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Microsoft: è qui la festa?

11 Febbraio 1999

Microsoft: è qui la festa?

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Si apre il dibattito all'interno della redazione di Apogeo Online sul futuro della Microsoft. Marco Cantù risponde all'articolo di Paolo Attivissimo proponendo una diversa analisi della più grande software house del pianeta.

Paolo Attivissimo scriveva pochi giorni fa che vede fosche nubi sul futuro di Microsoft. La mia lettura dei dati è un po’ diversa e di conseguenza anche le mie conclusioni. Ci sono almeno un paio di aspetti dell’articolo che mi hanno fatto sussultare e mi hanno portato a scrivere questa risposta, che comunque è una riflessione generale su Microsoft (che in diversi punti mi vede pienamente d’accordo con Attivissimo).

Le Entrate

L’articolo afferma che “nel bilancio di Microsoft, Windows 95/98 è una nota a margine rispetto alle entrate generate sin qui da Windows NT”. Questo a me non risulta proprio. Anzi finora Microsoft è vissuta proprio sulle vendite del sistema operative direttamente in bundle con il PC (le cosiddette vendite OEM).

È vero che Windows NT ha un costo molto più elevato, ma è anche vero che per Microsoft la vendita di Windows 98 preinstallato sui computer ha praticamente costo zero: infatti non deve neppure stampare manuali, produrre CD o fare assistenza ai clienti: pensa a tutto in fornitore di hardware.
Guardando ai dati Microsoft per l’anno fiscale 1998 le vendite di sistemi operativi agli OEM è pari a un quarto del fatturato complessivo della società, e questo non prende neppure in considerazione le vendite dell’aggiornamento a Windows 98 (ovvero le vendite attraverso i negozi). Considerando che il fatturato Microsoft per i sistemi operativi è circa metà di quello complessivo, se ne deduce (anche partendo da dati molto limitati) che il fatturato e l’utile generato da Windows 98 sono oggi ben più significativi di quelli portati da Windows NT.

Un altro dato importante è che numericamente le vendite di Windows 95 e 98 sono di un ordine di grandezza superiore a quelle di NT: anche se NT costa di più, praticamente ogni computer venduto al mondo porta a Microsoft una licenza di Windows 98.
La mia impressione, quindi, è che un ritardo di Windows 2000 non peserà più di tanto su Microsoft, soprattutto nell’ottica di far migrare gli attuali utenti Windows 98 verso il nuovo sistema operativo, migrazione che ha una valenza strategica fondamentale per Microsoft.
Notate infatti che Microsoft negli ultimi giorni ha annunciato che la linea dei sistemi operativi con il kernel Windows 95/98 continuerà anche dopo l’uscita di Windows 2000 (anche se mi sfugge come chiameranno la nuova versione di 98).

Troppo codice in Windows 2000?

Altro punto che mi suona un po’ strano è il rilievo che è stato dato (più in altri articoli che in quello di Attivissimo) all’eccessiva quantità di codice in Windows 2000. Questa è una polemica lanciata in modo un po’ strumentale da Sun, arcirivale di Microsoft, a favore del proprio sistema operativo (che sarebbe più snello).

Ci sono tre aspetti importanti: primo misurare la differenza in righe di codice a parità di funzionalità; secondo vedere quanto di questo codice è effettivamente nuovo in NT (visto che parecchi componenti di Windows 2000 sono già oggi disponibili negli ultimi update di NT o in 98); terzo la misurazione in linee di codice è sempre meno un metro significativo. È noto, ad esempio, che il codice scritto con il linguaggio C++ è più pulito e spesso più corretto dell’equivalente in C, ma di solito il codice C++ richiede più linee.

Detto questo, io avrei piuttosto sottolineato la mole dei service pack di Windows 4.0, che contengono realmente migliaia di patch (ma anche, occorre ricordarlo, molti componenti aggiuntivi completamente nuovi). È certo, comunque, che il software Microsoft non brilla per robustezza, e quindi è del tutto comprensibile che i concorrenti spingano proprio su questo punto.

Il futuro

Cito nuovamente: “Credo che vi convenga accettare l’ipotesi sorprendente che Windows perda il proprio ruolo di sistema operativo dominante nei prossimi anni. Prendete sottobraccio chi vi sta parlando di [Linux, Java, BeOS] e ascoltate attentamente. Lei ha capito il futuro prima di voi.” Anche se io sono molto contento di avere alternative a Windows come piattaforma, la mia impressione è che Windows resterà con noi ancora per molto tempo.

Linux può essere una valida alternativa sul lato server, ma mi sembra improponibile sul lato client. Anche le promesse di Java mi sembra che a due anni dal suo lancio si siano molto ridimensionate. Certo, ognuno di questi sistemi operativi avrà una parte di mercato a danno di Microsoft, così come avviene per i Macintosh e altri sistemi.

L’unica vera possibilità di detronizzare Microsoft è sul sistema operativo dei non-computer, le “appliance” o apparecchiature specifiche. In altre parole se avremo presto un sistema operativo in ogni televisore, decoder del satellite o del cavo, in ogni automobile, e magari anche nel forno, questo potrebbe non essere targato Microsoft (ma potrebbe anche esserlo). Con queste appliance potremo forse navigare su Internet, gestire la posta elettronica, e fare molte altre operazioni che oggi richiedono un computer.

