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L’informatica antropocentrica del tecnologo umanista.

17 Gennaio 2002

L’informatica antropocentrica del tecnologo umanista.

di

Ricordo di Michael Dertouzos, direttore del Laboratory for Computer Science del MIT scomparso la scorsa estate e autore di "La rivoluzione incompiuta," di prossima uscita presso Apogeo.

Michael Dertouzos, il direttore del Laboratory for Computer Science del MIT scomparso la scorsa estate, inseguiva una visione precisa: la materializzazione dell’informatica antropocentrica. Ovvero, l’ampia diffusione e utilizzo di sistemi computerizzati fatti su misura per soddisfare le esigenze dell’utente. Una visione tutt’altro che semplice a realizzarsi, vista la perdurante tendenza a produrre macchine iper-complesse e software super-accessoriato, spesso trascurando o sovraccaricando le effettive necessità individuali. Ma i sistemi informatici e telematici del futuro dovranno compiere il passo di offrire efficaci servizi al maggior numero possibile degli utenti mondiali. Questo l’altro pilastro del pensiero di Dertouzos, condensato nel suo ultimo lavoro “La rivoluzione incompiuta,” in uscita italiana presso Apogeo.

Un’opera che vorrebbe “dar fuoco alla miccia di una nuova rivoluzione all’interno della stessa rivoluzione informatica.” E che propone in sostanza posizioni controcorrente sulle meraviglie di una tecnologia sempre più nuova ed esaltante. Forse che tale tecnologia, si chiede l’autore fin dalla prefazione, riuscirà a “farci star meglio”? O piuttosto ci troveremo di fronte a una “maggior dose di complessità e frustrazione, con un fardello umano che tenderà ad appesantirsi di pari passo alla crescente diffusione di gadget e programmi vari”?

E se il punto è chiudere il cerchio della rivoluzione incompiuta, quella relativa all’informazione latu sensu, allora bisogna testare sul campo le promesse che l’informatica antropocentrica sembra veicolare per tutti noi. Ecco allora che, di fianco all’esposizione più o meno teorica di questi concetti, una delle ultime grosse imprese di Dertouzos è stata proprio quella di essere riuscito a concretizzare il tutto. Si tratta del progetto Oxygen, avviato l’anno scorso grazie al fattivo contributo di una trentina di colleghi del MIT nonché al supporto del Dipartimento della Difesa e di un consorzio di grosse industrie high-tech (la Oxygen Alliance).

“La rivoluzione incompiuta” contiene un ampio spaccato sull’excursus di tale progetto, il quale pur se tenacemente voluto dal compianto direttore del Laboratory for Computer Science, abbraccia ed integra le convinzioni dei vari soggetti trainanti. Così l’altra idea-base di Dertouzos, mirata alla realizzazione di macchine che ci consentano di “fare di più facendo meno,” viene affiancata dall’aspirazione di Anant Agarwal, attuale corresponsabile dello stesso Laboratory, secondo cui tra 10 anni i sistemi informatici e telematici saranno talmente diffusi da essere praticamente gratuiti. Mentre per Rodney Brooks, direttore dell’Artificial Intelligence Laboratory sempre presso il MIT, spetterà ai computer avvicinarsi e integrarsi con le nostre modalità di comunicazione, piuttosto che il contrario.

Queste ed altre posizioni sono però accomunate da un obiettivo generale: realizzare un prototipo basato sull’informatica antropocentrica, da utilizzare nelle varie attività quotidiane. Basta col tradizionale PC o laptop che sia, niente più tastiere su cui dover digitare testi e comandi. Piuttosto, sistemi intelligenti nascosti nelle pareti dell’ufficio o di casa, con cui interagire a livello umano tramite il linguaggio verbale e la vista. Sistemi pervasivi e invisibili ma sempre pronti all’uso (incluse opzioni a tutela della privacy). Capaci di garantire la massima mobilità dell’utente, grazie a una serie di dispositivi palmari interconnessi, nonché basati su una serie di funzionalità del tutto innovative, dal software nomade sempre aggiornato all’accesso individualizzato alle informazioni.

Va chiarito come il primo prototipo grezzo di Oxygen sia tuttora in fase di realizzazione, e pur quando vedrà la luce (entro l’anno appena iniziato) sarà disponibile soltanto all’interno del MIT e dei relativi partner. E pur di fronte ai progressi riportati recentemente dagli attuali responsabili, è impossibile giurare sulla riuscita finale del progetto. Con una durata fissata in cinque anni, Oxygen si pone cioè al medesimo livello di altre iniziative “rischiose” in ambito informatico. Basti ricordare, ad esempio, il progetto chiamato Multics che diede origine al popolare sistema operativo Unix. O anche al prototipo Alto che confluì nel sistema operativo Macintosh, a sua volta ripreso poi dal super-popolare Windows. E la stessa Internet, nata come ampliamento di Arpanet. Iniziative assai complesse, giunte al successo grazie all’enorme apporto di esperti ed appassionati, oltre che caratterizzati da ritmi di crescita incostanti e imprevedibili. In tale contesto, vale la pena di riportare un ulteriore concetto-chiave caro a Michael Dertouzos: “Per quanto mi riguarda, mi riterrò più che soddisfatto se questo sforzo sarà d’ispirazione a ciascuno di noi per concretizzare la nascita di una nuova epoca per l’informatica antropocentrica, una fase capace di portare a compimento la rivoluzione dell’informazione.”

Se e quando ciò potrà avvenire non è dato sapere al momento. Ma forse quel che più conta è muoversi verso soluzioni innovative e più consone alle nostre esigenze. Un percorso che ha animato l’attività di Dertouzos fin da quando, nel lontano 1964, ottenne il Ph.D. al MIT in electrical engineering, per divenirne professore a tutti gli effetti nel 1973 e l’anno successivo direttore del Laboratory for Computer Science. Da allora quell’ambito ha partorito tecnologie oggi di uso comune, dai contributi all’infrastruttura di Internet al World Wide Web al sistema di crittazione RSA, per citare quelle più famose. Un tecnologo umanista dai concetti rivoluzionari che hanno finito per conquistare il mondo intero. Come traspare dal ricordo di Tim Berners-Lee, inventore del Web e attuale responsabile del consorzio W3C: “Se non fosse stato per Michael, probabilmente oggi il World Wide Web Consortium non esisterebbe. Era una fonte inesauribile di entusiasmo, capacità, creatività ed esperienza, grazie alle quali l’idea appena abbozzata del W3C si è trasformata in una realtà internazionale… Ne sentiremo davvero la mancanza.”

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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