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Microsoft insiste: il processo è da annullare

20 Maggio 2002

Microsoft insiste: il processo è da annullare

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Microsoft sfodera ancora un’arma al processo che la vede imputata per abuso di posizione dominante e dove rischia grosse sanzioni.
Questa volta ribatte sulla nullità del processo.

L’azienda, infatti, ha chiesto l’annullamento del processo che la contrappone ai nove Stati, affermando che questi non dispongono dell’autorità necessaria per continuare la causa a livello federale.

“Le sanzioni richieste in questo caso – ha affermato un avvocato di Microsoft – sono tali e quali a quelle che non possono essere accordate a dei privati nel quadro della sezione 16” della legge antitrust, che autorizza solo il governo federale a portare in causa una società, come ha dichiarato un’altro avvocato di Microsoft.

L’azienda che, ormai si sa, aveva siglato un accordo amichevole con il governo federale e altri nove Stati, ritiene che i rimanenti nove Stati (tuttora in processo) non abbiano portato le prove sufficienti per giustificare le loro richieste di sanzioni.

Gli Stati, dal canto loro, ritengono l’accordo troppo favorevole a Microsoft e chiedono che l’azienda venda anche un sistema operativo Windows “modulabile” secondo i gusti del consumatore e che non contenga già il browser, il lettore multimediale e il sistema di instant messaging.

Richieste che hanno fatto sbottare uno degli avvocati di Microsoft davanti al giudice: “Se ritirate Windows, se ritirate Office, se ritirate Internet Explorer, voi ritirate l’azienda”.

Gli avvocati dei nove Stati hanno però ricordato che il DOJ (il dipartimento di giustizia che si occupa del caso per conto del governo federale) aveva riconosciuto a loro il diritto di portare in tribunale Microsoft davanti a un giudice federale.

Opinione che la giudice sembra approvare, visto che all’avvocato della Microsoft ha detto che “si potrebbe pensare che il DOJ abbia preso le vostre parti e non l’ha fatto”.

Un altro degli avvocati Microsoft, ha cercato di deviare il tiro visto la mala parata, affermando che se il giudice riconoscerà il diritto degli Stati di portare in causa la società, non hanno però provato che Microsoft debba essere sanzionata ancora di più di quanto già previsto nell’accordo amichevole. Accordo, lo ricordiamo, che il giudice deve ancora decidere se approvare o no.

Risponde a stretto giro l’avvocato degli Stati dicendo che “Microsoft si è fatta un nome inventando i software ma in questo caso, vostro Onore, Microsoft prova a inventare la legge”.

Il 10 giugno, le due parti dovranno portare le loro conclusioni del processo, in due documenti che saranno rimessi alla corte. Le requisitorie finali sono previste per il 19 giugno e il giudizio è atteso per i giorni seguenti.

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