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Lo spam? Secondo i consumatori americani non esiste, e tutto è utile

17 Dicembre 2002

Lo spam? Secondo i consumatori americani non esiste, e tutto è utile

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Lo spam, la posta elettronica non sollecitata, un grave problema? Assolutamente no. Secondo uno studio il livello di email nelle caselle di posta è normale e, addirittura, soddisfacente.

Lo studio congiunto di Pew Internet e American Life Project sembra così sfatare un mito, come se si scoprisse che le sigarette non solo non fanno male, ma sono addirittura benefiche.

In concreto, se i capi d’impresa si lamentano del flusso sconsiderato di messaggi elettronici, di false promesse allettanti, di promesse non mantenute, di protezioni contro i virus e di magici prodotti per l’allungamento del pene (sembra sia un grosso problema della parte maschile dell’umanità), sul fronte dei consumatori i ricercatori assicurano che tutto va bene.

Secondo chi ha redatto lo studio, infatti, la maggior parte delle persone utilizza la posta elettronica per il suo lavoro e assicura che il volume dei messaggi che riceve è gestibile e si dicono fortunati per l’aiuto che questi gli danno.

O hanno tutti problemi di misure (e i metodi di allungamento funzionano), oppure esiste un allarmismo sullo spam eccessivo.
Gli utilizzatori negli Stati Uniti (luogo della ricerca) passano in media 30 minuti al giorno per consultare e inviare messaggi elettronici, secondo i dati.
La maggior parte di loro riceve quotidianamente 10 messaggi in media e ne invia 5.

“Abbiamo iniziato questo studio pensando che avremmo avuto una levata di scudi contro la posta elettronica – dice Deborah Fallows, autrice della ricerca – non solo per quella non desiderata, ma anche contro il volume crescente di ogni sorta di messaggio”.

“Al posto di questo – continua la ricercatrice – abbiamo constatato che la maggior parte degli impiegati americani è contenta del ruolo giocato dalla posta elettronica nel loro lavoro e non abbiamo trovato alcuna prova di disillusione”.

La maggioranza delle persone interrogate hanno detto di ricevere pochi messaggi non desiderati nelle loro caselle postali.
L’inchiesta non intendeva indagare sulle caselle personali, ma sulle credenze secondo le quali i messaggi non desiderati minaccerebbero la produttività delle aziende.

Forti dubbi e sospetti su questa inchiesta sono espressi da un rappresentante di un’associazione di consumatori con sede in California: “Le conclusioni dell’inchiesta sono molto sospette”.
Come altri gruppi, anche questa associazione è impegnata per una legislazione che regolamenti la diffusione di messaggi elettronici non sollecitati.

“Molte aziende – continua il responsabile – hanno speso tempo, soldi e sforzi per installare programmi informatici che respingono la maggior parte dei messaggi non desiderati. Anche se gli impiegati di queste società non ricevono molti di questi tipi di messaggi, questo non vuol dire che le società non abbiano investito”.

I filtri e i programmi informatici di lotta allo spam possono essere molto costosi.
Secondo SurfControl, società specializzata in questo campo, il 25 % dei messaggi ricevuti dalle aziende sono non desiderati.

Una tale massa di robaccia, può ridurre la produttività e intaccare negativamente le capacità informatiche delle aziende.
Secondo uno studio condotto dalla Symantec, le preoccupazioni nelle aziende nascono soprattutto dal cercare di bloccare i messaggi pornografici e sul tempo necessario per sopprimere o evitare i messaggi non sollecitati.

Secondo Jupiter, infine, entro il 2007 saranno più di 3.900 i messaggi non desiderati che inonderanno annualmente le caselle di posta degli utenti.

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