Forse in futuro alcuni PC potranno essere sostituiti da macchine del genere, secondo la “teoria” dei network computer, che per il momento mi sembra un flop clamoroso.
Tenete presente in questa riflessione che il problema che dell’industria informatica americana è riuscire a salire dal livello di penetrazione del PC nel 30 percento delle famiglie su cui si è stabilizzata la situazione. È proprio per il restante 70 percento, spesso a disagio davanti a un PC, che si stanno inventando soluzioni nuove, in cui Microsoft potrebbe non essere protagonista.

Soldi soldi soldi

Il 19 gennaio scorso Microsoft ha annunciato utili per l’ultimo trimestre del 98 di quasi 2 miliardi di dollari, con un aumento del 74 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente! Ma l’aspetto impressionante è che questo utile è ottenuto su un fatturato di poco meno di 5 miliardi: un guadagno del 40 percento sul fatturato. Poche società al mondo hanno margini del genere.
Come già sottolineava esplicitamente Paolo Attivissimo, Microsoft ha veramente tantissimi soldi, e continua a guadagnarne in modo crescente.

Con questi soldi, Microsoft riesce a fare attività di marketing impressionanti, come quelle recenti su SQL Server 7.0, un prodotto tanto decantato quanto tecnicamente non eccelso. Ma tutti lo stanno comprando, perché… lo vende Microsoft.

Non c’è più speranza allora? Certamente i fenomeni anti-business come Linux stanno lasciando un segno, che certamente resterà ma dubito colpirà Microsoft o altre aziende al cuore dei loro affari. Anche proposte come Java o i Network Computer non sono proposte di vera liberalizzazione, ma di sostituzione di un monopolio con un altro, forse un po’ più aperto e multivendor ma certamente non libero. L’unica vera eccezione alla regola è proprio solo quella di Linux (e derivati), che non a caso è un fenomeno che preoccupa Microsoft perché fa leva su un certo anti-capitalismo presente in molti programmatori.

L’antitrust

Infine un paio di note che esulano dall’articolo. L’unico effetto positivo che potrà uscire dalla causa antitrust verso Microsoft è un ammorbidimento delle sue politiche commerciali. È vero infatti, come ha affermato il 1 febbraio Scott McNealy di Sun, che dividendo Microsoft in due società si rischierebbe di fare “come in quei film dell’orrore in cui dividendo in due il mostro rinascono due mostri”. È certamente poco chiaro come Microsoft possa essere divisa senza far nascere due società enormemente potenti ognuna della quali domina incontrastata un’area del mercato software.

Il mercato

L’ultima speranza allora potrebbe essere il mercato, ovvero i consumatori. Questo si è visto in parte con Windows 98. Quanti hanno fatto l’upgrade da Windows 95? L’impressione è che siano stati molto meno delle previsioni. In fondo Windows 98 offre pochi vantaggi, mette a rischio di nuovi bug, richiede un computer più potente, e costa non poco per ciò che offre. (Per inciso, è curioso osservare come l’aggiornamento da Windows 3.1 a Windows 95 è stato un vero salto qualitativo per il sistema operativo, ma ha comportato un costo inferiore al modesto passaggio da Windows 95 a Windows 98. Forse perché nel 95 c’era ancora OS/2 nell’aria, mentre ora Microsoft sa che gli utenti non hanno alternative.)

Nonostante questo Windows 98 vende tanto, se non altro perché si trova preinstallato su gran parte dei computer nuovi acquistati.

Io vedo questo solo come un segnale: se Microsoft rilascerà Office 2000 con poche nuove funzionalità, ma un formato file del tutto incompatibile, un’interfaccia utente in buona parte rinnovata (senza più il modello MDI, ma con documenti diversi che corrispondono a copie diverse dell’applicazione), e con i costi sbalorditivi degli ultimi aggiornamenti (anche questi più che raddoppiati rispetto ai tempi in cui c’era più concorrenza), è possibile che molti utenti e qualche grossa società decidano di restare con la versione precedente…

Innovazione?

Negli ultimi anni Microsoft, a differenza di quanto afferma, non ha innovato molto il mercato software, ma è riuscita in parte nell’impresa di convincere gli utenti a dover aggiornare i loro programmi ogni due o tre anni. Per moltissimi utenti questo è del tutto inutile, se non controproducente (nel senso che poi serve anche un computer nuovo, più potente).

Questa spirale, forse, potrebbe rallentare. Microsoft sta cercando di far credere al mondo informatico che sarebbe un male per tutti; invece, io credo che sarebbe un bene per molti. Infatti potremmo tutti concentrarci nel migliorare la sostanza e l’affidabilità dei programmi e offrire servizi aggiuntivi e innovativi agli utenti, invece di inseguire l’ultima moda estetica nel modo di far apparire i pulsanti delle toolbar. Innovare insomma, non rinnovare la facciata.

Marco Cantù è autore di libri sullo sviluppo software (pubblicati in USA e tradotti in decine di paesi), consulente, e oratore a conferenze internazionali. Potete avere ulteriori informazioni sul suo lavoro collegandovi al suo sito Web: http://www.marcocantu.com

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