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Micah, Mary e il computer facile

13 Gennaio 2014

Micah, Mary e il computer facile

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Le due storie sono londinesi e, a leggerle, ambedue fantastiche. Una però è realtà concreta, finanziata e reperibile.

Micah è un attualissimo ragazzino inglese di sette anni. Jane e Michael avevano un’età analoga come protagonisti di uno dei più famosi film per bambini (e adulti intelligenti) che Hollywood abbia mai sfornato, cinquant’anni fa: Mary Poppins. La tata più famosa dell’età moderna doveva essere buona, paziente, sempre allegra, divertente: così l’hanno voluta, e ottenuta, i due piccoli protagonisti del racconto.
Micah non ha pensato alla tata, ma al computer. Non in una fiaba, seppure sempre a Londra. Come una tata, il suo computer non potrà essere usuale, bensì rispondere alle caratteristiche che ha scritto su un fogliettino, preso alla lettera come bozza di progetto da suo padre:

dev’essere il computer più facile che ci sia al mondo, così facile che nessuno deve spiegarmi come realizzarlo… per me dev’essere facile come il LEGO.

Detto, progettato, fatto. Il gruppo multilingue che s’è aggregato su Kickstarter intorno al computer che chiunque può fare ha raggiunto quindici volte il budget richiesto, accumulando fondi per oltre un milione e mezzo di dollari. Anche sostenitori tardivi dell’iniziativa possono ordinare il kit a finanziamento completato, per la cifra di 119 dollari.
Il sistema, battezzato Kano, sfrutta l’intelligenza di Raspberry Pi, su cui è stato precaricato tutto il firmware (i programmi più vicini al funzionamento della componentistica elettronica) che servono per renderlo facile. Facile come lo vuole Micah.

La richiesta di Micah

Che sia facile da montare, sempre allegro e divertente.


La scatola di un bell’arancione contiene la scheda, un contenitore trasparente non più grande di un sandwich, mascherine colorate, un blocchetto di plastica che serve da altoparlante, una tastiera e tre cavetti colorati, di cui uno attaccato all’alimentatore. Due i manuali: poche pagine, tutte illustrate e, soprattutto, a prova di comprensione di bambino. Sono necessari una decina di passi, semplici come costruire con i mattoncini, per arrivare da zero a comporre a video (questo da procurarsi separatamente) progetti completi.
Risultato? Il bambino che lo prende in mano la prima volta diventa capace di capire cos’è l’hardware, che posto occupa il software e come si fa a programmare. Perché sul video, come per i mattoncini… appaiono pezzi colorati che affiancati o incastrati tra loro a colpi di mouse fanno eseguire alla scheda brani di software. Quindi adatti a tutto, docili e pazienti come può esserlo un computer. O una tata moderna, molto moderna e geniale.

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