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Lo spam elettorale

28 Luglio 1999

Lo spam elettorale

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Il candidato moderno tenta di usare Web e posta elettronica. Attenzione, non stiamo parlando dei Website istituzionali dei partiti, ma dei vari Carneadi politici che hanno scelto di costruirsi un sito o di usare, o abusare, della posta elettronica per promuoversi.

Finalmente sono finiti i turni elettorali per le varie consultazioni in programma (europee, provinciali, comunali) con le loro appendici localizzate in alcune aree geografiche e possiamo quindi parlare liberamente di politica senza dover rispettare alcuna par condicio. A dire la verità non vogliamo parlarvi di nuovi programmi elettorali o commentare i risultati ottenuti, ma presentare come la rete sia diventata protagonista in varia maniera nelle campagne elettorali.

Le consultazioni elettorali appena finite hanno visto il fiorire di un fai-da-te telematico da parte di molti candidati che, spinti dal fatto che Internet è sempre di più una notizia che tira, un argomento vincente, un modo per dimostrare che la propria proposta politica vuole essere attuale, hanno tentato di usarla pro domo loro.

Attenzione, non stiamo parlando dei vari siti istituzionali dei partiti che oramai hanno una loro storia e che comunicano con notevole efficacia, stiamo parlando dei vari Carneadi politici che hanno scelto di costruirsi un sito in rete o di usare, o abusare, della mail per promuoversi: altro che usare i buoni vecchi manifesti elettorali o i “santini” nella buca delle lettere. Indossate le modeste vesti di esperti di marketing on-line passiamo a giudicare lo sforzo di questi pionieri della promozione elettorale in rete.

Vale la pena, non vale la pena? Forse. Se si tratta di una candidatura provinciale o comunale una campagna Web è più che altro un gadget tecnologico, un modo per mettersi in evidenza. Mettere sul manifesto elettorale l’indirizzo di un sito Internet o un indirizzo di e-mail è un modo per distinguersi, ma dal punto di vista operativo per “dragare” dei voti è nettamente meglio usare gli strumenti tradizionali. In fondo il numero di utenti di Internet in Italia è ancora molto basso rispetto alla popolazione globale. Si tratta di un target bene definito, con caratteristiche socio-demografiche molto bene definite, ma con numeri percentuali ancora bassi.

Se invece la dimensione geografica di una candidatura è più ampia e se il collegio è difficile da presidiare geograficamente per la sua dimensione vale la pena di mettersi sul Web per potersi “rendere disponibile” a tutti i possibili elettori. Forse per questa ragione alcuni candidati europei hanno cercato di giocarsi le loro carte sulla Rete in maniere diverse. Innanzitutto, siamo sinceri, Strasburgo e Bruxelles valgono bene un sito Web.

Fare il candidato europeo è un discreto business: pochi crucci, poche riunioni, scarso controllo sulle attività (nel senso che nessuno sa bene cosa facciano), un appannaggio da brivido e, bonus, la possibilità di capire dall’interno come funziona il meccanismo burocratico europeo.

Se però si cerca di usare la Rete per comunicare per essere vincenti bisognerebbe conoscere i suoi modelli comunicativi, le sue caratteristiche. E in questa tornata elettorale qui è spesso “cascato l’asino”. Farsi una pagina Web “tipo manifesto elettorale” è una azione buffa e rozza, totalmente inutile. Occorre studiare con maggiore cura la comunicazione, decidere come realizzare il proprio mini-sito, definirne gli obiettivi con attenzione e realismo.

Tanto per cominciare bisogna essere realisti nel pensare dove localizzare il proprio sito. Conviene uno spazio gratuito presso un servizio tipo Geocities o Tripod? Può essere rischioso: il vostro rivale se sa usare la Rete da intenditore potrebbe comprarsi i banner pubblicitari che automaticamente compariranno sul vostro sito. Forse è meglio spendere due lire e rivolgersi ad un provider. Sarebbe interessante se i siti dei partiti offrissero spazi autogestiti ai loro candidati per le loro pagine che aumenterebbero anche la visibilità dei loro siti istituzionali.

Qualche candidato pare aver letto su qualche libro a proposito della Rete le parole: “sfruttare l’interattività”. Questo spesso si realizza nell’offerta di un indirizzo di e-mail a cui scrivere per consigli o suggerimenti (vale anche richiedere le buone vecchie raccomandazioni da prima repubblica?) A prescindere dal fatto che parlare di interattività non vuol solo dire concedere un indirizzo di e-mail, ma se lo si lascia conviene poi rispondere con tempestività ai messaggi. Abbiamo fatto qualche esperimento con risultati scoraggianti. Ma l’uso della mail richiede un ricco approfondimento.

