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Lisa, l’agente virtuale che veglia sui giovani in rete

07 Aprile 2010

Lisa, l’agente virtuale che veglia sui giovani in rete

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La Polizia fa divulgazione per educare ai rischi connessi all'uso del computer e di internet. Ma con gli adolescenti i consigli non bastano

L’agente Lisa – dalla sua pagina su Facebook , che ha oltre 10.000 fan – aggiorna il suo status update con un messaggio che ricorda che «è necessario che i genitori ne sappiano di più sui meccanismi di Internet e sull’ attrattiva che esercita sugli adolescenti. […] confrontandosi con questa nuova tecnologia possono dare indicazioni ai propri figli dei pericoli potenziali che si nascondono in Rete. L’agente Lisa è un personaggio immaginario ideato dalla Polizia di Stato per entrare in connessione con giovani e genitori attraverso il web e parlare (anche, ma non solo) di Internet e sicurezza.

Ed è lei ad informarci nel prosieguo del messaggio che il 2 aprile – prima giornata nazionale della sicurezza sul web – “i poliziotti del web” sono in 20 piazze italiane per parlare di sicurezza e internet e che il giorno dopo prende il via l’iniziativa C’è più sicurezza insieme! 1 clik… x te, che porta 3.000 studenti a un concerto (anche su RAI1) per sensibilizzare al tema. Al progetto partecipa anche MSN, che crea assieme alla Polizia di Stato uno spazio in cui informare i giovani, anche attraverso video dai quali personaggi televisivamente noti presenti al concerto – da Valerio Scanu a Mara Maionchi – si raccontano nella loro vita digitale e danno consigli. Scanu, ad esempio, dice: «Fatevi seguire dai genitori quando navigate sul web, perché è giusto essere tecnologici, ma è importante anche rimanere sempre in allerta».

Consapevolezza

L’aspetto interessante è che le stesse cose vengono dette anche dai ragazzi intervistati in video Per esempio, Alessio e Nipun vedono così la Rete: «I rischi sono tanti, soprattutto perché spesso non sappiamo chi abbiamo di fronte. Bisogna sempre stare attenti, pensando al fatto che ci sono anche sul web persone che cercano di tendere esche a chi è un po’ più sprovveduto». Quindi se gli adulti sono consapevoli dei rischi, i ragazzi non sono da meno. Lo dice anche Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia, nel presentare i risultati su una ricerca su Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani: «Quello che colpisce è che questi giovani si dichiarano consapevoli dei rischi e dei pericoli nei quali rischiano di incappare».

Ma se esiste questa consapevolezza, in particolare in quei soggetti che vanno informati, dove sta il problema? Qual è il senso di belle campagne informative su soggetti che sono informati? Dove sta lo scarto tra conoscenza dei rischi online e produzione di comportamenti a rischio? È che online ci troviamo di fronte al riflesso delle vite offline, vite mutate in cui i comportamenti degli adolescenti sono cambiati e assieme a loro i livelli di tolleranza e di rischio. Il 15% tra coloro che hanno 12-14 anni segnala come sia diffuso tra i propri amici avere rapporti sessuali completi, il 40% tra i 15-17enni come sia comune il consumo di droghe leggere, il 24% come siano presenti tra i coetanei atteggiamenti di disprezzo verso stranieri o disabili, il 19% segnala come sia diffuso partecipare attivamente ad episodi di bullismo, il 15% il furto nei negozi e il 7% tra i 12 e i 14 anni l’uso di droghe pesanti.

Educazione emotiva

Spesso online troviamo forme di rispecchiamento di alcune di queste percentuali. Le trasgressioni, la caduta in comportamenti considerati a rischio, la sperimentazione border line assieme a maleducazione, razzismo eccetera cambiano i confini di riferimento rendendo problematico capire come supportare gli adolescenti. E non è semplicemente un problema di informazione, ma piuttosto di educazione emotiva al mondo e alla gestione della propria vita, che, online o offline, è unica.

Allora il depliant Vita su Internet. Un mondo da scoprire, alcune regole da seguire prodotto da Microsoft, patrocinato dal Governo italiano e distribuito dalla Polizia di Stato negli scorsi giorni nelle piazze italiane va visto in modo diverso rispetto allo sguardo frettoloso che usiamo per  la solita campagna informativa. Scorrendolo, più dei consigli (9 regole) relativi alla gestione sicura del proprio computer e dei contenuti (dalla protezione del Pc con antivirus all’uso di software originale e sicuro o la scelta di password non banali eccetera) o dei suggerimenti di alzare la soglia di attenzione su chi scegli come friend o con chi condividi i dati sui social network, ciò che può colpire un adolescente è quello che si traduce in chiave riflessiva, cioè che può avere la capacità di tradursi in esperienza concreta nella propria vita online e che si pone al di là del consiglio tecnico, amichevole e, peraltro, già noto.

Colpire la sensibilità

Più dei consigli allora sono le pieghe del discorso che le introducono ad avere funzione educativa, come quando si scrive che «La rete non dimentica. In una normale conversazione le parole si dimenticano presto. Invece quello che posti in rete non si cancella più e altri lo potranno vedere e utilizzare su altri siti o forum, anche in futuro». Oppure: «Presta attenzione nel condividere i tuoi sentimenti, le tue emozioni, i tuoi pensieri». Ma tradurre in esperienza le parole senza diventare semplici dispensatori di consigli disattesi richiederebbe forse di cominciare a sviluppare campagne di media education che partano proprio dalle esperienze, da storie vere di adolescenti che si raccontano, storie che sanno colpire la sensibilità del target a cui si rivolgono, senza toni paterni o moraleggianti, anche a rischio di tradursi in messaggi che assomigliano ad un pugno allo stomaco.

Come la campagna della polizia inglese rivolta ai giovani contro l’uso del cellulare in auto che ha prodotto un video da utilizzare durante le lezioni di guida in cui vediamo un gruppo di ragazze che chiacchierano, mentre quella alla guida “messaggia” e provoca un maxi incidente del quale seguiamo per quattro lunghi minuti ogni particolare traumatico del soccorso dei feriti, con primi piani sui volti dei morti. Il resto sembra buona informazione, che però risulta fuori fuoco rispetto alla funzione educativa o, al limite, che si rivolge al target sbagliato.

Come mi ha detto un ragazzino che ha preso il depliant sui rischi di Internet distribuito dalla Polizia di Stato a Piazza Navona quando gli ho chiesto «Ma non sono cose che sai già?»: «Sì, ma mi zia no. E su Facebook sta’ a fa’ n’casino».

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