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Matrimonio riuscito tra imprenditoria USA e open source?

03 Dicembre 2002

Matrimonio riuscito tra imprenditoria USA e open source?

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Aumentano i grossisti che scelgono Linux, mentre a Boston si apre Enterprise Linux Forum.

È appena partita l’ennesima stagione del super-shopping. Stavolta pare proprio che si avranno cifre robuste, se non proprio da record. Le prime avvisaglie arrivano dai ritorni mai visti del primo grossista del mondo (Walmart) il giorno dopo Thanksgiving, quando cioè si dà il grande avvio alla stagione dei grandi acquisti natalizi con gli sconti più ampi su ogni tipo di mercanzia. Giornata che per la maggior parte dei consumatori statunitensi si è tradotta ancora una volta nella tipica corsa agli acquisti — nonostante da ormai undici anni la rivista Adbusters lo abbia proclamato Buy Nothing Day. E secondo svariate fonti un tale scenario starebbe per replicarsi online. Cosa c’entra tutto ciò con l’open source? Presto detto: proprio in vista del Natale, si allunga l’elenco di rivenditori che passano a Linux per le proprie operazioni via Internet. Una lista che racchiude nomi quali Amazon.com, Burlington Coat Factory, Regal Cinemas, Home Depot, Walmart.com, Sherwin-Williams. Soprattutto, un preciso segnale della continua accettazione dell’open source nella imprenditoria USA di ogni ordine e grado, a sostituzione del costoso monopolio Microsoft. Prospettive che alcuni esperti prevedono possa preparare il terreno ad una penetrazione diffusa e generalizzata nel mondo enterprise.

“Nel corso dei prossimi sei mesi Linux verrà adottato da un numero sempre crescente di grossisti, tendenza che aprirà le porte al diluvio. In questo settore esiste un ampio contingente di dirigenti decisi ad avviare cambiamenti concreti, e in grado di comprendere appieno l’efficienza dell’informatica open source.” Questa l’opinione di Tom Madigan, vicepresidente della divisione retail presso Oracle. Il costo zero delle licenze fa risparmiare un bel po’ di contante, cosa che fa piacere ad ogni azienda soprattutto quando occorre davvero stringere la cinghia. E la relativa facilità di creare dei cluster semplifica parecchio le funzioni amministrative nonché la manutenzione complessiva.

Linux conferma inoltre doti di robustezza e prestazioni elevate, mentre il supporto di grosse società (da IBM a Dell, da Hewlett-Packard a Sun) insieme alla frenetica attività della comunità globale promette applicativi per tutti i gusti. Risultato: i retailer che hanno sperimentato Linux ritengono decisamente validi i risultati ottenuti. Non certo a caso Amazon lo scorso anno segnalò un risparmio pari a 17 milioni di dollari in gran parte dovuto al passaggio a Linux. Lo stesso vale per aziende minori, come Burlington Coat Factory in New Jersey, che ha sostituito i vecchi terminali DOS nel 40 per cento degli oltre 300 negozi. Ebbene, per il CIO Mike Prince non ci sono dubbi: “Per essere competitivi nell’ambito dei remainder occorre trovare soluzioni capaci di spremere il massimo. Ogni dollaro risparmiato in manutenzione, sicurezza e licenze è denaro che viene impiegato altrove.”

Una serie di successi sul campo che trovano eco e rilancio in un prossimo evento ad hoc: Enterprise Linux Forum Conference & Expo, trade show in quel di Boston sotto l’egida di Jupitermedia (azienda-madre di Linux Today). Manifestazione mirata esattamente a mettere in luce gli aspetti positivi delle applicazioni basate su Linux in ambito business: tagli ai bilanci, riduzione dei rischi, maggiore flessibilità. Queste le maggiori tematiche al centro dell’attenzione: Linux nei datacenter; operatività e infrastruttura dei cluster e del distributed computing; applicativi, storage e gestione-dati. Da non dimenticare la nutrita serie di interventi previsti, tra cui quelli di Jon “maddog” Hall, executive director di Linux International; Matthew Szulik, presidente di Red Hat; Rene Bonvanie, vicepresidente del marketing per Oracle; Steven Solazzo, general manager su Linux presso IBM. Si tratta in pratica di una vetrina con le migliori opportunità per applicare Linux nei vari dipartimenti info-tech aziendali. Come sottolinea lo stesso Brian Proffitt, editor di Linux Today e tra i curatori dell’evento, un’occasione per “gioire del successo a cui tutti noi abbiamo condotto oggi Linux, e per prepararci a guardare avanti per il Linux di domani.”

Un futuro in cui, appunto, il pinguino sembra rubare sempre più spazio (e clienti) al solito Windows. L’ultima notizia in tal senso arriva da Londra, dove le filiali europee del Banco do Brasil, maggiore istituto finanziario del Sud-america, si apprestano a compiere il grande salto. Motivi centrali del graduale passaggio da Windows a Linux rimangono quelli di tagliare i costi generali e centralizzare i servizi di assistenza tecnica. I 41 server che attualmente girano su Windows NT in otto filiali europee del gruppo verranno ridotti a tre server IBM iSeries basati a Londra, più altri sei IBM xSeries Intel operanti in remoto. La strategia a lungo termine prevede comunque il passaggio totale verso Linux, che verrà impiegato anche su macchine desktop. “Avevamo circa 70.000 server Windows e licenze desktop, oltre ad otto server NT attivi in Europa,” ha spiegato Tim Evans, manager britannico per il Banco do Brasil. “Ciò ci procurava un mare di problemi. Nostro obiettivo era perciò quello di centralizzare il supporto, ridurre le spese e guadagnare in elasticità.” Mentre i vari applicativi ad hoc verranno quanto prima riscritti per operare con il Linux, Evans ha aggiunto come “Java giri su Linux assai più velocemente che su Windows. È il sistema operativo naturale per lavorare con Java.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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