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Metamorfosi 2: Rossella e il computer

12 Febbraio 2001

Metamorfosi 2: Rossella e il computer

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I computer sono ancora difficili da usare. Eppure le tecnologie che potrebbero semplificare la vita a molti neofiti esistono già, sono sul mercato da tempo, ma non riescono a riscuotere il dovuto successo

Rossella è una bimba molto in gamba, come tutte le bambine di questa generazione. Il suo cervello – nutrito sia di fotoni catodici sputati dalla TV che dai tradizionali (ma non meno innaturali) caratteri dei libri – non ha opposto troppa resistenza al computer. In poco tempo, Rossella ha imparato a giocare, chattare, scrivere lettere alla mamma con Word e ha persino un proprio sito Web.

Eppure, non me ne voglia Negroponte, anche la giovane Rossella ha avuto qualche esitazione a imparare a interfacciarsi al computer. Convinta com’è dell’onnipotenza di questo scatolone magico, si è armata di Paint e, dopo aver disegnato (quella che a suo parere è) una bambola, ha scritto: “Computer, per favore mi fai giocare al gioco di Barbi?”.

Ovviamente ci si riferisce al Cd della famosa bambola (Barbie), pesantemente reclamizzato in TV, mai comprato e né tanto meno installato sul Pc di famiglia.

Forse Rossella non ha ben afferrato il funzionamento del sistema, ma non ha tutti i torti: le nostre foto non sono file, i nostri oggetti né tanto meno le nostre vite sono gerarchicamente ordinate ad albero1.

Per metà della popolazione2 dei Paesi evoluti, i computer sono ancora troppo “difficili da utilizzare”. I computer non hanno occhi per interpretare l’espressione dubbiosa dell’utente (e fornire aiuto quando serve, senza “rompere” quando non occorre), non hanno bocca per spiegarsi, non hanno orecchie per accettare i “comandi” nel modo più naturale di questo mondo. Eppure le tecnologie che potrebbero semplificare la vita a molti neofiti esistono già, sono sul mercato da tempo, ma non riescono a riscuotere il dovuto successo.

La spiegazione è solo in parte tecnica (sbagliata promozione? costo elevato?). Se ricordate quanto convenuto nella prima puntata di Metamorfosi, ogni tecnologia richiede all’uomo di conformarsi al proprio utilizzo. Il computer, sebbene sia lo strumento più flessibile, non manca di esercitare una pesante quanto inconscia retro-azione3. Noi ci interfacciamo ad esso secondo le tradizionali forme (tastiera, video e – specialmente per le precedenti generazioni – stampante) e ne veniamo condizionati. Una volta “iniziati” al computer, i tasti divengono le estensioni delle nostra dita, il video dei nostri occhi. Ma, cosa più importante, il nostro cervello si abitua a comunicare col computer, ne viene profondamente influenzato e nasce un nuovo brainframe4.

Quali siano le caratteristiche di questo brainframe (il cui peso è sociale ed economico, oltre che individuale) esula dagli scopi di questo articolo, ed è ben spiegato dall’omonimo libro di De Kerckhove.5

Il vero problema è che Rossella, come tutti noi, alla fine si è adattata. E offre resistenza ad ogni reale innovazione che modifichi l’equilibrio precedente. La psicologia è infatti di natura conservativa. Sorprenderà sapere che le principali invenzioni hanno richiesto un lasso di tempo consistente per essere accettate dalla popolazione. É il caso del forno a microonde, che ha richiesto oltre 20 anni per affermarsi, o del Fax.6.
Nonostante l’accelerazione tecnologica di questi anni, permane una forte opposizione a un ripensamento globale del computer, ripensamento più che necessario per renderlo accessibile e utilizzabile da tutti. I tecnici, i veterani, noi utenti evoluti, saremo i primi a opporci ai vari incroci tecnologici che si stanno sperimentando in nome della “Digital Convergence”. In molti casi ciò è un bene: il mercato offre oggi tecnologie limitate e limitanti, molto meno flessibili del nostro Personal Computer. Umano non deve significare stupido. E “per tutti” non deve indicare un sistema dalle ridotte possibilità.

Si cantano giustamente le lodi a Linux, l’unico OS funzionante (e realmente flessibile e potente), ma naturaliter poco user friendly. Le più brillanti menti informatiche finiscono così per chiudersi in una sorta di circolo privato, per eletti. Un’azione che implica la perdita del potere politico di migliorare lo scenario informatico. Ignorare il problema non eviterà all’industria informatica di soddisfare la grandissima domanda di semplicità. Con o senza di noi.

I riflettori sono ormai lontani dal computer, che secondo i piani di qualche multinazionale diventerà una macchina di sviluppo software per PDA, palmari e quanto altro faccia girare The Net7
Esiste in vero un bisogno di mobilità e semplicità che deve essere soddisfatto, ma non bisogna eliminare l’elasticità e la libertà d’uso che solo un Personal Computer può dare.
Il primo passo per questa innovazione radicale (che non consisterà in processori più veloci né tanto meno nel nuovo aggiornamento di Windows) è prendere coscienza del problema, riappropriandosi del nostro potere d’intervento e superare il blocco psicologico prodotto dal brainframe del computer.

Rossella ha 8 anni, e sicuramente ci riuscirà. E noi?

  1. Tranne qualche caso particolare: mele, pere, banane…
  2. Stima per difetto.
  3. In gran parte inconscia.
  4. Ricordiamo: Un brainframe è qualcosa di diverso da un atteggiamento, da una mentalità, pur essendo tutto questo e molto di più. Pur strutturando e filtrando la nostra visione del mondo, esso non è esattamente un paio di occhiali di tipo particolare – dato che un brainframe non è mai localizzato nella struttura superficiale della coscienza, ma nella sua struttura profonda. [Derrick De Kerckhove, Brainframes, Baskerville, Bologna 1993, pag.11]
  5. [Derrick De Kerckhove, Brainframes, Baskerville, Bologna 1993]
  6. Earl C. Joseph in “Lessons from past errors”. Cito da Brainframes di De Kerckhove: non sono riuscito a reperire in tempo il saggio per la verifica.
  7. Microsoft ha pubblicamente dichiarato che non abbandonerà il mercato desktop, ovviamente, ma è sufficiente studiare la piattaforma.Net da essa proposta per avere i primi dubbi.

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