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Marchi in fila per dare un pc a ogni bambino

07 Novembre 2007

Marchi in fila per dare un pc a ogni bambino

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Il progetto di Nicholas Negroponte sta muovendo i primi passi concreti. Ma dietro l'ispirazione sociale e culturale, si agitano le aspirazioni delle maggiori aziende del settore

Uruguay, Libia, Nigeria, Brasile sono solo alcuni tra i primi acquirenti dell’ormai celebre XO-1. Per chi non lo sapesse XO-1 è il primo prodotto della fondazione OLPC, acronimo che sta per One Laptop For Children, associazione no-profit presieduta da Nicholas Negroponte. Scopo del progetto è fornire Pc portatili a basso costo ai Paesi in via di sviluppo. Combattendo il digital-divide e favorendo l’accesso alla tecnologia si potrà avere un maggiore sviluppo di questi paesi.

Il laptop, un computer portatile particolarmente resistente e semplificato, viene offerto ai governi a circa 200 dollari. Tuttavia è in corso una campagna in Canada e Stati Uniti che prevede l’acquisto di XO-1 a 400 dollari da parte dei cittadini, prezzo doppio del normale. Questo consentirebbe di regalare un computer a un bambino di un paese in via di sviluppo. Uno lo paghi, uno lo regali. Le consegne cominceranno da fine anno.

Il progetto e le idee che lo accompagnano sono nobili. Il portatile è progetto insieme al MIT Media Lab ed è pensato per resistere alla polvere e ai graffi. Il peso è contenuto sotto i 2 chili con un monitor di circa 7 pollici. Il processore è un AMD Geode da 433 MHz, con 256 MB di Ram, mentre spicca l’assenza del disco rigido, sostituito da una memoria Flash. È inclusa la funzionalità Wi-Fi con possibilità di creare reti ad-hoc tra i computer. Per quantoriguarda la dotazione, il sistema operativo Linux è Fedora Core 6. Attingendo al mondo open-source XO-1, è dotatodi tutti i software di uso più comune: foglio elettronico, browser web, client e-mail e instant messaging. L’interfaccia è molto semplice per consentire facilmente l’utilizzo ai bambini o comunque a persone poco pratiche con la tecnologia.

Il costo basso, circa 200 dollari, si è ottenuto risparmiando su alcuni aspetti del prodotto.Il monitor è di piccole dimensioni e di fattura economica, inoltre il software è ridotto al minimo. Il processore ereditato da National Semiconductor e prodotto da AMD, non è certo di recente progettazione, ma certamente adeguato. Certo un prodotto portatile di concezione occidentale potrebbe essere non completamente adeguato ai paesi in via di sviluppo: il laptop sembra molto improntato al web, per fare un esempio. Ma quante persone hanno a disposizione una connessione wireless nel cuore della savana africana?

Ma forse non è questa la storia da raccontare, visto che se ne profila una dalle potenzialità ancora maggiori.L’origine è filantropica, ma a pensar male ci si mette poco: alcune aziende potrebbero nascondere dietro il proprio interesse per lo sviluppo tecnologico dei paesi più poveri una nuova opportunità di colonialismo. Se questo può abbattere l’arretratezza tecnologica, ben venga. Ma certo abituare al proprio marchio una intera generazione di una nazione che un giorno potrebbe avere un boom economico e culturale è una buon idea.Tant’è che tra le aziende sponsordel progetto troviamo Google, Red Hat, AMD, BrightStar, News Corp e Nortel Networks, con donazioni di circa 2 milioni di dollari ciascuna.

Successivamente qualche altro grosso nome, sospinto da una molto motivata necessità di essere benefattore e paladino dello sviluppo, ha ritenuto opportuno partecipare all’iniziativa.Il vicepresidente di Microsoft Corporate ha recentemente dichiarato che la casa di Redmond sta investendo molte risorse per modificare Windows XP in modo di renderlo compatibile con il laptop voluto da Negroponte. Probabilmente Microsoft ha paura di perdere molti futuri utenti, a vantaggio di Linux. Utenti che potrebbero non familiarizzare affatto con Windows.Mentre circa un anno prima Bill Gates affermava qualcosa del tipo: non credo che la gente voglia star seduta davanti a un Pc con un monitor minuscolo, cercando di farlo funzionare con una manovella.

Anche Intel non ha intenzione di lasciare mercato al rivale di sempre AMD e propone una propria soluzione: Classmate PC. Equipaggiato con processore a 900 MHz e display anch’esso da 7 pollici, utilizzeràun sistema operativo di tipo Linux o Windows XP Embebbed (confermando il paradigma Wintel). A seconda del sistema operativo, sarà disponibile Microsoft Office o OpenOffice, con le conseguenti variazioni di prezzo. Altra iniziativa meno famosa è quella di VIA Technologies con il progetto VIA Pc-1 Initiative. L’idea è sempre quella di fornire Pc a basso costo ai Paesi in via di sviluppo, ma con un approccio diverso. Creare un’intera architettura che comprenda server, appliance e client di vario tipo: tutto rigorosamente low-cost e condiviso in Rete. Ad esempio nelle isole Samoa, Via sta realizzando una infrastruttura informativa completamente alimentata all’energia solare.

Il progetto One Laptop For Children è stato presentato nel 2005 da Negroponte e Kofi Annan ed è supportato da una associazione no-profit. Poi si sono aggiunte delle varianti commerciali che hanno visto l’entrata in campo dei colossi della tecnologie. L’idealismo sta cedendo il passo alla logica commerciale, ma in effetti i diversi scopi potrebbero dare un risultato comune che sarebbe comunque il principale obiettivo.

In conclusione sembra che le nazioni ricche si stiano accorgendo delle necessità di sviluppo dei paesi meno sviluppate. Sviluppo interpretato come accesso alle informazioni, possibilità di comunicazione e capacità di condivisione. Perché la crescita culturale, la possibilità di scambiare idee e di accedere alle nozioni necessarie alla formazione potrebbero portare nel giro di qualche generazione a un miglioramento delle condizioni di vita di molti popoli. Purtroppo questi sforzi potrebbero essere vanificati da altre priorità che i popoli devono avere la possibilità di saper gestire. La stabilità politica su tutte. Il problema delle infrastrutture nulle. Infrastrutture viste come banda larga o mezzi di comunicazione, ma soprattutto ospedali e scuole o strade e ponti. Non possiamo sapere cosa ci riserverà il mondo e la società dei prossimi anni. Ma la speranza, si sa, è l’ultima a morire.

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