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Linux formato business

08 Settembre 2015

Linux formato business

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Forse l'impegno interessato di IBM sul software libero potrebbe favorirne la diffusione anche fuori dagli ambiti tradizionali.

Cercate su Google Linux dedicated hardware. Usciranno record relativi a server GNU/Linux (che per praticità chiamerò Linux) o a servizi di hosting su macchine Linux. Nessun link invece per il mondo client o mobile.

Tutti amano Linux (anche Microsoft, incredibilmente) a condizione che rimanga ben circoscritto nell’ambito dei server e dell’utenza specializzata.

Anche un nome di grande richiamo come IBM ha fatto di recente dell’hardware dedicato per Linux uno dei cavalli di battaglia della sua nuova campagna promozionale per i suoi prodotti lato server: si chiama IBM LinuxONE e lo slogan che la caratterizza è Linux senza confini.

LinuxONE è un portfolio di soluzioni hardware, software e servizi per un ambiente Linux di livello “enterprise”,

spiega il sito. E c’è anche uno spot surreale in cui tanti pinguini, realizzati con grafica digitale stilizzata e minimalista, si recano al lavoro in un’azienda per poi dirigersi tutti insieme nella sala server.

Il concetto è molto semplice: il sistema operativo del pinguino, se supportato da hardware adeguato, non ha praticamente limiti. E il motto che sul sito ufficiale accompagna lo slogan è ancora più esplicito e richiama uno dei temi a me più cari e più rivoluzionari per lo sviluppo tecnologico di questi anni: il tema degli standard aperti.

Linux è ovunque. È la forza motrice di una rivoluzione degli standard aperti che si sta ora spostando verso le applicazioni cruciali per il business.

Ma al di là delle dichiarazioni ad effetto (che spesso rischiano di rimanere solo belle parole), è il concetto di interoperabilità e compatibilità hardware-software a tornare ancora una volta centrale. Sogno quel giorno in cui cercando Linux dedicated hardware troverò anche un bel po’ di produttori e fornitori di macchine client pensate (e garantite) per funzionare con Linux. La tendenza del mercato mi sembra invece andare nella direzione opposta, cioè quella del trusted computing e della indissolubile integrazione tra software proprietario e hardware proprietario dedicato (Apple docet).

Rimango dell’idea che per poter vedere macchine commercializzate con un sistema operativo Linux-based, è necessario che qualche grande player abbia voglia di investirci e crederci, come appunto ha fatto IBM nel mondo server/enterprise. Anni fa avevamo nutrito speranze in Google e nel suo ChromeOS, ma non mi sembra che ad oggi sia considerata davvero una terza alternativa tra OS X e Windows.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribution – Share Alike 4.0.

L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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