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L’innovazione proviene dal basso. Del mondo

03 Gennaio 2013

L’innovazione proviene dal basso. Del mondo

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Gente che è andata in America a innovare l'insegnamento grazie al buon uso della tecnologia. L'America più povera, però.

Fabio Serenelli è un amico oltre che un ex collega di dottorato, che si occupa di nuovi modelli di apprendimento legati all’uso delle tecnologie e quindi anche di Open Educational Resources (OER).

Da un paio d’anni sta portando avanti un interessante progetto di ricerca che mira a dimostrare empiricamente alcune teorie innovative emerse negli ultimi decenni in seno alla pedagogia e alle scienze della formazione. Non mi soffermo su queste teorie perché si tratta di argomenti abbastanza lontani dalla mia formazione; però ho sempre seguito con una certa curiosità le attività di Fabio e degli altri colleghi impegnati presso l’università di Milano Bicocca su temi simili.

Il suo progetto, che riguarda la qualità dei contenuti didattici digitali (senza però focalizzarsi solo sugli aspetti tecnologici), ha trovato terreno fertile per la sperimentazione e la raccolta di dati in alcune scuole elementari dell’Uruguay coinvolte nell’iniziativa One Laptop Per Child (e più nello specifico nel Plan Ceibal). Fabio ha trascorso un anno a Montevideo e ha proposto in questi istituti diverse attività didattiche volte a introdurre i multimedia in classe in modo efficace. Infografica, animazione e interattività sono gli ingredienti delle ricette didattiche che ha sottoposto a  quasi 400 bambini e 16 insegnanti, per poi osservarne le ricadute in termini di apprendimento; poi ha raccolto un bel malloppo di dati che, una volta tornato in patria, ha rielaborato e pubblicato, meritandosi anche alcuni importanti riconoscimenti internazionali (Best PhD Paper ECEL 2011 e Best Poster ECEL 2012).

Si può vedere una sua presentazione in materia su SlideShare.

C’era bisogno di andare fino in SudAmerica per trovare scuole in cui fare queste cose? La risposta è sì! Sembra paradossale ma solo in un paese meno industrializzato del nostro è stato possibile trovare l’ecosistema adatto: un ecosistema in cui tutti i bambini fossero dotati della stessa tecnologia di base (XO) e – in un certo senso – non fossero troppo distratti da altri stimoli di carattere tecnologico (ad esempio un’evoluta console di gioco, l’iPhone del padre, il tablet del fratello maggiore, come invece succede ai nostri bambini).

Dal racconto pubblicato da Fabio emerge anche qualche aneddoto emozionante, che mette in luce lo spirito hacker di questi bambini:

La bambina sta usando il suo laptop con sistema operativo Linux; all’interno del quale ha aperto una finestra con un’emulazione di Windows; all’interno della quale ha aperto una finestra con un’emulazione di una console Nintendo DS; all’interno della quale gira (lento) il videogame che ha scaricato da Internet.

Davvero curioso. Chiederò a Fabio di raccontarmi altri aneddoti simili, o magari farò anch’io un giro nel sud del mondo per imparare… l’innovazione.

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L'autore

  • Simone Aliprandi
    Simone Aliprandi ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft.

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