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L’uomo che ha disegnato l’iMac

11 Giugno 1999

L’uomo che ha disegnato l’iMac

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Il traslucido computer della Apple è frutto della matita del designer inglese Jonathan Ive, che per molti è il vero padre dell'iMac. Nostro ritratto.

A soli 31 anni Jonathan Ive è uno dei designer più noti al mondo, anche se in Italia il suo nome non dice nulla ai più. Nel mondo dell’informatica, invece, è addirittura un mito e le sue opere sono già esposte al MOMA, il Museo d’Arte Moderna di New York, dove fa bella mostra di sé il suo Message Pad Newton 130, un bloc-notes elettronico eletto nel 1994 miglior prodotto di consumo dell’anno dall’International Design Magazine.

Ive ha proseguito sul cammino della fama con l’iMac, il computer che ha letteralmente rivoluzionato i concetti (almeno quelli estetici) dei PC. Presentato nell’agosto del 1998 è riuscito, peraltro, a rimettere in sesto i conti della Apple e ora la filosofia colorata di del designer inglese è dilagata a tutti gli altri computer della casa della mela.

Il cammino di Jonathan Ive inizia a Londra, dove, ventiduenne, comincia a disegnare lavandini, vasche da bagno o televisori per i clienti della ditta Tangerine. A 25 anni decide di staccarsi dalla famiglia e dall’Inghilterra, per installarsi a San Francisco con la moglie Heather.

Arriva alla Apple in un brutto momento per la casa della mela. L’azienda continua a perdere quote di mercato e molti analisti la danno ormai per spacciata. “Ero ancora molto giovane – racconta Ive – ma pensavo che sarei riuscito meglio nel mio lavoro entrando alla Apple piuttosto che rimanendo un consulente esterno. Alla Apple ancora in molti erano convinti che si poteva fare di tutto per seguire le ambizioni della società, anche se si trattava di andare controcorrente rispetto agli altri prodotti del mercato informatico”.

Andare controcorrente, sconvolgere le regole di mercato, una filosofia che la Apple ha spesso perseguito correndo a volte troppi rischi. Perché nell’azienda ritorni il gusto e il coraggio di tentare qualcosa di nuovo bisogna attendere il ritorno del fondatore della società, Steve Jobs, nell’agosto 1997. “Secondo me, lui è allo stesso tempo un designer eccezionale e un grande visionario – racconta Jonathan Ive -. Abbiamo lavorato molto insieme. A ogni tappa della creazione del primo modello iMac, ci ponevamo sempre la stessa domanda: tu quale preferisci? E abbiamo scelto quello che preferivamo entrambi. L’iMac è un prodotto insolito, perché Steve Jobs e io abbiamo passato più tempo a pensare ai consumatori che alla nostra industria. Ecco perché questo oggetto fuori dalla norma è destinato a durare parecchi anni”.

Il nuovo progetto iMac, non è nato dal nulla. Alla Apple avevano già studiato molto i materiali. Jonathan Ive e la sua équipe hanno beneficiato della grande esperienza interna in questo campo. “Abbiamo utilizzato il policarbonato – spiega – materiale poco costoso ma estremamente resistente, che si può colorare con tinte che rimangono assolutamente stabili nel tempo. La maggior parte dei bozzetti sono stati fatti a matita, ma il design dell’iMac è stato realizzato con il software CAD Alias Wavefront. La cosa più difficile, all’inizio, è stata selezionare un unico colore per il primo modello iMac”.

Jonathan Ive si è anche preoccupato di curare ciò che non si vede. L’etichetta è in rilievo e la parte inferiore della tastiera è colorata e finemente lavorata. “In questi ultimi cinquant’anni – dice – si è voluto prima di tutto che gli oggetti fossero funzionali. Aggiungere abbellimenti significava distoglierli dalla loro funzione principale. Io penso che la mancanza di decorazioni sia un fallimento spirituale. Non dobbiamo forse vivere una parte sempre maggiore del nostro tempo con i computer? Allora perché non farli belli e seducenti?”

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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    Non pensare che abbiamo scelto questa formula per non rendere merito o prendere le distanze da chi ha scritto qualcosa! Piuttosto in alcuni casi l'abbiamo utilizzata nella convinzione che non aggiungesse valore al testo sapere a chi appartenesse la penna – anzi la tastiera – di chi l'ha prodotto.

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