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Linux tira forte anche in Europa

30 Ottobre 2000

Linux tira forte anche in Europa

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SuSE e MandrakeSoft volano in Francia, il parlamento danese appoggia l'open source.

Sviluppatori e appassionati open source europei non hanno dubbi: da tempo la popolarità di Linux nel vecchio mondo è radicata e diffusa. Ma a bene vedere non è poi da molto che il movimento ha catturato l’attenzione di capitani d’industria, istituzioni finanziarie e imprenditoriali, apparati governativi. In pratica, più cresce l’utenza di base e si differenzia la domanda, e maggiore è la spinta all’innovazione esercitata sugli sviluppatori open source europei. E’ così che le relative software house prendono a collegarsi tra loro, a superare le frontiere nazionali e ad esplorare nuove possibilità.

In Francia, ad esempio, qualche tempo fa il governo nazionale ha introdotto una proposta di legge secondo cui i programmi utilizzati in ambito istituzionale devono essere open source. Iniziativa questa che, ben oltre gli effetti pratici in loco, ha dato energia al trend già in atto verso la penetrazione orizzontale di Linux. Di fianco alla fascia di utenti privati con alle spalle un adeguato background tecnico, sale il numero delle società specializzate in servizi e tecnologia per Internet che optano per il sistema operativo open source. Mentre cresce al contempo l’interesse nell’ambito industriale e finanziario, oltre che nelle strutture governative e didattiche.

In questo contesto s’inserisce la recente decisione di SuSE, tra i maggiori distributori Linux a livello globale, di passare in terra di Francia dalla natia Germania. Non si tratterà soltanto di aprire apposite filiali, ma bensì di concretizzare un piano operativo alquanto articolato che include distribuzioni specifiche, facilità d’installazione, localizzazione del software. Affiancato dalla produzione di libri e manuali redatti da esperti locali, e servizi d’assistenza ad hoc per quelle aziende che si avvicinano solo ora all’open source. Tutto ciò basato sulle proficue relazione impostate (soprattutto con gli sviluppatori) da SuSE in Francia fin da quando, due anni or sono, la società tedesca diffuse la prima versione di Linux interamente in francese. “Alla clientela locale quell’edizione è piaciuta parecchio,” spiega Patrik Flierl, responsabile dell’attività di SuSE in Francia. “Grazie al loro costante feedback siamo riusciti a migliorare alquanto il nostro prodotto, e non pochi tra costoro hanno lavorato attivamente all’ulteriore sviluppo del sistema. Questo uno dei principali motivi per cui alcuni progetti open source in versione francese sono di qualità decisamente superiore.”

Raggiunta la posizione leader in Germania oltre che assai quotata anche oltreoceano, SuSE vede così ottime prospettive di bissare il successo in Francia, dove il maggior impiego di Linux riguarda tuttora l’ambito dei server Internet o per piccole aziende. Ovviamente è ancora presto per parlare di penetrazione ‘mainstream’, ma certamente le basi di cui sopra appaiono alquanto solide per stabilire un ulteriore avamposto all’avanzare di Linux a livello transnazionale e globale. D’altronde è a Parigi che ha sede l’unica filiale al di fuori degli USA di MandrakeSoft, la società californiana che cura la distribuzione di Linux-Mandrake, giunto alla versione 7.1. Realizzata in 18 mesi da un agguerrito team di sviluppatori, quest’ultima ha ricevuto ottime recensione sulle riviste specializzate. E va consentendo a MandrakeSoft di guadagnare posizioni preziose nelle classifiche dei distributori, pur rimanendo comunque ‘the small guy’ rispetto a big quali Red Hat e VA Linux. Una distribuzione che pur privilegiando ovviamente il mercato nord-americano, si dimostra assai consistente in Europa e altrove.

Anche i piani futuri di MandrakeSoft appaiono più che sostenuti, sulla spinta del CEO di fresca nomina, Henri Poole, sviluppatore fin dall’età di 16 anni nonché tra i fautori nel 1993 di Vivid Studios, uno dei più affermati studi di web consulting e design con base a San Francisco. Chiamato a sostituire il fondatore Jacques Le Marois (rimasto però come chairman), Poole sta lavorando soprattutto alla riorganizzazione interna, onde garantire una maggiore continuità operativa e dare concretezza ad una serie di progetti su nuove applicazioni e utility i cui dettagli saranno resi noti a inizio 2001.

Obiettivo di fondo quello di creare un’azienda che offra Linux for the People, ovvero dei prodotti mirati all’utenza più vasta e differenziata possibile. Portando così avanti l’idea originaria di Le Marois di “prendere delle buone tecnologie e metterle insieme come nessuno aveva fatto prima, puntando a creare delle utility valide per tutti,” nelle parole dello stesso Poole. Ciò dovrebbe aprire in particolare le porte dell’ambito desktop, dove nonostante lo scetticismo generale MandrakeSoft è già riuscita a crearsi una promettente nicchia di settore grazie ad un buon prodotto per le corporation attualmente commercializzato in Francia. E vista la crescente richiesta globale di Linux, non mancheranno certo le opportunità anche per strutture medio-piccole (MandrakeSoft dà lavoro a un centinaio di persone), a partire magari proprio dalla Francia o comunque dal fronte europeo.

Dal quale va infine segnalata un’ulteriore notizia interessante. Anche il parlamento danese (Folketinget) ha ufficialmente affermato il proprio sostegno all’open source. La scorsa primavera il partito socialista popolare aveva diffuso una proposta che chiedeva alle autorità di dare man forte alla diffusione dell’open source nel paese tramite varie modalità operative. Sulla base di tale proposta, recentemente il comitato di ricerca del Folketinget ha stilato un rapporto analogo che ha ricevuto l’approvazione di sette partiti, in rappresentanza di un’ampia maggioranza parlamentare. Le raccomandazioni contenute nel documento entreranno a far parte delle future politiche governative sull’Information Technology. Come già accaduto in Francia, si richiede l’implementazione di software open source negli ambiti istituzionali, di pari passo – nota non certo da sottovalutare – alla promozione dello stesso software sull’intero territorio europeo. A quando gli altri governi europei pro-open source?

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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