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Lo sapevate che il RFID ha il diavolo dentro?

05 Dicembre 2005

Lo sapevate che il RFID ha il diavolo dentro?

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La battaglia contro il RFID si sposta sul terreno del fondamentalismo religioso: il chip potrebbe essere un segno satanico

Quel diavolo di un chip RFID, il piccolo circuito che può identificare cose e persone via radio, continua a suscitare polemiche da parte dei difensori della privacy. Che vedono in questa tecnologia una possibile intrusione dei poteri forti statali o delle invadenti multinazionali nella nostra vita privata. E questo è noto.

Meno noto è che aspre diatribe sono in corso anche dal punto di vista religioso, per via di una interpretazione ardita dell’Antico Testamento, identificando il chip RFID (nelle sue varie versioni) come uno strumento diabolico.

Le due aree di polemica, quella laica e quella religiosa, forse si stanno saldando.

Una carta di credito a fior di pelle

Come ho già avuto occasione di raccontare circa un anno fa, il chip RFID trova una immediata applicazione nell’identificazione univoca delle merci, potendo potenzialmente sostituire il codice a barre.

Il problema è che l’etichetta può essere letta a distanza (di qualche centimetro), con un apparato via radio, quindi potenzialmente a nostra insaputa. E associare al nostro nome uno specifico acquisto.

Il fatto che ciò sia ben più facile farlo direttamente alla cassa del supermercato associando lo scontrino della spesa alla carta di credito con cui paghiamo o alla fidelity card… normalmente passa in secondo piano in questo genere di polemiche spesso condotte a livello troppo superficiale.

Le successive evoluzioni del prodotto hanno però portato all’introduzione del Verichip, un chip ad uso umano che può essere impiantato sotto la pelle del braccio o della mano.

Questo strumento trova una serie di applicazioni: dall’identificazione sicura del portatore alla conservazione di dati medici (una cartella clinica sempre consultabile all’istante,anche in situazione d’emergenza). E qui la preoccupazione per il possibile accesso non autorizzato a questi dati è in effetti giustificata.

Non solo: ulteriore evoluzione della tecnologia è l’uso del chip impiantato come una carta di credito, tale per cui basterebbe avvicinare la mano alla cassa per pagare un biglietto del cinema o saldare il pieno al distributore.

Con un’evidente problema di privacy e sicurezza ma anche con il potenziale di portarci verso una società dove il denaro è puramente virtuale, una società, diciamo, senza denaro.

Qui viene giù l’Apocalisse

Ed ecco nascere il problema: c’è stato infatti chi, all’interno delle chiese cristiane più integraliste (e più forti), ha fatto un due più due tra Bibbia e il Chip – e il risultato non gli è piaciuto per niente.

Per farla molto breve, il problema sta nella descrizione che l’Antico Testamento fa dell’Apocalisse (si veda il Capitolo 13), in cui gli esseri umani saranno marchiati (sulla fronte e sulla mano destra) con il segno della Bestia – e senza tale marchio non potranno né comprare, né vendere.

E quale migliore segno, di un diabolico chip impiantato nelle persone che permette anche le transazioni economiche?

Va sottolineato che un gran numero di esperti di esegesi ha dei forti dubbi su questa lettura del messaggio biblico e che molti autori hanno smontato la tesi con stringenti analisi linguistiche e teologiche.

Se il fine giustifica i mezzi, possiamo giocarci pure l’evoluzione

Non è solo il diavolo ad essere tentatore, evidentemente, ma anche i suoi nemici.

La tentazione è stata troppo forte anche per alcune delle organizzazioni statunitensi di difesa alla privacy. Le quali, individuando la possibilità di arruolare alla causa le sempre più numerose schiere di cristiani ultraortodossi, hanno iniziato a unire le forze in una manovra a tenaglia laico-religiosa.

E non è tanto una cosa da riderci sopra: quanto siano potenti queste lobby integraliste è dimostrato dai loro successi nella lotta contro l’insegnamento della teoria dell’evoluzione darwiniana nelle scuole. Teoria blasfema di cui si chiede (e a volte si ottiene) la soppressione nei programmi scolastici statunitensi, a favore dell’insegnamento della verità (come scritta letteralmente nella Bibbia), su chi e come ha creato il mondo.

Con buona pace delle schiere di scienziati ed educatori insorti a difesa di una scienza che il resto del mondo occidentale accetta serenamente (gli scienziati sostengono infatti che non solo la teoria di Darwin è ampiamente provata e quella creazionistica no, ma che in realtà si tratti di una losca manovra per introdurre furbescamente nei curriculum scolastici una forma di educazione religiosa cristiana, rendendola obbligatoria per tutti gli studenti, indipendentemente dal loro credo religioso. Di modo che se uno studente induista non si conforma al credo cristiano, possa essere rimandato… in scienze naturali).

A Dover, Dio è stato licenziato democraticamente

Quando poi la lobby cristiana ultra conservatrice perde qualche battaglia in questo campo, non la prende certo sportivamente.

Poche settimane fa, a Dover, una città della Pennsylvania, sono stati destituiti (a seguito di una regolare votazione cittadina) tutti quei membri del consiglio scolastico che richiedevano l’introduzione nella scuola locale dell’insegnamento della teoria divina come alternativa a quella darwiniana.

Con una immediata reazione è intervenuto a tappeto Pat Robertson, il famoso e influente televangelista americano.

Quello che sostiene che Gesù non era di certo un pacifista (ed è quindi giusto intervenire militarmente contro le forze del male). Quello che davanti ad un audience di oltre di un milione di persone ha sostenuto l’opportunità di mandare gli agenti della CIA ad assassinare Hugo Chavez, presidente del Venezuela, in quanto nemico degli Stati Uniti (dichiarazione testuale: costa meno di una guerra e non si rischierebbe che il Venezuela ci tagli il petrolio…).

Un tipino, diciamo, che non vorreste avere come parroco.

Il reverendo Robertson ha dunque tuonato contro la mossa antireligiosa della scuola e della città. Ammonendo i cittadini di Dover a non rivolgersi a Dio nel caso che una disgrazia colpisse le loro famiglie. Sostenendo che la democratica ristrutturazione del consiglio scolastico equivalga infatti ad aver cacciato, col loro voto, Dio dalla città. E di non ritenere improbabile che un disastro possa, effettivamente, colpire presto le loro case.

Ragionevoli precauzioni…

Tornando comunque al chip mefistofelico, quando poi si è sparsa la notizia che a partire dal Ottobre 2006 il passaporto US conterrà il chip del diavolo, non c’è più stato spazio per il dubbio: le legioni degli inferi, organizzate in società segrete transnazionali, hanno inequivocabilmente occupato le stanze del potere politico e i vertici delle multinazionali – e la fine dei giorni è sempre più vicina.

Non è quindi da escludere che in un prossimo futuro, nella battaglia contro il RFID, verranno chiamati in causa gli esorcisti.

Permettetemi dunque un consiglio da amico: se qualcuno vi si avvicina e tenta di impiantarvi una carta di credito sottopelle, fuggite. Fuggite lontano, lanciando anatemi.

Agitate difensivamente le immaginette protettrici dei Santi e del Garante della Privacy. Con gli scenari che corrono, non è certo il caso di rischiare la perdita dei dati sensibili e, contemporaneamente, la dannazione eterna.

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