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L’oscuro business del .biz

18 Settembre 2001

L’oscuro business del .biz

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Gli utili sulla vendita dei nomi di dominio possono arrivare fino a 200 volte il costo di produzione. L'arrivo di un nuovo suffisso, nel mese di ottobre, il ".biz", accentuerà questo fenomeno

Ogni mese circa un milione di nuovi nomi di dominio vengono registrati, sviluppando un giro d’affari di circa venti milioni di dollari; che finiscono nelle tasche delle società abilitate a gestire quello che oggi è considerato come la più grande macchina per soldi della Rete.

Inoltre, del primo di ottobre, se tutto fila liscio, gli internauti scopriranno dei nuovi indirizzi Internet. Dopo i “.com”, i “.net” e i “.org”, sono in arrivo i “.biz”. Successivamente arriveranno anche i “.info”, “.pro” e quattro altre estensioni adottate dall’Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Number) nel mese di novembre 2000.

Il ruolo dell’Icann

Creata nel 1998, questa società privata ha preso il posto del governo americano nell’amministrazione di Internet. È il suo consiglio di amministrazione, composto da 19 membri, dei quali il solo cinque eletti direttamente dagli utenti della Rete, che decide dei nuovi suffissi da creare. Ogni nuova estensione viene assegnata a una sola società (denominata registry), che ottiene in questo modo un monopolio, quello di gestire il database contenente tutti nomi di dominio che finiscono con la nuova estensione.

I suffissi “.com” sono controllati da Network Solutions, che è stata acquisita l’anno scorso da Verisign per più di quindici miliardi di dollari. Una somma colossale che fa capire quale sia il giro d’affari che sta dietro alla registrazione dei domini Internet.

Le società adibite alla registrazione dei domini si trovano in una situazione privilegiata: le loro uniche spese sono rappresentate dalla gestione informatica e amministrativa dei database. Gli analisti del settore valutano in un euro all’anno le spese necessarie alla creazione e al mantenimento di un nome di dominio.

Il ruolo dei registrars

È in questi grandi database che società di servizi specializzate (anche queste autorizzate dall’Icann e denominate registrars) registrano i nomi di dominio richiesti dai loro clienti. Il loro mestiere è quello di registrare, appunto, una richiesta di nome di dominio collegandosi al database del registry, effettuando una sorta di prenotazione.

È a questo livello che si verifica la prima esplosione dei costi di registrazione di un dominio. Le società devono, infatti, versare immediatamente 6 euro al registry per ogni nome richiesto. Quest’ultimo recupera così sei volte il suo costo di produzione. Ma, soprattutto, i registrars sono liberi di praticare le tariffe che vogliono: da dieci euro per nome di dominio per i meno cari, fino a 60 euro per quelli che abusano dell’ignoranza delle aziende loro clienti.

Ma anche a 60 euro il costo di una registrazione non cessa di salire. Un altro intermediario può ancora inserirsi, cercando di spillare un’altra dozzina di euro dall’operazione. Nella maggior parte dei casi si tratta di società di hosting di siti Internet. Oltre ad ospitare il sito, spesso offrono il servizio di registrazione dei nomi di dominio. Risultato: presso alcune aziende del settore una registrazione arriva a fino a 100 euro. Una cifra notevole, soprattutto se si considera che è il cliente ad effettuare la maggior parte del lavoro riempiendo i moduli necessari alla registrazione stessa. Il resto delle operazioni è completamente automatizzato: dalla società di hosting al registrar fino al registry.

L’arrivo, all’inizio del mese di ottobre, del nuovo suffisso “.biz”, è considerato da molte società del settore come una vera manna. Il “.biz” era stato creato dall’Icann per decongestionare il “.com”, ma il risultato potrebbe essere proprio l’opposto. Le aziende che registreranno un nome con il suffisso “.biz”, infatti, continueranno, probabilmente, a registrare lo stesso nome anche con il “.com” per evitare di farselo soffiare da un concorrente. Ovviamente, quelle che registreranno un “.com” cercheranno di accaparrarsi anche il “.biz” per lo stesso motivo.

Per Neu Level, la società scelta dall’Icann come registry del “.biz”, l’affare si preannuncia particolarmente lucroso. Per sfruttare al meglio il momento favorevole Neu Level ha promosso numerose campagne stampa per mettere le aziende in allarme di fronte alla possibilità di perdere il proprio nome di dominio “.biz”. Una pratica che è stata fortemente contestata da chi constata come l’intera operazione rischia non portare alcun vantaggio agli utenti della Rete e alle aziende intenzionate a registrare un nome di dominio. Si tratta, in effetti, di un brutto affare, che rischia, tra l’altro, di compromettere anche l’immagine di un organismo autorevole come l’Icann.

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