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Musei e Web: la sfida della qualità

04 Dicembre 2003

Musei e Web: la sfida della qualità

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Da sempre gli effetti delle tecnologie vengono sopravvalutati nel breve periodo e sottovalutati nel lungo periodo. È accaduto con il telefono, con l'automobile, e oggi anche con Internet: all'apparire della rete si è detto che l'economia non sarebbe stata più la stessa, che saremmo diventati tutti virtuali, eccetera

Invece, rapidamente e dolorosamente, la bolla si è sgonfiata e solo oggi, che l’e-mail e il web sono diventati davvero uno strumento quotidiano usato da una porzione significativa della popolazione, possiamo cominciare a valutare seriamente l’impatto della rete sulle nostre abitudini e sul nostro modo di vivere e lavorare. Anche i musei non sono sfuggiti a questa regola: le prime visite virtuali hanno portato un’ondata di shock che ha colpito il mondo della cultura. Si temeva che nessuno sarebbe più andato in un museo, ora che “con pochi click ci si può connettere a qualunque museo del mondo e vederne le opere d’arte dalla propria poltrona” (ma chi naviga in poltrona?).

Era evidentemente un errore grossolano, la riproduzione potenzia l’appeal dell’originale; il fatto che la Gioconda sia su ogni libro di testo non ha certo diminuito le visite al Louvre. Sarebbe stato forse più significativo dibattere su come cambia il rapporto tra il pubblico e il museo, nel momento in cui viene creato un nuovo ed efficace canale di dialogo. Chiunque, oggi, può scrivere una mail ad un museo ed aspettarsi una risposta, rompendo la storica distanza che da sempre in Italia ha caratterizzato i luoghi della cultura rispetto al pubblic. Non mancano poi gli aspetti critici: la tecnologia digitale è costosa, invecchia in fretta, richiede competenze molto specialistiche, non facilmente recuperabili in un museo. Inoltre, la “spettacolarizzazione” digitale delle gallerie, se da un lato può coinvolgere emotivamente il visitatore, dall’altro può snaturare il rapporto con l’oggetto, facendolo diventare quasi uno sfondo, un pretesto.

Un aspetto particolare dell’ingresso del digitale nei musei è rappresentato dai siti web museali. Ormai da anni i principali musei del mondo si sono dotati di siti sempre più importanti e complessi, che non si limitano a presentare le collezioni e le attività ma sono luoghi di attività e sperimentazione tecnologica, di shopping, di esperimenti online. I siti web dei musei riflettono, infatti, la molteplicità di funzioni che oggi il museo è chiamato ad assolvere nella società: luogo di conservazione, di mostre temporanee, di conferenze e congressi, di svago, di merchandising. In questa situazione, comunicare efficacemente, anche sul web, diventa centrale; ed ecco che il tema della qualità dei siti web culturali si fa sempre più importante.

Il sito del Louvre, per fare un esempio illustre, è stato spesso oggetto di analisi di usabilità, che ne hanno evidenziato, accanto a un buon impianto generale, alcune pecche interne soprattutto legate alla versione multilingue; ad esempio, salti improvvisi dalla lingua inglese a quella francese, o ancora la versione in giapponese impaginata per una lettura occidentale da sinistra a destra. Per non parlare della versione in italiano, del tutto assente, fatto curioso in un museo molto “italiano” sia a livello di visitatori che di collezioni.

E in Italia? Lo sbarco dei musei italiani sul web è avvenuto in ordine sparso, sia in termini di quantità sia in termini di qualità. A oggi, infatti, accanto a piccoli musei che si sono dotati di siti web ben costruiti, ve ne sono di importanti che ancora non dispongono di un sito ufficiale.

Ci sono poi parecchi musei che hanno siti di qualità discutibile, poco usabili, che riportano informazioni parziali o non aggiornate, senza una versione in inglese, magari con una pesante intro in Flash ma senza una mappa che indichi con quali mezzi pubblici è possibile raggiungere il museo.

Come sempre in Italia, però, esistono numerose eccezioni alla regola, e vi sono diversi siti museali che offrono informazioni utili e aggiornate, o visite virtuali sofisticate. Sul sito Musei-it.net è presente una raccolta di siti museali italiani “di qualità”, suddivisi per regione. Sullo stesso sito è possibile iscriversi alla mailing list musei-it che da anni ospita discussioni sull’uso delle nuove tecnologie nei musei italiani ed è ormai un punto di riferimento nazionale sul tema.

A questo proposito, bisogna notare che proprio in Italia recentemente il dibattito sulla qualità dei siti web culturali ha avuto un momento importante nella presentazione a Parma di un documento sulle linee guida dei siti web culturali di qualità, scaricabile dal sito Minervaeurope.org, in cui vengono elencati i principi a cui dovrebbe attenersi un sito web culturale, sia esso un museo o di una biblioteca. Il tema dell’usabilità dei siti museali è poi ampiamente trattato nel libro “Comunicazione, qualità, usabilità” recentemente edito da Apogeo.

Al di là dei dibattiti però la domanda centrale è soprattutto una: quanto i musei italiani oggi sono attrezzati per affrontare la sfida della qualità della comunicazione, non solo sul web? Quanti hanno le risorse adatte, sia umane, sia tecniche? E, infine, quanti ne hanno davvero la volontà?

Il libro “Comunicazione, qualità, usabilità” è disponiblie nelle migliori librerie e può essere acquistato online

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