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Napster accusa le major di attività anticoncorrenziali

27 Febbraio 2002

Napster accusa le major di attività anticoncorrenziali

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Napster, dopo essere stato sconfitto e umiliato in tribunale dalle major discografiche per violazione del diritto d’autore, si prende delle rivincite postume.

Marilyn Hall Patel, la giudice federale di San Francisco ha deciso di accogliere la richiesta dell’ex sito di scambi musicali gratuiti ed ha concesso l’accesso a documenti che potrebbero aiutarlo ha dimostrare l’eventuale attività anticoncorrenziale delle case discografiche.

In particolare, il comportamento di Warner Music, EMI, BMG, Universal Music e Sony Music.

Queste aziende avevano chiesto e ottenuto di far chiudere il sito e il sistema di scambi gratuiti di musica dopo una lunga ed intensa battaglia giudiziaria.
Secondo Napster, però, tutto questo accanimento nascondeva la volontà comune delle grandi case discografiche di fermarlo per migliorare le possibilità dei propri siti Internet ufficiali.

Infatti (chi segue questa rubrica lo sa), BMG, EMI e Time Warner Music hanno lanciato la piattaforma di abbonamenti musicali Musicnet, mentre Universal Music e Sony Music hanno gettato nella mischia di un mercato redditizio, Pressplay.

Il giudice ha sentito puzza di bruciato e secondo lei “queste alleanze sanno di cattivo”.
“Se le istanze di Napster sono corrette – ha aggiunto la Patel – le case discografiche speravano di ottenere un quasi-monopolio del mercato della distribuzione digitale”.

Una tesi che abbiamo più volte ribadito su queste pagine.

Il software distribuito gratuitamente da Napster, permetteva (come è ormai stranoto) di scambiare, senza costi, file musicali in formato.MP3 e, rapidamente, aveva conquistato più di 60 milioni di utenti nel mondo.
Aveva, però, dovuto cessare l’attività nel marzo 2001 a seguito della lunga battaglia legale che l’aveva visto contrapposto all’industria discografica.

Fatto fuori questo pericoloso avversario, le case discografiche hanno piazzato sul mercato della musica online i loro servizi di scambio a pagamento.
Una situazione che molti hanno ritenuto contraria alla libertà di mercato e hanno chiesto un’indagine antitrust, sostenendo che le case discografiche si erano messe d’accordo per sgombrare il campo da eventuali concorrenti.

Napster, così come altre società non legate al mercato discografico, sostiene che si dovrebbe avere il diritto di diffondere musica su Internet, in condizioni comparabili con quelle delle stazioni radio.

Il dibattito sulla musica digitale, dunque, rimane ancora aperto in attesa di una decisione del giudice americano.

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