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L’usabilità non è reazionaria e la creatività non è (necessariamente) rivoluzionaria

29 Marzo 2001

L’usabilità non è reazionaria e la creatività non è (necessariamente) rivoluzionaria

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Abbiamo deciso di pubblicare oggi su Apogeonline, in contemporanea, due articoli su un dibattito in corso in questi giorni intorno a un tema, come si dice, caldo: la Web Usability. Umberto Santucci, nel suo articolo, affronta molti dei temi in discussione. Io mi limiterò a lanciare alcuni sassi in piccionaia. Nella speranza che tutto ciò possa aiutare il dibattito e la riflessione

Il dibattito è partito da un articolo di Franco “Bifo” Berardi, pubblicato sul sito di MediaMente: «…l’idea che si afferma attraverso la definizione di criteri di web-usability è quella dell’automatizzazione dei processi di interpretazione e di navigazione. Dietro la semplificazione della navigazione si intravede la trasformazione della rete in una sorta di percorso prestabilito che segue strade precostituite verso destinazioni che poi sono facilmente intuibili: comprare, comprare, comprare. Making things easy (facilitare le cose) è il principio guida per la trasformazione della rete in un sistema di potere economico e politico rigido, automatico, inevitabile».

In poche parole: la Web Usability sarebbe uno dei tanti Cavalli di Troia del capitalismo per colonizzare il cervello degli utenti della Rete trasformandoli in consumatori cronici e acritici. Una sorta di strumento in più in mano ai grandi plagiatori di coscienze.

Dice ancora Berardi a conclusione del suo ragionamento: «Internet non è un medium che deve sacrificare ogni cosa alla creazione di opportunità economiche ma una sfera di creazione nella quale si pongono delle domande estetiche, delle ricerche di significato, cioè della comunicazione vera, e non prestampata a uso e consumo di commercianti e di utenti conformisti».

Traduzione: se un designer si pone il problema di progettare caffettiere che non provochino scottature quando si versa il caffè, fa il gioco dei commercianti che vogliono farci diventare dei caffeinomani. Se un ingegnere esegue studi su come progettare automobili più comode ed ergonomiche da guidare, fa la stessa cosa: ci vuole rendere sempre più schiavi dell’auto e degli stili di vita ad essa legati. Proposta implicita: lanciamo un appello agli ingegneri democratici perché progettino automobili scomode e presto la gente andrà in bicicletta con grande sollievo per l’ambiente.

Proseguendo nel ragionamento scopriamo cose che non avevamo mai immaginato. Ad esempio, che facendo la spesa online su www.prontospesa.it e volendo comprare dodici cartocci di latte, dobbiamo cliccare dodici volte sull’immagine del prodotto per aggiungere al nostro carrello la quantità di latte desiderata. Al dodicesimo clic saremmo esasperati, ma, rendendoci conto che, in questo caso, i nefasti principi di Jakob Nielsen non sono stati recepiti, che i precetti reazionari della usability, che ci avrebbero magari consentito di comprare tutt’e dodici i cartocci di latte con un solo clic, sono stati intelligentemente rigettati dal democratico webmaster, tiriamo un sospiro di sollievo.

La usability della quale parla Jakob Nielsen è in realtà una cosa molto semplice. É quella cosa che lo stesso Berardi invoca quando va a comprare un libro online e non lo trova perché le informazioni, sul sito in questione, sono state organizzate in modo astruso o perché, una volta trovato il libro, è difficile da acquistare perché non si capisce dove bisogna inserire i dati della propria carta di credito. Esperienze di questo tipo sono all’ordine del giorno per milioni di utenti della Rete.

Provate, ad esempio, a fare la spesa sul sito di Bofrost, una nota catena di vendita diretta di prodotti surgelati di buona qualità. La prima tentazione, dopo tentativi infruttuosi, è quella di spegnere il computer e chiamare il Numero Verde. Immaginiamo che buona parte dei webmaster italiani facciano uso di prodotti surgelati e che una parte di loro si rivolga a Bofrost. Diamo anche per scontato che la maggior parte di loro preferisca usare Internet, magari in una pausa di lavoro, per ordinare. Se i webmaster in questione sono quelli che hanno ormai in odio Jakob Nielsen, il “Grande Moralizzatore”, il “Censore” di ogni creatività, il “Catone del Web”, ameranno questo sito, sul quale non c’è traccia alcuna di usability. Comprare su www.bofrost.it richiede una certa perseveranza e una buona dose di pazienza. Nulla è banale. Il sito non è come quelle automobili con i pedali di freno, frizione e acceleratore al solito posto; qui c’è da divertirsi, è tutta una scoperta: il freno è sul volante, l’acceleratore lo si spinge col naso e la frizione attivando un’interfaccia vocale tramite un urlo. Uno spasso. Ma per comprare tre pizze surgelate ci impiegate un paio d’ore. Sempre ammesso che ci riusciate. Questo non è un sito al servizio del consumismo. E nemmeno del consumatore.

