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L’incessante galoppo dell’open source

10 Febbraio 2006

L’incessante galoppo dell’open source

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Una nuova raccolta di saggi a tutto campo illumina i molti volti di un modello aperto e collaborativo che va ben oltre l´ambito software

«È naturale per gli esseri umani voler migliorare il nostro mondo costruendo strumenti utili. Condividendo tali strumenti abbiamo imparato che migliora anche il mondo intorno a noi. Perciò l´idea dell´open source è antica quanto la civiltà. E l´industria moderna si sta finalmente rendendo conto della grande forza contenuta in questo semplice fatto: la prima fonte per qualunque cosa facciamo siamo noi stessi».

Così si chiude la prefazione a Open Sources 2.0: The Continuing Evolution, firmata da Kim Polese, vecchia conoscenza del giro e attualmente Ceo di SpikeSource. Si tratta di un corposo volume (oltre 445 pagine contando anche l´indice analitico) pubblicato qualche mese fa negli Stati Uniti da O´Reilly. In pratica, il seguito di quell´Open Sources: Voices from the Revolution che nel 1999 (apparso in italiano presso Apogeo, liberamente disponibile in formato elettronico) delineò, tramite gli interventi delle menti migliori della prima generazione del movimento, virtù e pregi dell´ondata open source in arrivo e le sue conseguenze a tutto campo. La coesione del progetto sta nell´offrire, mediante il medesimo formato antologico e con autori assai qualificati, una panoramica tanto ampia quanto dettagliata dell´evoluzione subita in questi anni dall´open source, oltre alle immancabili previsioni sulle prospettive future – come suggerisce l´aggettivo continua.

Una continuità garantita anche dagli editor dell´attuale opera: Chris DiBona (con Google, ex-Slashdot) e Mark Stone (esperto in community building), già curatori della prima uscita, affiancati stavolta da Danese Cooper (con Intel ma assai coinvolta nella Open Source Initiative). Il tutto per ribadire a tutt´oggi, come testimonia quel breve passaggio introduttivo, la piena validità del modello generale: da che mondo è mondo, la condivisione di strumenti e conoscenza è pratica positiva per tutti. E in quanto tale si è imposta, e continua a imporsi, non solo nell´industria informatica, ma anche in altri settori del commercio e della società, dal management alla biotecnologia.

All´interno del quadro globale, lo scenario europeo viene delineato nel saggio Libre Software in Europe, curato da Jesus Gonzalez-Barahona e Gregorio Robles,ricercatori spagnoli da tempo attivi nell´ambito del FLOSS (Free Libre Open Source Software). Partendo da un breve background generale, viene poi messa a fuoco l´istantanea della comunità di sviluppo in Europa – inclusi una serie di dati interessanti, da cui si rileva che Francia (15%) e Germania (12%) hanno la percentuale più alta di programmatori, seguiti a ruota da Italia (8%), Gran Bretagna, Spagna, Olanda (6.5% ciascuna). Ancora, secondo gli ultimi sondaggi, solo per Debian ci sono ben oltre 400 sviluppatori europei, a fronte dei 364 attivi in Nord America. Mentre anche il settore privato non manca certo di dedicare risorse e spazio al libre software, con una sfilza di aziende tra cui spiccano nomi quali SuSE, Nokia, Symbian e Trolltech. Il documento si occupa poi della Pubblica Amministrazione e dei Governi nazionali, citando svariate iniziative direttamente mirate alla diffusione del FLOSS negli ultimi due anni: da direttive e programmi approvati in sede di Commissione Europea (quali l´articolato Interchange Data between Administrations) a progetti e studi avviati nei singoli Stati (con Spagna e Francia i più attivi).

Dopo aver rapidamente passato in rassegna l´ambito dell´istruzione, della ricerca e giuridico, il saggio di Gonzalez-Barahona e Robles sottolinea che «le esperienze finora sono frammentarie», ribadendo comunque le speranzose prospettive («si iniziano a vedere dei movimenti coordinati che dimostrano la vera forza del libre software in Europa») e chiudendo con interrogativo: «Nel caso in cui il libre software offra vantaggi concreti in termini di innovazione, competenza e benefici sociali, l´Europa è ben posizionata per procedere in questa direzione. Non si tratta forse di opportunità che meritano di essere esplorate? Possiamo rischiare di perdere la nostra posizione di vantaggio in quella che potrebbe imporsi come la prossima rivoluzione della società dell´informazione?»

Ma Open Sources 2.0 non si ferma certo qui. Questi solo alcuni degli altri aspetti affrontati in dettaglio nei saggi dell´antologia: Steve Weber, Ph. D. in scienze politiche ed esperto di relazioni internazionali, analizza la complessità raggiunta dalle strutture che governano la comunità di sviluppo mondiale; Doc Searls, co-autore del noto Cluetrain Manifesto e top blogger, propone una rilettura multidisciplinare, ricca di grafici e dotti riferimenti, per illustrare con la tipica sagacia «il nuovo mondo che stiamo costruendo»; l´editore-attivista Tim O´Reilly analizza il cambio di paradigma imposto dall´open source in questi anni, dall´architettura della partecipazione alla creazione del «sistema operativo di internet»; Pamela Jones, a cui si deve l´applicazione dei principi collaborativi all´ambito legale tramite il progetto-sito Groklaw, parte da questa esperienza per evidenziare le potenzialità di analoghe estensioni in altri campi.

Non mancano ovviamente altri interventi cruciali, da quelli storici (i primi passi di Nupedia e Wikipedia, passato e futuro del Mozilla Project) a panoramiche su altri Paesi e discipline (l´open source in Cina e India, in biologia e progetti di Emergent Collaboration) a quelli più specificamente “tecnici” su temi quali doppia licenza, sicurezza, software proprietario, copyright, piccola imprenditoria, comunicazione da molti a molti. Il tutto espresso, pur nell´ovvia varietà di stile dei numerosi autori coinvolti, con linguaggio sempre stimolante e di facile comprensione anche per i non addetti ai lavori. Da notare, per esempio, come per tutto il libro il testo sia stato suddiviso in brevi paragrafi, riprendendo lo stile tipico delle e-mail (almeno, come andrebbero scritti i messaggi online onde garantire una più semplice lettura), anziché seguire il fluire ininterrotto dei normali volumi cartacei.

Un´opera importante, dunque, per riflettere sul quadro in evoluzione continua del movimento open source e, ancor più, sulla trasformazione sociale veicolata dalla costante infiltrazione (quando non manifesta integrazione) di queste filosofie e pratiche ben oltre l´ambito software, un po´ tutti gli ambiti del divenire odierno.

L'autore

  • Bernardo Parrella
    Bernardo Parrella è un giornalista freelance, traduttore e attivista su temi legati a media e culture digitali. Collabora dagli Stati Uniti con varie testate, tra cui Wired e La Stampa online.

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