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Linux di qua e di là dell’oceano

13 Novembre 2000

Linux di qua e di là dell’oceano

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Aggiornamenti sulle iniziative italiane, mentre Transmeta sbanca a Wall Street.

Tutto regolare per la Business Software Alliance. Il recente spot televisivo “Copiare Software è Reato” non sarebbe altro che “un normale messaggio pubblicitario, necessariamente espresso in termini chiari e comprensibili a tutti”. Così riporta il comunicato diffuso da BSA in replica alla denuncia di pubblicità ingannevole inoltrata la scorsa settimana da Emmanuele Somma presso l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Anzi, chi critica l’iniziativa pubblicitaria avrebbe interpretato l’episodio “in modo distorto, al fine di bloccare la campagna per la sensibilizzazione delle imprese al controllo della legalità del software.”

Peccato che però si continui (volutamente?) ad alzare inutili polveroni usando terminologia chiaramente scorretta. Al generico concetto di “software copiato” in questo caso occorrerebbe sostituire il più preciso “software contraffatto”. Tanto è vero che, come fa notare qualcuno, lo stesso sito della BSA utilizza la classica combinazione Apache+FreeBSD+MySQL. Ovvero, prove alla mano, “software copiato”, ovviamente open source. Ma non è il caso di badare a simili sottigliezze, giusto? Soprattutto quando certe crociate sono tirate da Microsoft & co., stavolta riuniti sotto la bandiera dell’organizzazione nonprofit internazionale BSA.

Nel frattempo, svariati esponenti della comunità italiana dei programmatori (non solo open source) hanno dimostrato solidarietà e sostegno all’autore dell’esposto, unitamente a numerose testate specializzate online. In attesa di vedere se e quali risultati otterrà l’iniziativa di Emmanuele Somma, va segnalata l’ulteriore presentazione da parte di quest’ultimo di una formale “Istanza di Azione” al presidente del Giurì dell’Antitrust, insieme all’intenzione di contattare al riguardo anche l’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria.

Rapido aggiornamento anche sull’altra iniziativa a tutela dell’open source in ambito italiano. Ovvero, la lettera aperta diffusa da Interlex in cui si chiede l’adozione dei sistemi open source nella pubblica amministrazione – sotto l’esplicito titolo di: “Soggezione informatica dello Stato italiano alla Microsoft”. Lo scorso week-end si è chiusa la raccolta delle adesioni all’iniziativa, avendo superato quota 1600 firme. Al più presto il tutto verrà inoltrato alle autorità competenti: il Ministero del tesoro, il Dipartimento della funzione pubblica e l’Autorità per l’informatica nella pubblica amministrazione.

Interlex informa inoltre che prossimamente, oltre a pubblicare alcune considerazioni sui primi risultati della campagna, “porremo le basi per la seconda fase dell’azione, che dovrà riguardare i problemi reali, i modi e i tempi per una ‘rivoluzione’ che avrà effetti benefici per la pubblica amministrazione e quindi per tutto il ‘sistema Italia”. Anche qui, importante è seguire gli sviluppi futuri, ricordando che il sito ospita anche un forum pubblico in cui poter dire la propria.

Tra le altre notizie della settimana, ma sul fronte statunitense, spicca senz’altro il successo dell’entrata in borsa di Transmeta. Con un incremento pari al 119 per cento, il primo giorno di contrattazioni ha visto salire il valore di ogni azione dai 21 dollari prefissati ai 45.56 finali, dopo un picco superiore ai 50 dollari. Risultanze particolarmente positive anche rispetto alla notevole portata del lancio – 13 milioni di azioni – alquanto superiore all’offerta media in circolazione. Un’impennata coincisa (casualmente?) con l’Election Day più lungo della storia USA, che appare ancora più sorprendente perché il mercato non è più quello dell’estate-inverno 1999, quando simili exploit costituivano quasi la norma. Oggi il clima di Wall Street è assai più tiepido, anzi quasi gelido, per gran parte dell’high-tech che si lancia nell’IPO (Initial Public Offering). Non è certo una novità che scarseggiano gli investitori e frena la new economy. Ma nel caso della Transmeta sembra si siano fatti avanti grosse compagnie d’investimento istituzionali. Ecco il perché dei repentini aumenti di valore degli ultimi giorni: dagli 11 dollari ad azione previsti originariamente si è saltati via a 13, poi a 16 e 18 la scorsa settimana, infine a 21 dollari nella notte della vigilia. Come spiegare un tale e inatteso boom?

I più attenti lo ricorderanno: in questo paio d’anni di attività Transmeta, che dà impiego a Linus Torvalds, si è guadagnata il titolo di “start-up più segreta di Silicon Valley”. Nessuno è riuscito a scoprire a cosa stesse lavorando, e lo stesso Torvalds in numerose interviste aveva sempre declinato ogni specifica domanda al riguardo (pare che abbia mantenuto il segreto perfino in famiglia). E’ così montata l’attenzione e il “media hype” intorno all’azienda si Santa Clara, poi esploso nell’annuncio dello scorso gennaio: la nascita di Crusoe. In pratica, un super-chip da impiegare su laptop e dispositivi mobili che consentirebbe alle relative batterie di durare molto più a lungo del normale. Tecnologia in diretta competizione con il colosso Intel, anche perché privilegia apparecchi che girano su Linux (pur senza escludere altri sistemi). E che mira risoluta a conquistare la posizione-leader in un settore di grosse proporzioni, quello dei computer palmari e degli apparecchi wireless per la connessione a Internet. Non a caso Transmeta avrebbe già raggiunto accordi con nomi quali Sony, Hitachi, NEC e Fujitsu per l’utilizzo di Crusoe nei rispettivi dispositivi mobili.

Va però detto che proprio qualche giorno prima dell’IPO la società aveva subito un duro colpo: IBM, partner chiave dell’operazione super-chip, annunciava di rinunciarvi per i nuovi notebook in uscita. E la stessa mattina dell’entrata in borsa, ecco apparire un rapporto di una quotata agenzia finanziaria che tra l’altro metteva in guardia sul prossimo arrivo di similari microchip prodotti proprio da Intel. “Transmeta possiede una tecnologia unica che offre alcuni vantaggi nei dispositivi mobili,” si legge nel documento della U.S. Bancorp Piper Jaffray. “Riteniamo tuttavia che tale tecnologia sia stata sopravvalutata, e sta anche per essere eguagliata da Intel.” Notando altresì come anche Compaq e Toshiba avessero deciso di ignorare il Crusoe, il rapporto si chiudeva in maniera perentoria: al massimo quest’ultimo (nel caso di un Pentium III) può allungare la vita delle batterie del 10-20 per cento, non raddoppiarla come sostiene invece Transmeta.

Resta da vedere se tali valutazioni corrispondano al vero. Nel frattempo occorre da fare i conti con un exploit borsistico fuori dal comune, e con ottime promesse di riuscita. Anche grazie a Linus (e Linux).

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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