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Lo skill gap è un freno alla competitività dell’Italia nel settore Ict

06 Giugno 2002

Lo skill gap è un freno alla competitività dell’Italia nel settore Ict

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Dall'analisi dell'andamento dell'occupazione nel settore dell'Information and Communication Technology, emerge un aumento dello skill gap in stretta correlazione con la bassa competitività del Paese. In riduzione, invece, il fenomeno dello skill shortage

Secondo l’Osservatorio promosso da Microsoft e realizzato da NetConsulting, con il patrocinio del ministero del Welfare, è in atto in Italia una riduzione del numero di posizioni scoperte per i professionisti dell’Information Technology, unita a una domanda di competenze informatiche più complesse e indispensabili per supportare gli investimenti delle aziende del settore che, nonostante il rallentamento generale, è cresciuto nel 2001 dell’8% rispetto all’anno precedente, per un valore complessivo di 20.478 milioni di Euro.

La congiuntura economica in atto ha determinato un processo di razionalizzazione delle risorse informatiche e una focalizzazione degli investimenti verso l’integrazione di architetture e dotazioni esistenti all’interno del sistema informativo aziendale. Questi fattori hanno causato una riconfigurazione del quadro dello skill shortage e dello skill gap, comportando in contemporanea l’esigenza di competenze tecnologiche di alto profilo e la riduzione numerica dei valori di skill shortage a seguito del rallentamento dell’economia. Si è stimato che la carenza di risorse determinerà nel 2002 in Italia una perdita di oltre 3 miliardi di Euro, pari al 15,1% del mercato.

La disponibilità di profili altamente qualificati ha infatti un profondo impatto sullo sviluppo e sulla produttività del Paese. A riprova di questo, l’Italia, con l’1,08% di risorse con elevate competenze IT rispetto all’occupazione totale – contro il 2,4% degli Stati Uniti, il 2,04% del Regno Unito, l’1,7% della Francia e l’1,51 % della Germania – si posiziona a livelli più bassi rispetto alla competitività dei Paesi con una più alta incidenza di esperti IT.

“Nonostante il generale rallentamento dell’economia – ha dichiarato Umberto Paolucci, Vice President di Microsoft Corporation – e il ridimensionamento di una visione estremamente euforica della new economy, non ci sono stati come in passato drastici tagli alla spesa in Information Technology; piuttosto un rallentamento dei processi di investimento da parte delle aziende e un cambio nelle risorse IT richieste. Pertanto, come emerge dall’Osservatorio, la riduzione dei livelli dello skill shortage – legata alla congiuntura economica più che ai risultati delle iniziative in corso – non deve nascondere il problema ben più consistente del gap di competenze informatiche che caratterizza attualmente l’Italia e che incide profondamente sul nostro Sistema Paese. La possibilità di disporre di risorse umane qualificate rappresenta oggi lo strumento fondamentale per l’uso strategico della tecnologia e per la competitività delle imprese”.

L’Osservatorio congiunturale, promosso da Microsoft con il patrocinio del Ministero del Walfare, ha l’obiettivo di esaminare e monitorare, su base semestrale, i trend legati alle competenze IT e i mutamenti nei fabbisogni formativi delle aziende, sia dal lato dei fornitori di tecnologia sia da quello delle imprese utenti.

L’analisi condotta prende in considerazione sia fenomeni strutturali che congiunturali, con l’obiettivo di fornire alle aziende gli strumenti necessari per intraprendere le azioni più adatte ai loro modelli di business nel breve e lungo periodo. Lo studio è stato condotto anche in un’ottica verticale per valutare l’impatto dei diversi fenomeni all’interno di differenti settori di mercato: industria, servizi, grande distribuzione, banche e Pubblica Amministrazione.

I risultati dell’Osservatorio evidenziano, da parte delle imprese, una maggiore consapevolezza, rispetto al passato, dell’importanza delle nuove tecnologie, percepite come un vero e proprio asset per la produttività e la competitività aziendale. Se nel 2000 gran parte degli investimenti erano orientati alla realizzazione di siti Web e verso il front office, come mezzo privilegiato per aumentare market share e ricavi, nel 2001 la spesa IT si è focalizzata principalmente verso il sistema informativo interno. L’obiettivo è di integrare le architetture e le applicazioni di back office e front office esistenti, creare Web Service, sviluppare soluzioni per il controllo, l’analisi e la salvaguardia dei dati e delle informazioni, proteggere l’azienda da attacchi di hacker o virus.

La conseguenza di questo significativo cambiamento è la richiesta da parte delle aziende di nuove figure professionali, con competenze diverse rispetto al passato. Due anni fa, infatti, le risorse più richieste erano, ad esempio, il Web Designer, il Concept Designer e il Web Master; oggi le aziende necessitano di professionisti che si occupino di sicurezza informatica, analisti e programmatori di applicazioni Internet basate sui nuovi standard di mercato come l’XML, specialisti di infrastrutture di rete, esperti di Business Intelligence e Knowledge Management.

Questi fattori, accanto al rallentamento nella crescita del mercato, hanno determinato nel 2001 uno skill shortage di 85.000 unità e una previsione per il 2002 di 32.500 figure mancanti. Di questi i principali sono: circa 3.500 specialisti nell’area Pianificazione e Progettazione, circa 10.500 profili nell’area Sviluppo, oltre 2.800 esperti di Sicurezza, circa 2.000 specialisti di Assistenza e Call Center Tecnico, circa 200 Consulenti Business e Funzionali.

L’impatto dello scenario delineato si tradurrà, nel 2002, in un mancato mercato di oltre 3 miliardi di Euro (0,3% del PIL nazionale) che, in un contesto di rallentamento generale come quello attuale, può trasformarsi in un vero fattore di criticità per l’intero sistema economico nazionale.
Nonostante la spesa in formazione IT continui a crescere con un tasso del 10,9% nel 2002 (rispetto al 9,8% del 2001), tale crescita risulta comunque insufficiente. Infatti il problema dello skill gap continua a generare, secondo le aziende, un ritardo sia nell’adozione di tecnologie a supporto del business, sia nella realizzazione e nella consegna dei progetti, perdendo in questo modo competitività sul mercato.

“Lo scenario delineato dall’Osservatorio mette in evidenza il ruolo fondamentale della formazione IT quale strumento per la diffusione e l’utilizzo strategico delle tecnologie a servizio della crescita del nostro Paese”, ha concluso Umberto Paolucci. “Solamente attraverso l’incontro tra domanda di competenze IT da parte delle imprese e un’offerta formativa adeguata, promossa sia dal sistema pubblico che da soggetti privati, l’Italia potrà disporre degli asset necessari per porre il nostro Paese allo stesso livello delle economie più avanzate. Proprio con l’obiettivo di sostenere questo sforzo, Microsoft sta lavorando all’individuazione delle specifiche competenze e profili IT atti a supportare il nuovo e consapevole ruolo che la tecnologia svolge a supporto del business, di cui daremo a breve pubblicazione utilizzandola come base per la nostra prossima attività di formazione verso partner e aziende”.

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