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Meglio dieci che ottanta

28 Ottobre 2015

Meglio dieci che ottanta

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C'è da decidere se rimpiangere l'informatica pionieristica sia visione moderna o crisi di mezza età. Per i ragazzi di oggi.

Ho poca propensione a pensare che si stava meglio quando si stava peggio e nessuna quando l’argomento è il computing. Contemporaneamente nutro scarsa considerazione per il valore delle discussioni su Facebook.
Mi sono quindi sorpreso di vedere nascere su Facebook una discussione interessante a partire da un post del mio blog, dedicato appunto alle nostalgie di quando apparvero i personal computer.
Il discorso è più complesso di un amarcord tra ultraquarantenni perché ci sono di mezzo le nuove generazioni. Il panorama odierno è di omologazione e appiattimento o ci sono le opportunità di interessarsi alla tecnologia in modo creativo, attivo e appassionato? Il commento più pregno (qui in forma di estratto) è di Fabrizio Venerandi:

…chi ha vissuto l’arrivo dell’home computing degli anni ottanta si è trovato in una situazione fortunata. […] L’idea di computing era aperta, creativa, in continua rivoluzione. L’idea è che questo fosse alla portata di tutti. […] Vero che oggi abbiamo una pletora di linguaggi, basta aprire una shell e scrivere python per divertirsi. Ma non abbiamo un equivalente di Garageband, iWork o Foto per la creazione di proprie applicazioni che possa essere paragonato all’AppleSoft BASIC o all’HyperCard dell’epoca. O programmi, e lo scalino da superare è tutt’altro che banale, o usi le app.

Ovviamente oggi le possibilità di avvicinarsi in modo giocoso al computer abbondano. Lo stesso Venerandi cita Scratch, Arduino, Micro Bit regalato ai dodicenni inglesi, lo stesso Minecraft. L’ipotesi in gioco è un’altra: che non sia più possibile dedicarsi al modding, alla personalizzazione del computer in sé come occasione per imparare.
Qui ritengo che i tempi siano radicalmente cambiati per due ragioni: miniaturizzazione e universalità. La prima: certo, trent’anni fa si poteva studiare come era fatto un Apple II, dentro il suo case. Oggi però quello stesso potenziale sta nel palmo di una mano.
Un Apple II poteva dialogare con una quantità di oggetti limitata e costosa. Oggi un Raspberry Pi viaggia nello spazio collegato a giroscopio, accelerometro, magnetometro, termometro, barometro, igrometro, orologio, matrice di LED e telecamere (una a infrarossi).
Dal punto di vista di preadolescenti appassionati al tema, è più motivante sfruttare tutto questo oppure dissezionare la schedina? Scommetto a mani basse sulla prima ipotesi e qui sta la grande differenza: l’appassionato degli anni ottanta si cimentava dentro il computer. Quello degli anni dieci, con il mondo che gira intorno a un computerino piccolo così.
I risultati sono immensamente più variegati e oso dire superiori. Prima di obiettare, si legga qualche articolo di Paolo Capobussi. Ragazze e ragazzi possono spingersi con Arduino e compagnia dove negli anni ottanta, con un Apple II o equivalente, era solo impossibile arrivare. A costi e ingombri minori, in numeri enormemente maggiori e con la possibilità di mostrare al mondo le proprie creazioni.
Si sta meglio oggi.

L'autore

  • Lucio Bragagnolo
    Lucio Bragagnolo è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie con entusiasmo crescente. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive.

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