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Napster, strumento dei neo-nazisti

22 Dicembre 2000

Napster, strumento dei neo-nazisti

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Approfittando, è il caso di dirlo, della libertà e dell’anonimato offerto da Napster, i neo-nazisti tedeschi si scambiano canti razzisti e antisemiti vietati.

Napster, quindi, viene utilizzato senza volerlo come piattaforma dai neo-nazisti tedeschi.
I servizi di informazione interni tedeschi hanno scoperto una rete di scambio di canti razzisti e estremisti vietati in Germania e distribuiti attraverso il celebre software.

Una rete importante perché, secondo il portavoce dell’Ufficio di protezione della Costituzione della Bassa Sassonia, la quasi totalità del repertorio neo-nazista è disponibile su Napster.

Il sito, situato negli Stati uniti, “ha permesso ai neo-nazisti di distribuire gratuitamente musica che chiama all’assassinio”, ha affermato il portavoce.
“È molto difficile da rintracciare l’origine dei file scambiati, grazie all’anonimato che garantisce Internet”.

Un portavoce della filiale di commercio elettronico di Bertelsmann, il gigante tedesco dei media azionista di Napster, ha riconosciuto alla radio di essere cosciente del fatto che il sito distribuisce canti “che non dovrebbero essere diffusi secondo i principi democratici”.

Ma Napster non è che una piattaforma tecnica di scambio e non filtra il contenuto dei file di musica che transitano.
La start-up californiana, quindi, non dovrebbe essere inquisita.

La giustizia tedesca studia la possibilità di perseguire le società Internet con sede all’estero che pubblicano contenuti vietati in Germania, come la propaganda neo-nazista.
Nel novembre scorso, la procura di Munich (nel sud della Germania) ha aperto un fascicolo giudiziario contro la filiale tedesca di Yahoo!, dopo che il libro di Adolf Hitler, “Mein Kampf” era stato offerto in un’asta online sul sito (notizia che abbiamo riportato in questa rubrica).

Il libro, però, è vietato in Germania, ma autorizzato negli Stati Uniti, dove Yahoo! ha la sua sede.
Un tribunale tedesco, però, ha emesso recentemente una sentenza su un altro caso, dove si dice che possono essere perseguiti in Germania coloro che distribuiscono contenuti illegali su Internet, anche se i loro siti hanno sede all’estero.

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