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Media Monopoly: come prima e più di prima?

23 Maggio 2003

Media Monopoly: come prima e più di prima?

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In USA si prevede l'ennesima deregulation dei media, ma crescono opposizione e attivismo, soprattutto online

“Un pericoloso spostamento di potere a spese della democrazia”. Così nei giorni scorsi la International Federation of Journalists ha definito l’imminente deregulation sulla proprietà dei news media negli Stati Uniti. Il prossimo due giugno la Federal Communications Commission (FCC) sarà chiamata a votare sull’ennesimo “rilassamento” delle attuali norme che limitano la concentrazione delle testate. La manovra potrebbe consentire ad unica entità di acquisire stazioni radio-TV, giornali e fornitori via cavo a livello locale. Network quali NBC, ABC, CBS e Fox potrebbero trovarsi raggruppate sotto la medesima azienda-madre. Uno scenario che la FCC va preparando da mesi in combutta proprio con tali network: la proposta è stata etichettata “confidenziale” dalla stessa FCC e le grandi testate si sono ben guardate dall’informarne il pubblico. Ecco quindi che, soprattutto negli ultimi giorni, l’attivismo e l’opposizione vanno alzando la voce ricorrendo ad ogni strumento disponibile, per quanto “povero”: trasmissioni radio, siti web, sit-in, passaparola. Obiettivo: convincere rapidamente il Congresso (e la FCC) a bloccare la deregulation onde limitare così il potere del media monopoly per rafforzare l’informazione pluralista come tutela di democrazia.

La proposta prevede in sostanza l’accorpamento di due specifiche norme, quella che vieta ad una unica azienda di possedere un quotidiano e un’emittente nella stessa area e l’altra che regola la proprietà delle stazioni radio-TV all’interno di un singolo mercato. Come risultato, gran parte delle correnti limitazioni verrebbero a scomparire. Previste inoltre altre novità importanti a favore delle media company: la possibilità di coprire fino al 45 per cento degli spettatori TV a livello nazionale (un incremento del 10 per cento sul limite attuale), e la facoltà di possedere due stazioni TV in più mercati e fino a tre in aree metropolitane più vaste quali New York e Los Angeles. Si tratta cioè di modificare norme introdotte nel già contestato Telecommunications Act del 1996. E ben conoscendo la voracità dei magnate a stelle e strisce, non ci vuole molto a concordare su dichiarazioni tipo: “la risultante concentrazione di proprietà potrebbe risultare profondamente distruttiva per la nostra democrazia,” come si legge su di MoveOn.org, il noto sito liberal e anti-guerra che ora va curando anche la campagna Stop the FCC.

L’iniziativa coinvolge altre entità nonprofit– Media Alliance, CodePink, United for Peace and Justice, Global Exchange — e mira alla raccolta di commenti personali da inoltrare ai parlamentari e soprattutto agli stessi membri della FCC. La quale, per inciso, è presieduta da Michael Powell, figlio del Segretario di Stato Colin Powell, convinto sostenitore della deregulation, al pari dei due membri repubblicani, mentre vi si oppongono gli altri due componenti democratici. Al momento, sembra dunque profilarsi un “done deal”, affare fatto, per il passaggio della proposta. Le probabilità di ribaltare il voto, e/o trovare nuove scappatoie, rimane affidata alla mobilitazione popolare e alla voce dei media indipendenti. Tra questi, in prima fila c’è sempre Democracy Now!, ancora oggi con interviste e prese di posizione sulla questione, e che curerà il web-casting dell’ultima delle quattro audizioni pubbliche, quella di Atlanta, in collaborazione con il circuito di Pacifica Radio. Ciò per sopperire alla mancata informazione su questi cruciali eventi, dove tra l’altro Powell non si è fatto vedere.

Essenziale anche l’informazione veicolata dal Free Press-Media Reform Network, associazione mirata a “incrementare la partecipazione pubblica nei dibattiti cruciali sulle politiche dei media.” Il sito offre numerosi articoli di approfondimento affiancati da segnalazioni quotidiane riprese da una gamma di fonti diverse, inclusi gli immancabili blog. Tra queste va segnalato un appello diffuso dal deputato democratico Tammy Baldwin, con alcuni passaggi significativi: “L’accesso a una diversità di voci/media è importante per una società libera e una democrazia efficace… È assolutamente critico che si svolga un dibattito pubblico e ampio sulle regole relative alla proprietà dei media, ma finora ciò non è avvenuto… Viste le mie serie preoccupazioni sul processo eccezionalmente rapido con cui tali regole sono state esaminate, a febbraio ho inviato una lettera al chairman della FCC Michael Powell chiedendo ulteriori audizioni pubbliche e il rinvio della decisione finale… Non rimane molto tempo, il 2 giugno è alle porte. Se siete preoccupati per il consolidamento nell’industria dei media, vi invito con forza a far giungere la vostra opinione alle orecchie della FCC.”

Nei giorni scorsi anche il senatore Feingold aveva chiesto di rimandare la votazione di almeno 30 giorni, ma Powell ha subito replicato con un secco no. Lo stato del Vermont ha intanto approvato una formale risoluzione contraria alle proposte di deregulation. E rincara la dose una decisa press-release della International Federation of Journalists: “Ciò significa consegnare il controllo dell’informazione a una manciata di giganti dei media… un processo che fa diminuire la diversità delle idee e marginalizza le opinioni e il dissenso delle minoranze.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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