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Lycos.com diventa coreano?

02 Agosto 2004

Lycos.com diventa coreano?

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Daum Communications, uno dei protagonisti della Rete in Corea del Sud, vuole acquistare Lycos.com. Il gruppo si è infatti mostrato molto interessato al portale che la società spagnola Terra Lycos mette in vendita a un prezzo decisamente conveniente

Terra Lycos ha forse trovato un acquirente asiatico per Lycos.com. Attraverso un dispaccio diffuso da Reuters, si è infatti appreso che Daum Communications, che gestisce uno dei principali portali coreani, ha annunciato di prestare un’attenzione particolare al dossier riguardante l’acquisto del sito americano.
Daum Communications, poco conosciuta in Europa, è molto attiva nello sviluppo di servizi Internet nella zona asiatica. A inizio agosto, ad esempio, il gruppo dovrebbe lanciare un’impresa comune la giapponese PoweredCom per sviluppare il portale professionale Cafesta.
Secondo il giornale spagnolo Expansion, la banca Lehman Brothers, in qualità di mandatario per questa vendita, aveva fissato inizialmente un prezzo d’acquisto di 170 milioni di dollari.
Poi, la filiale Internet dell’operatore telecom spagnolo Telefonica aveva segnalato che l’importo della transazione per la vendita di Lycos.com si inseriva tra 95 e 110 milioni di dollari, senza tuttavia precisare il nome del potenziale acquirente. Dall’annuncio della messa in vendita di Lycos.com in aprile, pare siano state quattro le società interessate.

Il 23 luglio, in occasione della presentazione dei suoi risultati del primo semestre 2004, Terra Lycos ha comunicato un giro d’affari di 275 milioni di euro, cioè un aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma, nonostante i suoi sforzi per risanare il bilancio, la filiale Internet di Telefonica registra sempre una perdita di 69 milioni di euro.
Nel 2000, Terra Networks aveva acquisito il portale Internet per un importo di 12,5 miliardi di dollari. All’epoca, Lycos.com era considerato il terzo portale Internet americano con servizi all’avanguardia come Tripod (pagine personali) o la rivista online Wired.com. Ma, da allora, il servizio non è più riuscito a trovare un posizionamento utile accanto a colossi come Yahoo! o MSN.

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