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Linux Server per l’amministratore di rete

28 Ottobre 2004

Linux Server per l’amministratore di rete

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Era il 1991 quando Linus Torvalds annunciò su comp.os.minix che stava scrivendo un sistema operativo e che era curioso di ricevere commenti da parte di chi utilizzasse "Minix", non avrebbe certamente pensato che il suo "Linux" sarebbe diventato così grande. Vi proponiamo la prefazione al libro di Silvio Umberto Zanzi "Linux Server per l'amministratore di rete - Guida completa", edito da Apogeo

È passato molto tempo da quando Linus Torvalds annunciò su comp.os.minix che stava scrivendo un sistema operativo e che era curioso di ricevere qualche commento da parte di chiunque utilizzasse Minix. Secondo le parole di Torvalds doveva essere “solo un hobby, non sarà né grande né professionale come GNU”.

Linus Torvalds non avrebbe certamente pensato in quella sera di agosto del 1991 che il suo hobby sarebbe diventato invece molto importante pochi anni dopo. Linux rappresenta infatti oggi uno strumento di business miliardario per un numero incalcolabile di aziende in tutto il mondo. Per Linux si costruiscono multinazionali di successo, si realizzano campagne pubblicitarie a copertura mondiale, si eseguono fusioni, si scrivono milioni di linee di codice ogni anno, si pubblicano libri e riviste, si creano strategie aziendali globali, si aprono cause e si realizzano migrazioni colossali. Tutte operazioni che muovono grandi quantità di denaro e creano opportunità, posti di lavoro e sviluppo.

Se Linux fosse solo questo non ci sarebbe però nulla di speciale. Molte aziende in tutto il mondo e in tempi differenti hanno creato ricchezza materiale e sviluppo in tutti i settori dello scibile umano.

Quello che fa realmente la differenza è il fatto che Linux non è un’azienda ma piuttosto un bene comune. Il codice è infatti aperto e libero: chiunque può scaricarlo da Internet, esaminarlo e apportarvi delle modifiche o espanderlo in base alle proprie esigenze.

Questo aspetto rende Linux qualcosa di più che uno strumento professionale di valore.

Personalmente ho iniziato a interessarmi di computer verso la metà degli anni Ottanta a livello del tutto amatoriale. Il mio primo sistema è stato uno ZX Spectrum 48K della Sinclair. Su questa macchina ho trascorso tante ore a programmare in Basic e a fare esperimenti con l’Assembly dello Z80.

Qualche anno dopo sono passato ai 16 bit con un Amiga 500. Devo molto a questo sistema che nasceva già dalla prima versione con il multitasking preemptive, con un ambiente a icone e un hardware modulare basato su chip dedicati. Su questa macchina ho imparato i rudimenti dell’architettura dei sistemi operativi, la programmazione in C e soprattutto il concetto di freeware, fenomeno molto vivo su Amiga.

Il passo evolutivo naturale avrebbe dovuto essere un NeXT. I costi non erano però giustificabili per un uso hobbistico e sono perciò passato a un PC con Windows 3.1. Avevo nel frattempo cominciato a lavorare per un’azienda di informatica ed ero nel gruppo che curava l’assistenza tecnica ai clienti per le attività sistemistiche. Mi serviva quindi una macchina che potesse essermi di aiuto a livello professionale.

Da allora ho sempre lavorato come sistemista e ho progettato, implementato e curato l’assistenza per soluzioni client-server basate su Windows. Pur lavorando a tempo pieno su Windows, continuavo privatamente a seguire le vicende dell’informatica e a monitorare lo sviluppo di Linux.

Ero affacciato alla finestra, intento a guardare quello che avveniva, cercando di capire se questo mondo pieno di promesse e di ideali potesse diventare qualcosa di praticabile per i miei clienti che vivevano l’informatica come un comune strumento di lavoro.

La svolta avvenne verso la fine degli anni Novanta, merito (paradossalmente) della bolla speculativa della New Economy. Infatti, si fece moltissima pubblicità a Linux e si diffuse sempre più questo nome. Nacque così grande curiosità, anche nelle aziende più piccole dove non c’era una cultura informatica solida oppure un reparto CED strutturato.

