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L’Ubuntu impaziente, con quel neo di privacy

02 Maggio 2013

L’Ubuntu impaziente, con quel neo di privacy

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Ricerca e condivisione sono tra le prime priorità del nuovo Ubuntu 13.04. Funzioni avanzate per la gestione della privacy, meno.

Dopo il quetzal (un particolare uccello dal multicolore piumaggio) della versione 12.10 si passa al lemure [forse procionide. N.d.R] impaziente (Raring Ringtail) della neonata versione 13.04. Canonical continua nella tradizione ormai quasi decennale di legare le varie release del suo sistema operativo a specie animali esotiche; la prima versione di Ubuntu fu infatti rilasciata ormai nel 2004 e fu dedicata al facocero.

La nuova versione, uscita ufficialmente il 25 aprile scorso, ha iniziato i suoi sei mesi di supremazia, prima di venire pensionata il prossimo ottobre dalla salamandra impertinente (Saucy Salamander).

Dal punto di vista strettamente tecnico, la maggior parte delle modifiche che la community si aspettava sono state di fatto rimandate alla prossima release, ma si vede qualche interessante miglioramento, a partire dal passaggio alla versione 3.8 del kernel Linux (rispetto alla precedente 3.5) e ad un perfezionamento nell’interfaccia utente Unity, che aveva fatto tanto discutere. L’obiettivo pare essere potenziare sempre più la dash di ricerca del sistema per indurre l’utente a canalizzare su di essa gran parte della sua attività, sia la ricerca di file e informazioni (anche sul web) o il lancio di applicazioni e processi. E questa sarà la direzione di sviluppo anche per la prossima release.

Nel frattempo però gli utenti Ubuntu amanti della privacy dovranno convivere con una falla già nota e purtroppo non ancora sistemata. La dash di ricerca di Unity infatti è integrata con la ricerca Amazon, il che permette da un lato di ottenere ricerche più complete, dall’altro informa costantemente un soggetto commerciale su ciò che cerchiamo dal nostro computer. Falso problema secondo alcuni; questione essenziale per altri.

A detta di Michael Hall, sviluppatore di punta di Canonical, si tratta di uno scotto da pagare se si vuole una distro Linux che sia quella più friendly per l’utente medio:

Ubuntu è promossa come “Linux per esseri umani”, non come “Linux per la protezione assoluta della privacy”. Dunque, le opzioni di default sono selezionate per raggiungere la migliore esperienza utente. Se la privacy è la vostra principale preoccupazione, ci sono distro di nicchia più adatte a voi.

È invece indiscusso il punto di forza di questo pinguino-lemure: la funzione Photo Lens Search che permette di avere una visione d’insieme di tutte le nostre immagini, presenti in Shotwell, Flickr, Facebook o Google. Un’esigenza molto sentita dagli utenti in un mondo sempre più basato su cloud e sharing online.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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