L’elettoral spamming è stata una delle tristi realtà della scorsa campagna elettorale. Qualche candidato ha confuso concetti sleggiucchiati sui temi del direct marketing con l’uso della posta elettronica, ha dimenticato tutto il possibile buongusto e le regole base della netiquette e del marketing non intrusivo in rete, riempiendoci le caselle di posta elettronica di gustosi, se siete dotati di senso dell’humour, o patetici slogan elettorali.

Carissimi elettori sarebbe ora di spiegare a questi geni della comunicazione che lo spamming fa male soprattutto a chi lo usa, oltre che ai poveri utenti che lo devono subire. Gli elettoral spammer si sono organizzati in varie maniere. Il modo tradizionale: il candidato stesso medesimo che spedisce una e-mail ad una mailing mirata. In questo caso per lo meno ha il coraggio delle sue azioni che se ben gestite possono anche essere produttive.

Poi c’è una seconda modalità quella indiretta: un simpatizzante che più o meno volontariamente ci spedisce una e-mail per farci visitare il sontuoso sito del suo candidato di fiducia. Poi al massimo del cattivo gusto c’è il metodo cecchino anonimo: l’uso di un indirizzo anonimo o fittizio per spammare a mani basse in Rete.

A volte vi sarà venuta voglia di rispondere a qualche elettoral spammer per dirgliene quattro, o anche solo per discutere sulle sue presunte idee o strategie. Vi presentiamo una piccola corrispondenza in rete con un candidato. Abbiamo ovviamente omesso nome e cognome del soggetto, il suo indirizzo di e-mail e l’indirizzo del suo sito Internet.

Abbiamo ricevuto da

Per il Parlamento Europeo vota yyyyyyzzzzzz

puoi verificarlo sul sito: http://members.tripod.com/~yyyyyyzzzzzz/

Abbiamo risposto a dicendogli di smetterla e il messaggio ci è tornato indietro

This report relates to a message you sent with the following header fields:
Your message cannot be delivered to the following recipients:
Recipient address: [email protected]
Reason: Remote SMTP server has rejected address

Lo spammer incombeva. Abbiamo allora visitato il sito che ci veniva consigliato, ci siamo annotati l’indirizzo del candidato e gli abbiamo scritto:

avendo ricevuto da

>Per il Parlamento Europeo vota yyyyyyzzzzzz
>…
>puoi verificarlo sul sito: http://members.tripod.com/~yyyyyyzzzzzz/
Mi chiedo da dove abbia avuto il mio indirizzo di e-mail e avrei piacere di conoscerlo.
Con la presente invito lei o suoi collaboratori d astenersi in futuro dall’invio di simili
messaggi.
Saluti

La risposta del nostro candidato è stata abbastanza puntuale, ma di scarsa educazione:

Io non le ho inviato proprio niente, ne incaricato alcuno a farlo, non la conosco, non mi interessa niente di lei. La invito ad astenersi dal farmi perdere tempo in futuro

Per fortuna si è evitato il “lei non sa chi sono io”. Ci siamo permessi di rispondergli in tono sarcastico, allegando un modesto consiglio:

>Io non le ho inviato proprio niente, ne incaricato alcuno a farlo,
>non la conosco, non mi interessa niente di lei.
>La invito ad astenersi dal farmi perdere tempo in futuro
La ringrazio per la cordialita’ e la cortesia della sua risposta che denota stile, gusto e
profondo interesse per le istanze dei suoi elettori potenziali.
Mi permetto di sottolinearle che se lei non ha incaricato nessuno di spedire messaggi di sua
propaganda, le converrebbe verificare chi lo fa in sua vece danneggiando la sua immagine come da
allegata mail…
Distinti saluti

La sua risposta è stata breve, probabilmente non ha neppure letto il testo della mail:

Non le ho inviato niente!

E pensare che gli avevamo fatto una piccola consulenza gratuita. Non c’è più gratitudine !

Se avete da segnalare dei casi di propaganda elettorale in rete che vi sono sembrati particolarmente efficaci o che avete ritenuto di scarso livello scrivetemi, cercheremo di fare un’antologia degli episodi più interessanti.

L'autore

  • Vittorio Pasteris
    Vittorio Pasteris è un giornalista italiano. Esperto di media, comunicazione, tecnologia e scienza, è stato organizzatore dei primi Barcamp italiani e collabora con il Festival del giornalismo di Perugia.

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