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Linus, Transmeta e AMD

31 Gennaio 2001

Linus, Transmeta e AMD

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Mentre AMD-Transmeta lanciano l'assalto a Intel, Mr. Torvalds loda l'approccio disorganizzato dell'open source.

“Devo considerami fortunato, o forse ho soltanto preso le decisioni giuste nella vita. Transmeta mi ha sempre fornito un ammirabile sostegno. Quando ho detto che avrei dovuto concentrarmi sull’uscita del kernel 2.4, in pratica mi è stato chiesto in che modo l’azienda avrebbe potuto darmi una mano.” Così il sagace Linus Torvalds spiega, in una recente intervista, il suo rapporto professionale con Transmeta, che, dal suo canto, avvia una preziosa partnership con Advanced Micro Devices, produttore di chip e acerrimo rivale del gigante Intel. Per dare meglio l’assalto a quest’ultimo, c’è anzi chi avanza l’ipotesi di una prossima fusione AMD-Transmeta. Si tratta, in definitiva, di buoni impulsi per l’ambiente Linux e open source.

Partendo da tale ipotesi di fusione, va ricordato come cinque anni fa la stessa AMD sborsò una cifra allora tutt’altro che modesta per acquisire NexGen, piccola design-house di microprocessori appena balzata alla cronaca con una delle prime IPO (initial public offering) da capogiro. Nel 1995 però quegli 840 milioni di dollari (in azioni) trovavano rispondenza nella forte pressione del mercato alla ricerca di valide alternative in grado di contrastare il sopraggiungere dei primi chip ad alte prestazioni della serie Pentium. AMD ci stava lavorando, ma non era ancora pronta; NexGen lo era, però difettava delle capacità produttive per venire incontro alle richieste. Ergo, il matrimonio si prospettava sotto i migliori auspici. È vero che in seguito entrambe le aziende hanno continuato a presentare bilanci in rosso, ma quando lo scorso anno AMD ha finalmente conquistato grossi spazi di mercato, registrando i maggiori introiti della sua storia aziendale, gli esperti hanno subito chiarito come non avrebbe mai potuto riuscirci senza il vitale apporto di NexGen.

I medesimi esperti spiegano tuttavia come stavolta il chip-maker di Sunnyvale, California, non abbia un’estrema esigenza di cooptare i 364 impiegati della startup nota per la produzione di microprocessori di bassa potenza per portatili e notebook. Innanzitutto perché ciò significherebbe investire una cifra ancor più rilevante, visto l’attuale valore di capitalizzazione di Transmeta fissato su 3,2 miliardi di dollari. D’altra parte va però notato il recente, importante accordo operativo tra le due società: AMD userà il software di “code-morphing” messo a punto da Transmeta per simulare i propri chip per server non ancora pronti (chiamati Sledgehammer). Con “code-morphing” si indica un procedimento che consente il trasferimento di gran parte del lavoro a carico di un microprocessore dall’hardware al software. Una delle tecnologie a cui si dedica a tempo pieno Transmeta.

In cambio di tale tecnologia, sembra che l’accordo preveda l’impiego da parte di Transmeta della licenza AMD per realizzare in proprio dei chip contenenti parti del design utilizzato per Sledgehammer. Ciò potrebbe rilanciare i prodotti e l’immagine di Transmeta, visto che nonostante le iper-segretezze e il battage pubblicitario del chip Crusoe questo continui a ricevere tiepide attenzioni dall’industria high-tech. Comunque vada a finire tra le due società, collaborazioni o fusioni che siano, simili iniziative tornano a tutto vantaggio di Linux, sia per le versioni open source cui si affidano i nuovi chip contro lo strapotere Intel-Microsoft sia per i contributi dell’impiegato di spicco di Transmeta, Linus Torvalds.

A proposito di quest’ultimo, da segnalare altri spunti interessanti nell’intervista di qualche giorno fa per TechWeb, oltre a quanto riportato all’inizio. Una delle domande postegli riguarda l’eventuale pressione di distributori Linux per affrettare l’uscita del kernel 2.4, annunciata da mesi e poi avvenuta a inizio anno, visto che i relativi profitti dipendevano (e dipendono) proprio dalle tempestive diffusioni di ogni nuova release. Candida la replica di Torvalds: “Nessuna pressione, davvero. In un certo senso, qualcuno mi ha chiesto ‘quando pensi sarà pronto?’, senza però suggerire alcuna forzatura.” E qualche possibile provocazione di nomi pesanti quali IBM e Oracle? “Lasciamo perdere gli ‘oracoli’ del mondo. I loro tempi di produzione sono lunghi, e hanno bisogno di testare i propri prodotti sulla versione finale in commercio. Quindi non hanno alcun motivo di chiedermi nulla, meno che mai di farmi pressione. Soltanto adesso che il 2.4.0 è uscito i grossi nomi potranno iniziare a pensarci e prenderne le misure.”

Stimolante e ironica la conclusione. Rispondendo alla “vecchia domanda su quale sia la migliore disciplina onde raggiungere gli obiettivi prefissati”, Linus si chiede se l’approccio migliore sia davvero quello di un esercito militare. Oppure se Mozart avrebbe raggiunto una maggiore produttività nel caso in cui avesse avuto a disposizione scrivani, segretari e CEO. Domande retoriche, e comunque chissà chi lo sa? Quel che sappiamo con certezza è invece davanti agli occhi di tutti, riferendosi allo scenario dell’open source odierno: “talvolta un approccio disorganizzato, quella banda strana e variopinta che si oppone alle modalità tradizionali di scrittura del software, quell’insieme di individui sparsi piuttosto che l’esercito organizzato di formichine, finora si è comportata assai meglio di quanto chiunque avrebbe mai potuto aspettarsi.”

Ovvero, il variegato mondo dell’open source è riuscito a ottenere in pochi anni dei risultati ben più positivi di aziende “organizzate” con tanto di super-leader. Chi l’avrebbe mai detto?

L’intervista di TechWeb a Linus Torvalds

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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