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L’Information Technology italiana riprende a crescere

04 Ottobre 2006

L’Information Technology italiana riprende a crescere

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Il rapporto Assinform conferma il momento positivo dell'IT nazionale, ma anche l'esigenza di sostenere le piccole imprese in difficoltà

L’ultimo rapporto Assinform sulla salute del segmento IT italiano si è dimostrato piuttosto incoraggiante. Il 2005 si è chiuso con un aumento dello 0,9%; alla fine del primo semestre 2006 l’andamento ha continuato ad essere positivo, con un +1,1%, pari a 9.758 milioni di euro di fatturato. Anche per le telecomunicazioni continua il trend di crescita dovuto soprattutto alla diminuzione delle tariffe. «“Si tratta di un positivo assestamento dei prezzi di mercato dovuti al doppio effetto dei provvedimenti di regolazione introdotti dall’Autorità per le Comunicazioni e alla sempre maggiore concorrenza fra gli operatori, a vantaggio dei consumatori», ha spiegato Ennio Lucarelli, Presidente di Aitech-Assinform.

Se pur ancora distante dal trend mondiale che vede l’Information Technology alla testa del nuovo ciclo di espansione economica, con tassi medi di crescita che superano il 5% annuo, l’Italia sembra voler cogliere il momento favorevole: Pil a + 1,6% nel primo semestre del 2006 (a fronte del – 0,1% rilevato nello stesso periodo del 2005), +3,3% gli investimenti fissi (–1,3% nel2005), + 2,4% gli investimenti in macchinari e attrezzature (-1,7% nel 2005). «Intendiamoci sono cifre ancora modeste, ma comunque significative, perché vuol dire che, se pur timidamente, l’economia italiana sta tentando di risalire sul treno dello sviluppo, cavalcando anche l’innovazione», ha sottolineato Lucarelli.

A guidare la domanda d’informatica, oltre al mercato delle famiglie, in netta crescita, vi sono i settori più legati ai servizi, come banche, assicurazioni, grande distribuzione, ma è tornata a investire anche la media impresa. Continua invece la frenata delle piccole imprese e della Pubblica Amministrazione centrale, che risente dei pensanti tagli subiti con le passate leggi finanziarie. Non così la PA locale la cui domanda è tuttavia assorbita in misura crescente, fino ormai a coprirne oltre la metà, dalle società d’informatica controllate da Regioni e altri Enti Locali e sostenute dal ricorso sempre più spinto ai contratti in house.

«Forse non siamo ancora all’uscita del tunnel, ma almeno se ne intravede la luce. Nel primo semestre 2006 sono cresciuti Pil, investimenti fissi, investimenti in nuovi macchinari e attrezzature. Ma soprattutto è cresciuta l’Information Technology, fattore che, dopo anni di trend negativo, costituisce un segnale di novità da non sottovalutare in questa fase moderatamente positiva dell’economia italiana in cui ci giochiamo le possibilità competitive e di sviluppo dei prossimi anni. Per strutturare la ripresa occorrono scelte coraggiose, puntando su produttività, innovazione e riduzione della presenza dello Stato imprenditore», ha aggiunto Lucarelli.

«Da una parte la domanda pubblica deve tornare ad avere una funzione di stimolo e qualificazione dell’offerta, dall’altra le imprese IT vanno chiamate a investire in servizi e infrastrutture che servono all’innovazione del Paese, secondo chiare modalità, in cui il pubblico regola e controlla, mentre il settore delle imprese investe, rischia, ma si rafforza e cresce in qualità, oltre a rendere migliori prodotti e servizi».

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