti, nel contesto di operazioni di polizia volte a far rispettare la legge. Con l’ovvia esclusione delle fantasie pseudo sadomaso di certi filmetti erotici, tipo poliziotte fasciate in improbabili uniformi di cuoio…. ma dubito fortemente sia questo il caso dell’Alabama.

Lo confesso, ho iniziato a guardare con maggiore attenzione i filmati che spesso passano i notiziari, anzi li registro e li riesamino fotogramma per fotogramma ogni volta che compare un poliziotto americano nella ripresa.
Studio in particolare il cinturone degli agenti e le dotazioni delle squadre SWAT, per capire se oltre a giubbetto antiproiettile, pistola, manette, radio, manganello e spray urticante hanno in dotazione anche altre attrezzature, come dire, più sofisticate.
Vi terrò informati.

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