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Lo Spam passa per l’Asia, ma…attenti allo spim!

07 Marzo 2005

Lo Spam passa per l’Asia, ma…attenti allo spim!

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Gli spammer amano Cina e Russia, mentre dilaga in USA lo Spam nelle reti di instant messaging (e c'è il primo arresto)

Su 134 milioni di adulti online in USA, il 42 per cento usa sistemi di instant messaging e quasi un terzo di questi è subissato dallo “spim”. Si tratta di circa 17 milioni di abbonati alle prese con la junk e-mail in versione instant-message. I dati si riferiscono a uno specifico sondaggio telefonico condotto tra gennaio e febbraio dal Pew Internet & American Life Project, che in totale ha interpellato 2.201 utenti maggiorenni. Sono i più giovani ad essere colpiti: tra quelli sotto i trent’anni, il 39 per cento afferma di aver ricevuto messaggi di spim, cifra che scende al 27 per cento nella fascia compresa tra i 30 e i 49 anni. Un fenomeno tutt’altro che ristretto, insomma, che va affiancandosi al più noto Spam. E dove si registra anche il primo arresto.

Attirato da New York a Los Angeles con la promessa di concludere un redditizio affare, il diciottenne Anthony Greco si è invece visto mettere le manette ai polsi appena sceso all’aeroporto internazionale di Los Angeles. È accusato di aver diffuso oltre un milione e mezzo di messaggi che pubblicizzavano siti pornografici e mutui agevolati. Tutti inviati agli utenti di MySpace.com, servizio-comunità centrato sull’instant messaging lanciato in Southern California nel dicembre 2003. Sembra che Greco abbia iniziato lo spamming del sistema fin dall’autunno 2004, per poi minacciarne l’espansione in massa se i dirigenti del servizio non avessero firmato un contratto esclusivo per “legittimizzare” quei suoi messaggi. E il volo a Los Angeles doveva servire proprio a stipulare tale accordo con Tom Anderson, presidente di MySpace, almeno nelle speranze del baldanzoso newyorchese.

“Stiamo appena iniziando a scoprire la punta dell’iceberg – ha spiegato l’assistente dell’U.S. Attorney Brian Hoffstadt -. Ciò potrebbe tramutarsi in una grossa ondata con la diffusione di simili comunità online”. In effetti si tratta del primo caso che arriva a colpire un individuo, ma altri se ne prevedono nel prossimo futuro. Non a caso da tempo gli esperti vanno mettendo in guardia su questa nuova pratica che approfitta ulteriormente dei milioni di persone che usano internet in vari modi e ambiti. E grazie alle sue capacità di immediatezza, l’instant messaging attraversa una fase di forte crescita soprattutto nel mondo business, mentre da tempo viene usato in ambienti più tradizionali (amici, familiari, hobby comuni). Situazione che ovviamente ne espone gli utenti a questo fenomeno che da più parti non esita a considerare potenzialmente più intrusivo e dannoso dello Spam via e-mail cui siamo ormai tutti abituati.

Su quest’ultimo fronte va comunque segnalata un’iniziativa congiunta, avviata nelle scorse settimane sull’asse Asia-Europa. In un incontro londinese centrato su sviluppo e problemi dell’e-commerce, lo Spam si è infatti confermato tra i maggiori ostacoli anche nei paesi asiatici. Organizzato dal dipartimento inglese per il commercio e l’industria, l’evento ha visto la partecipazione dei corrispettivi partner dell’Unione Europea nonché di paesi quali Cina, Giappone e Corea, oltre a dirigenti industriali e rappresentati di gruppi anti-Spam quali Spamhaus. Tutti concordi nel considerare ormai la junk e-mail come un “problema di reati penali” visto che non di rado sono questi messaggi a veicolare virus di ogni tipo e a creare guai più seri. A partire dal cosiddetto “phishing”, e-mail che sembrano arrivare da mittenti legittimi (AOL, Paypal, banche) e che rimandano a siti web altrettanto apparentemente reali in cui si devono “re-inserire” i propri dati personali previa chiusura dell’acconto.

Richard Cox di Spamhaus ha sottolineato il fatto che la Cina è seconda solo agli Stati Uniti nella diffusione di Spam, mentre anche livello legislativo Cina e Russia restano il “paradiso degli Spammer”, con l’India subito dietro. E considerata l’estrema mobilità virtuale di costoro, la collaborazione dei paesi asiatici è fondamentale per applicare iniziative che ne possano limitare gli effetti futuri a livello globale. Motivo per cui tutti i convenuti hanno ribadito la necessità di fare meno chiacchiere e più fatti. Intanto, ahimè, stiamo attenti allo spim!

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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