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Niente futuro per i mega-portali e i banner pubblicitari?

09 Luglio 1999

Niente futuro per i mega-portali e i banner pubblicitari?

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Con la recente acquisizione per 2,3 miliardi di dollari del noto motore di ricerca AltaVista, CMGI prevede di creare un “mega-portale” in grado di competere con giganti della stazza di America Online e Yahoo!. Ma opportunità ancora maggiori sembra esistano nei cosiddetti “portali verticali”, che hanno come target specifici segmenti di utenti e/o gruppi d’interesse. Lo dimostrano diversi recenti esempi di successo quali DowJones.com per l’ambito business, Women.com per le donne e Third-Age.com per gli anziani.

Anzi, secondo gli analisti di Gomez Associates, la corsa all’oro dei grandi portali sarebbe in chiaro declino. Nonostante l’aggiunta di nuovi servizi durante gli ultimi 12 mesi, le pagine raggiunte dagli utenti non hanno riportato crescite superiori al 16%, mentre va diminuendo sensibilmente la percentuale complessiva di quanti visitano i portali più noti e più grandi.

Per gli esperti di Forrester Research, i mega-portali avevano senso per attirare utenti quando questi erano in gran parte giovani, bianchi, di classi agiate. Ma oggi che la popolazione online risulta assai più diversificata, l’ondata vincente del futuro potrebbe davvero trovarsi all’estremo opposto: la fornitura di servizi specializzati e mirati. Anche per via della contemporanea diminuzione di successo dei banner pubblicitari, sempre più ignorati dai navigatori del Web. Secondo gli analisti di settore, ciò è dovuto in gran parte al fatto che tale stile di inserzione, mentre va d’accordo con medium più tradizionali quali editoria e TV, non fa altro che disturbare l’utente online. “In qualità di esperti di marketing, non sappiamo ancora come usare con efficacia questo nuovo medium,” ha ammesso il vicepresidente della pubblicità per Proctor & Gamble.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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