Ho allora sfruttato il momento per iniziare a proporre soluzioni Linux, anche se inizialmente in ruoli defilati come, per esempio, nei firewall perimetrali. La risposta positiva da parte dei miei clienti e i benefici pratici di Linux mi spinsero a continuare su questa strada.

Ogni azione Linux era comunque svolta in maniera molto pragmatica, presentando i vantaggi che la soluzione poteva portare al lavoro di tutti i giorni nelle singole realtà in cui ero chiamato a fornire soluzioni e assistenza. Ho cercato di essere molto obiettivo, realistico e di andare piano. Questo mio approccio è stato certamente apprezzato dai clienti e ha contribuito ad aumentare la mia base di installazioni professionali su Linux.

Oggi utilizzo Linux con molta frequenza e una parte significativa del mio lavoro si svolge su questo sistema operativo. Subisco ancora il fascino dei suoi ideali e della sua libertà ma continuo a essere molto pratico. Penso che la diffusione capillare di tale sistema potrà avvenire solo se gli utenti non informatici troveranno in Linux risposte migliori per le loro esigenze quotidiane.

Non esistono però solo gli utenti finali. Anche i tecnici devono vedere in Linux opportunità e vantaggi tali da giustificare l’adozione di un ambiente operativo così diverso dagli strumenti commerciali tradizionali.

Questa affermazione può sembrare banale ma i professionisti sono probabilmente le persone che nutrono più dubbi e hanno più paura ad avventurarsi in un mondo nuovo. Non è infatti semplice staccarsi dagli ambiti che si conoscono bene, acquisiti con anni di studio, di esperienza, di fatiche e di investimenti. Questo libro vuole essere di aiuto per tali persone.

Ho scritto questo volume pensando alla fisionomia delle piccole e medie imprese italiane, realtà che operano quotidianamente con uno o più server centralizzati e una serie di client basati su Windows. Ho cercato di isolare le esigenze informatiche più comuni e, per ognuna di queste, ho scritto un capitolo specifico.

Ogni capitolo spiega come configurare quel particolare servizio su Linux e come renderlo funzionante rapidamente, senza scendere in troppi particolari. Ho posto l’accento sulla possibilità di lavorare subito. Una volta che il servizio è in funzione diventa più semplice approfondire l’argomento magari con documentazione tecnica mirata.

In nessun caso viene suggerito di sostituire le postazioni Windows con macchine Linux. Tutti i servizi trattati in questo volume riguardano infatti il server centrale, per esempio un’area comune dove salvare i file, il sistema di posta elettronica, il fax di rete, il firewall, il sistema di groupware, l’accesso dall’esterno in VPN ecc.

Questo volume è quindi una sorta di “ricettario” per creare sedici esigenze comuni a molte realtà produttive tramite Linux. Quando necessario, viene anche spiegato come configurare i client Windows per accedere ai servizi.

È richiesta solamente una conoscenza basilare di Linux. Quello che basta per installare una distribuzione, per accedere al sistema e utilizzare i comandi di manipolazione del file system (copiare file, cancellare file, creare directory, editare file di testo ecc.).

Tutti gli esempi sono stati implementati su RedHat Fedora lato server e su Windows XP Professional lato client.

Ho cercato infine di utilizzare un linguaggio e un taglio espositivo chiaro e alla portata di una persona con una cultura informatica media. Questo non è un libro accademico o di tecnica avanzata. Per tali esigenze esistono molti altri ottimi volumi.

Spero con questo mio lavoro di contribuire all’incremento della base di utenti di Linux e di aumentare la sua diffusione. Questo è il mio piccolo apporto al movimento!

Il libro “Linux Server per l’amministratore di rete – Guida completa” è disponibile nelle migliori librerie e può essere acquistato online.

L'autore

  • Redazione Apogeonline
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    Non pensare che abbiamo scelto questa formula per non rendere merito o prendere le distanze da chi ha scritto qualcosa! Piuttosto in alcuni casi l'abbiamo utilizzata nella convinzione che non aggiungesse valore al testo sapere a chi appartenesse la penna – anzi la tastiera – di chi l'ha prodotto.

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