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Mani pulite, code lunghe

21 Maggio 2014

Mani pulite, code lunghe

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Azioni concrete di solidarietà umana si traducono in deposizioni di materiale plastico effettuate dalle onnipresenti stampanti 3D.

Basta la parola: stampante 3D è oggi la parola che fa impennare gli ascolti. Mettete sul blog o su Facebook un post che la citi in qualche modo. Che di accessi al mese ne abbiate cento o centomila, rileverete comunque un picco.

Gli anglosassoni le chiamano buzzword e non c’è alcun dubbio che queste lo siano. Il nascente dubbio è se a questa popolarità corrisponda qualcosa di concreto. Le proiezioni di marketing dicono di sì, c’è un mercato che sta aspettando il grande decollo, la tecnologia delle stampanti 3D è in piena corsa, diventerà trainante al pari dell’Internet delle Cose e delle fonti energetiche alternative.

Oggi però chi acquista la stampante 3D (stanno apparendo perfino dai rivenditori di elettrodomestici) si ritrova a stampare pupazzetti, fischietti, ciondoli e scocche di improbabili apparecchi fotografici. I più intraprendenti li hanno già arrestati per porto d’armi abusivo, anzi di plastica.

Per questo fa notizia la vicenda di Stevenson, un orfano haitiano di 12 anni nato senza le dita delle mani, che ha acquisito la possibilità di aprire una porta o di premere i tasti del computer tramite una protesi da 300 dollari, creata per lui dall’uso sapiente di una comune stampante 3D.

Lui stesso ne conferma le possibilità:

È davvero una grande mano. Adesso posso prendere un pallone. Posso tirare a basket, posso utilizzare un telecomando o spingere i miei amici in carrozzella. Posso chiudere una bottiglia o una borsa. Mi piace un sacco.

Protesi

L’estetica può migliorare ma il sorriso è già un risultato.

Si dimostra anche quanto la stampa delle protesi sia veramente uno dei filoni promettenti delle tecnologie emergenti. Perché soddisfa un bisogno di molti specializzato per ognuno, come predica la teoria di marketing trainante il mondo maker, chiamata della coda lunga. Non più un mercato di massa, ma il soddisfacimento dell’esigenza specifica di molti.

Facile è anche rendersi conto che il caso del piccolo Stevenson è solo l’ultimo rimbalzo mediatico di una realtà ben più estesa, come dimostra un giro sullo spazio condiviso E-nabling the Future.

Mano naturale, mano artificiale.

La speranza in una mano e anche nell’altra.

Per queste e tante altre considerazioni, vale dare un’occhiata anche agli eventi italiani che potrebbero svelarci qualcosa di più sui concreti e solidali utilizzi delle stampanti 3D in ambito sanitario. Già da oggi una fiera bolognese potrebbe offrirci qualche sorpresa.

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