Berardi, nel suo articolo, ripreso e commentato positivamente da molti webmaster italiani in varie liste di discussione, parte da un’esigenza molto sentita nel mondo del Web design: dare spazio alla creatività, alla produzione artistica, a un tipo di comunicazione che non abbia come obiettivo principale favorire la facilità di utilizzo, ma gratifichi, soddisfi la voglia di bello che c’è anche sul Web, dando spazio alla ricerca. Esigenza legittima, anzi nobile, soprattutto in Italia, Paese di grandi tradizioni artistiche e di design creativo.

Jakob Nielsen, massima autorità mondiale nel campo della Web Usability, sostiene nel suo libro, “Designing Usability”, che l’usabilità e l’artisticità confliggono. «Art versus Usability», sono le sue parole esatte e non richiedono ulteriori commenti. Nielsen propone ai webmaster un approccio che molti di loro cominciano a vivere come un’oppressione e il sentimento negativo, tra i webmaster nazionali, nei confronti del principale guru dell’usabilità, è montante. Nielsen viene vissuto come una sorta di “moralizzatore bacchettone”, che non consente di usare grafica, e immagini, animazioni in Flash, per rendere i siti più belli, più creativi; mortifica lo spirito e decine di loro ormai in coro affermano: «Di Jakob Nielsen non ne possiamo più, i siti fatti secondo le sue indicazioni sono tutti uguali. E brutti».

Anche in questa affermazione c’è del vero, ma le argomentazioni sono poste in modo confuso, finendo per dire cose senza senso. Gli ambiti per la creatività esistono e sono parecchi, ma circoscritti. Come per un’automobile, un sito Web deve rispettare degli standard, per non obbligare l’utente a imparare, ogni volta, a guidare di nuovo. All’interno di questi standard la creatività si può esprimere in modo pieno. Le auto italiane sono famose nel mondo per il loro stile, per il design. Non per questo hanno sedili scomodi o volanti a forma di scolapasta.

Inoltre, ci sono ambiti per la ricerca e la creatività: tutti i siti che non hanno un fine commerciale, che sono promossi da enti, privati o anche aziende, che non hanno come fine ultimo, esclusivo, quello di essere strumento di lavoro o di commercio. Anche sul Web ci si esprime in modo artistico e il Web stesso sta diventando un nuovo supporto artistico, come la tela di un pittore o la materia sulla quale interviene uno scultore. Ovviamente, se si tratta di dipingere delle strisce pedonali, meglio non affidarsi a un artista, potrebbe risentirne la sicurezza stradale. E un incrocio pedonale, di conseguenza, non è il posto giusto per dare libero sfogo alla propria creatività.

E fin qui abbiamo parlato di siti commerciali. Ma esiste una realtà, quella della pubblica amministrazione, che ormai utilizza il Web per dialogare con i cittadini o per offrire lorto servizi di vario tipo. In questo caso l’usabilità non è solo una necessità, ma un obbligo. Chi accede ad un sito pubblico ha il diritto di non fare fatica nel reperire le informazioni o nell’utilizzare un servizio. Ha il diritto ad accedere in modo semplice alle risorse che cerca senza animazioni in Flash, grafica ridondante, o musichette che lo accompagnano come una maledizione. Ha il diritto di capire cosa succederà cliccando su un link prima ancora di farlo e senza aspettare minuti per visualizzare la pagina. E questo, soprattutto, se si tratta di un ragazzo (o un bambino) o un anziano. Per non parlare dei portatori di handicap.

La usability è semplicemente un insieme di conoscenze per facilitare l’uso del Web. Un insieme di conoscenze fatte di ricerca scientifica e pratica quotidiana. È l’ergonomia del Web. Certo, se ne avvantaggeranno anche tutti i commercianti online che sapranno farne buon uso. Sostenere che si tratta di una dottrina reazionaria è pura farneticazione ed equivale ad invocare sedie scomode e automobili inguidabili, oggetti sadici che hanno il solo merito di non fare il gioco di «commercianti e utenti conformisti». Ma nemmeno quello degli altri utenti della Rete.

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