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LinuxWorldExpo: lo stato dell’arte di open source e multimedia in Italia

24 Settembre 2004

LinuxWorldExpo: lo stato dell’arte di open source e multimedia in Italia

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L'evento di respiro internazionale, alla sua prima esperienza italiana, ha offerto un'eccellente occasione d'incontro e confronto sul sistema operativo open source a tutti gli attori dei diversi settori applicativi, dal gestionale all'e-commerce, dall'education alla presenza Web, capitalizzando l'enorme esperienza offerta dalle edizioni internazionali

In primo luogo va presa in considerazione un’indagine motivazionale sull’open source in Italia. Gli esperti di marketing concordano sul fatto che sapere quante persone preferiscono un prodotto ha un’importanza molto relativa. Per cercare di prevedere gli andamenti futuri del mercato è molto più importante sapere “perché” viene scelto un prodotto rispetto a un altro.
Conoscere le motivazioni di una persona o di un gruppo consente di prevederne almeno probabilisticamente il comportamento futuro, ma questo genere di indagini è molto complesso da realizzare.

JEIA, la junior enterprise del Politecnico di Milano, e Wireless, riferimento italiano per capire la “mobile economy”, hanno condotto la prima indagine motivazionale sull’open source, e ne presenteranno i risultati nell’ambito di LinuxWorldExpo Italia.

L’indagine, svolta su un campione di 480 tra laureandi e giovani laureati delle Facoltà di ingegneria e architettura del Politecnico di Milano, ha messo in evidenza un’ottima conoscenza teorica di Linux (94,3 per cento del campione) e dell’open source (80,5 per cento) e un atteggiamento quasi unanimemente positivo (98,5 per cento del campione) nei loro confronti. Sul fronte motivazionale, la maggioranza relativa di chi utilizza Linux lo fa perché permette un risparmio monetario immediato (32,8 per cento), seguito da desiderio di autoistruzione all’informatica (25,6 per cento). Infine, il 45,8 per cento delle risposte ha segnalato la poca informazione tra gli utenti come maggior ostacolo alla diffusione dell’open source in Italia.

Ma il problema del “software” in Italia è decisamente più ampio. Il settore si trova in un periodo di crisi e di stallo che dura ormai da diverso tempo. Qual è, allora, la ricetta giusta per rilanciare le sorti delle software house italiane?

Certo, immediatamente viene da rispondere che ci vogliono capitali, formazione, capacità manageriali, tutte cose che ormai vengono menzionate spessissimo, ma c’è un ulteriore ingrediente da tenere in considerazione: la creatività. Per fortuna, di creatività nello sviluppo del software in Italia non c’è carenza. Solo, si esercita spesso in luoghi e su argomenti non convenzionali, come avviene per la galassia di gruppi e di individui impegnati nella scrittura di codice secondo i dettami della filosofia open source.

Se si svolge una carrellata all’interno del panorama della creatività italiana open source, ad esempio attraverso l’esame di cinque progetti tipo, che coprono un’ampia gamma di argomenti e impostazioni, si ha conferma di tale creatività. Si va infatti da un application server come Zope a un sistema di sviluppo applicativo rapido (RAD) su Web in ambiente Jboss, a un concretissimo sistema di applicazioni software, denominato Amberle, per la gestione centralizzata di fiere, convention ed eventi a registrazione.

Ma l’open source, naturalmente, anche nel nostro Paese non rinnega gli ideali da cui è nato. Così a questa valenza free della creatività sono dedicati ben due progetti. Il primo riguarda la formazione e mira a garantire il conseguimento della Patente Europea del Computer (ECDL Libre) usando solo strumenti open source. Il secondo, invece, riguarda RULE (Run Linux Everywhere), e crea una particolare versione di ambiente operativo basato su kernel Linux che è contemporaneamente allo stato dell’arte in quanto a funzionalità e a sicurezza, e compatibile con l’hardware di vecchia generazione, ossia l’immensa massa di personal computer con chip “lenti” e con “poca” memoria e “piccolo” disco (per gli standard attuali) che non trovano impiego pur essendo ancora perfettamente funzionanti. Una soluzione concreta per tutti i programmi che mirano a superare il “digital divide”, sia nazionale sia internazionale.

Da tutto ciò si evince che l’open source made in Italy non ha nulla da invidiare con gli standard creativi internazionali, e i creativi del software italiano sono anche perfettamente integrati nella comunità mondiale dell’open source, come dovrebbero essere tutti gli sviluppatori della nuova generazione.

Il settore della creatività digitale è un comparto ad alta specializzazione che richiede competenze e strumenti mirati oltre che, appunto, la creatività. Fino ad oggi, la ricetta della produzione di contenuti digitali, nel senso più ampio, ha visto l’ingrediente “strumenti” affidato ad aziende che nel corso degli anni, e con investimenti spesso ragguardevoli, hanno sviluppato applicazioni software proprietarie. Recentemente, il settore ha però ricevuto l’attenzione delle comunità open source e ora almeno in alcuni settori il contenuto funzionale dei software a sorgenti aperti dedicati alla creazione digitale ha iniziato ad avere una sua dignità.

Tra gli sviluppi più recenti, segno di questa evoluzione, vi è l’utilizzo di strumenti open source per alcune fasi della realizzazione del film “Spiderman 2” attualmente anche nelle sale italiane. Ma, soprattutto, c’è il primo cortometraggio digitale sviluppato completamente con strumenti open source, “La leggenda del rospo smeraldino”, un progetto della Fondazione Ultramundum di Torino. Dimostrazione in nuce delle modificazioni che l’introduzione dell’open source può innescare nella catena produttiva di una creazione digitale, e nei suoi conseguenti aspetti economici.

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