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Microsoft offre il pagamento delle spese processuali in cambio di una firma per l’accordo antitrust

23 Novembre 2001

Microsoft offre il pagamento delle spese processuali in cambio di una firma per l’accordo antitrust

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Mentre il dipartimento americano della Giustizia (Doj) difende davanti al giudice Colleen Kollar-Kotelly l’accordo sottoscritto con Microsoft, l’azienda alletta i pochi stati rimasti sulle loro posizioni offrendo di pagargli le spese processuali in cambio della firma.

Certo molti dubbi rimangono. Ad esempio tra le soluzioni previste ma respinte dal Doj, il forzare Microsoft a divulgare quasi tutti i segreti di Windows, obbligandola poi a distribuire software concorrenti con i suoi prodotti e spingerla quindi a vendere una versione “epurata” del sistema operativo Windows, senza browser, Outlook, MSN Messengers e Windows Media Player.

Da parte sua, il Dipartimento ha dichiarato di aver scelto la via che offre “il rimedio più efficace e sicuro nel più breve lasso di tempo”.
Una soluzione che “eliminerà le pratiche commerciali illegali di Microsoft, preverrà il ricorso a pratiche identiche o simili e restaurerà la minaccia concorrenziale”.

Sempre che il giudice approvi, beninteso.

La risposta della Microsoft è arrivata puntuale per bocca del “capo”, Bill Gates. Il magnate ha espresso un giudizio di severità e di soddisfazione: “Malgrado le restrizioni e altre condizioni, togliere l’incertezza e l’aspiratore di risorse che questo dibattito rappresentava è molto positivo, non solo per Microsoft ma per tutta l’industria”.

Insomma, ci avete dato fastidio e fatto perdere tempo, a noi e a tutto il comparto. Adesso, lasciateci lavorare.

Nove degli Stati, dei 18 che avevano appoggiato la causa antitrust contro Microsoft, però, rimangono sulle loro posizioni e stimano l’accordo troppo dolce verso l’azienda.

Microsoft, però, sa bene qual è il tallone di Achille di ogni amministrazione: i soldi dei contribuenti spesi in cause perse.
E così, offre agli Stati che non hanno firmato l’accordo di accollarsi le loro spese giudiziarie in cambio di una firma sul testo concordato con il Doj. Una cifra che, secondo il Washington Post, si aggira intorno ai 15 milioni di dollari.

Gli Stati controbattono, dicendo che queste spese deve comunque pagarle l’azienda visto che è stata ritenuta colpevole di pratiche monopolistiche.

Le schermaglie continuano, in attesa di un verdetto del giudice sull’accordo.

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