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Macworld 2002: Apple rilancia, ma continua a soffrire

19 Luglio 2002

Macworld 2002: Apple rilancia, ma continua a soffrire

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La casa della Mela è tornata in attivo. L'ottimismo si riflette sul Macworld Expo 2002, che si conclude oggi, durante il quale un energetico Steve Jobs ha annunciato un nuovo iMac con schermo panoramico, due nuovi iPod, finalmente compatibili con Windows, e un servizio Internet a pagamento. I problemi, però, non mancano

Iniziamo dal discorso di Jobs che, secondo tradizione, ha inaugurato il salone dedicato ai prodotti Apple. Il Ceo della casa di Cupertino ha, innanzi tutto, presentato l’atteso iMac a schermo piatto panoramico da 17 pollici: processore a 800 MHz e un prezzo più basso di circa 300 euro. Per quanto riguarda l’aggiornamento di Mac OS X – conosciuto col nome in codice Jaguar – sarà disponibile a partire dal 24 agosto per 129 dollari. Le novità più significative, già annunciate, sono la nuova interfaccia grafica, Quartz Extreme, ottimizzata per la scheda grafica GeForce 4MX di nVidia; il software di messaggeria iChat, il motore di ricerca Sherlock versione 3, il protocollo di rete P2P RendezVous e la versione 6 di QuickTime.

Jobs ha anche presentato un paio di applicazioni gratuite che saranno disponibili da inizio settembre, ma che funzioneranno solo con Mac OS 10.2: iCal e iSync. La prima è un calendario per il lavoro in gruppo che consente di pubblicare gli eventi su Internet e di abbonarsi ai calendari di altri utenti. Da parte sua iSync, che utilizza il protocollo di sincronizzazione SyncML, consente di sincronizzare facilmente la propria rubrica di indirizzi e gli impegni di iCal su un Palm, un iPod o su uno dei nuovi telefoni cellulari Sony Ericsson dotati di connessione Bluetooth (T681, T68, T39 e R520).

In arrivo anche due nuovi iPod con capacità di 10 e 20 Giga, del 10% più sottili, che saranno commercializzati con un mini telecomando, cuffie più piccole e un astuccio con clip per cintura. Ovviamente, integreranno il supporto iCal. Apple ha anche annunciato delle versioni Windows di iPod, che saranno equipaggiate del software MusicMatch Juke-box al posto di iTunes. Dovrebbero essere commercializzati a partire dalla fine di agosto. I prezzi saranno di 399 euro per la versione con 5 Giga di hard-disk; 499 euro per quello da 10 Giga e 649 per quello da 20 Giga.

Ultima novità annunciata da Steve Jobs, il servizio Internet iTools diventa a pagamento (100 dollari l’anno) e cambia anche nome diventando.Mac. Gli abbonati avranno a disposizione un servizio di messaggeria (Mac.com), 100 mega di spazio disco per il proprio archivio personale (iDisk), una utility per la realizzazione di pagine Web (HomePage), un software di backup online e l’antivirus Virex.

La tendenza, sposata anche da Jobs, è quella di non voler lasciare traccia dell’Internet gratuita dei tempi d’oro della Rete. A dettare legge, adesso, sono i bilanci, e anche quelli di Apple non stanno così bene. La casa della Mela, nell’ultimo trimestre fiscale, ha registrato un piccolo utile, ma le sue performance rimangono piuttosto deboli. Le vendite in Giappone e in Europa sono in calo e negli Stati Uniti stagnati. Con vendite per 1,43 miliardi di dollari Apple va leggermente oltre alle proprie previsioni e si concede il lusso di un utile di 32 milioni di dollari. Steve Jobs ha sottolineato che “anche in questa atmosfera di rallentamento economico mondiale, Apple continua fare utili e a innovare. Noi lavoriamo duro – ha aggiunto – per sedurre nuovi clienti con la nostra campagna “Dal PC al Mac” e continuiamo a proporre nuovi prodotti”.

Effettivamente a Cupertino si stanno dando da fare. Ciò non toglie che nell’ultimo trimestre Apple ha venduto il 20% in meno in Giappone, il 16% in meno in Europa e il 2% in meno negli Stati Uniti. E nemmeno l’iMac G4 a schermo piatto, sul quale Jobs puntava molto, è riuscito a invertire la tendenza. E i problemi non vengono solo dalla congiuntura economica mondiale, che certamente non aiuta, ma anche dalla caotica proposta di nuovi prodotti che, pur affascinando il pubblico, creano non poca confusione. Ad esempio: gli eMac, iMac e PowerMac sono ben posizionati tra di loro? L’iBook non rischia di cannibalizzare una parte delle vendite del PowerBook? E i dubbi sulle strategie commerciali della Mela Iridata non finiscono qui. I vertici della società, per il prossimo trimestre, non prevedono utili, segno che l’introduzione di nuovi modelli e nuove tecnologie non è sufficiente a consolidare i bilanci. E nemmeno a far aumentare il numero degli “switchers”, degli utilizzatori di PC che hanno deciso di abbandonare il loro computer con Windows per comprarsi un Mac. Steve Jobs, comunque, non sembra preoccupato: la società ha sufficiente liquidità e la carestia è, per il momento, una minaccia molto lontana.

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