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L’Iran si preoccupa e accusa gli Stati Uniti di guerra informatica

19 Marzo 2003

L’Iran si preoccupa e accusa gli Stati Uniti di guerra informatica

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Mentre i tamburi di guerra si fanno sentire più forti in Iraq, i paesi islamici confinanti si preoccupano e mettono le mani avanti. Sanno che la macchina da guerra preventiva degli Stati Uniti non si fermerà e, prima o poi, arriverà anche da loro.

Così, Hassan Rohani, segretario del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniano, ripreso da organi di stampa, accusa gli Stati Uniti di voler lanciare contro il suo paese una “guerra informatica”, destinata – dice – a rompere l’unità nazionale.

“Il governo americano progetta una guerra informatica contro l’Iran dopo l’Iraq – dice Hassan Rohani – Si tratterebbe di annichilire la fede delle persone, di modificare il loro comportamento, di attentare alla nostra unità nazionale e di annullare l’identità nazionale e religiosa del nostro popolo”.

L’accusa di voler destabilizzare il paese attraverso Internet e la televisione non è nuova e ripetuta spesso dai dirigenti iraniani. Questa volta, però, il pericolo è più serio, più vicino e più concreto.

“Gli americani sbagliano pesantemente – aggiunge Rohani mostrando i muscoli – perché nel caso in cui avessero la meglio sull’Iraq, l’Iran si solleverà, invincibile, contro di loro”. Se Washington scegliesse l’Iran come prossimo bersaglio, sarebbero solo “illusioni” per il consigliere iraniano.

L’Iran, più dell’attacco all’Iraq, teme un crescere dell’influenza americana nell’area.

Dal canto suo, Bush non fa nulla per smentire queste paure. Il presidente degli Stati Uniti ha recentemente rinnovato le sanzioni imposte nel 1995, che impediscono ai cittadini americani di compiere transazioni petrolifere con l’Iran (salvo poi compierle di nascosto con l’avvallo governativo per sovvenzionare gruppi di ribelli antigovernativi in America Latina).

Il decreto americano cita ancora l’Iran come un paese che fa parte “dell’asse del male” con Iraq e Corea del Nord, usando toni presi a prestito dal linguaggio religioso.
Tra le colpe di questi paesi, “il sostegno al terrorismo internazionale, gli sforzi per sabotare il processo di pace in Medio Oriente e l’acquisizione di armi di distruzione di massa, oltre ai mezzi per utilizzarle”.

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