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L’idea portatile di IBM

09 Giugno 1999

L’idea portatile di IBM

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Le scelte di IBM (che ha appena sfornato un nuovo H/PC, il WorkPad z50) in materia di computer portatili, aiutano a comprendere gli indirizzi che questo mercato sta assumendo.

La battaglia fra PalmPilot e Windows CE sta muovendo da una netta separazione dei comparti di mercato: quello delle super-agende e quello dei mini-computer. Uno dei due riuscirà a condizionare l’altro, o rimarranno sempre più mondi a parte?

Erede di una lunga tradizione nel settore dei computer portatili, IBM – i cui ThinkPad hanno sempre riscontrato un forte interesse aggiudicandosi non pochi riconoscimenti, nonostante i prodotti più importanti siano quelli di fascia alta (con un rapporto qualità/prezzo non proprio entusiasmante) – da qualche mese ha deciso di entrare nel gruppo dei produttori di PDA (i computer super portabili, dai palmari ai subnotebook senza disco fisso).

Risulta particolarmente interessante la valutazione che traspare dalle scelte operate da Big Blue. Dopo essere stata per lunghissimi anni il traino del mercato dell’elettronica per il business, ha preferito mettersi al balcone, osservare i movimenti del mercato e proporre soluzioni competitive, il più delle volte offrendo prodotti migliorativi rispetto a quelli originali. È il caso, ad esempio, della Java Virtual Machine per Windows e nella fattispecie dei PDA.

Attualmente il mercato dei PDA offre diverse varianti basate su tre tipologie di soluzioni:

  • apparecchi palmari a penna o a tastiera che servono bene da agenda elettronica e poco più,
  • handheld tradizionali, apparecchi in grado di funzionare con la penna e con una tastiera estesa
  • apparecchi portatili con ampie dotazioni hardware e software (essenzialmente basati su Windows CE), tanto da renderli paragonabili a dei notebook su scala ridotta e dall’elevata portabili: i cosiddetti PC companion, altresì detti Handheld PC professional o H/PC pro, o ancora Jupiter Class.

Questi ultimi a loro volta si distinguono per dimensioni: il full size, di larghezza e altezza di poco inferiori ad un notebook, ma di spessore e di peso (oltre alla durata della batteria) significativamente vantaggiosi; l’half size, di scarsissima produzione e diffusione (la maggior parte di essi sono degli handheld a tastiera), che si differenziano solo per la ridotta altezza dello schermo, offrendo in cambio notevoli guadagni in leggerezza, portabilità e durata delle batterie. A parte NEC, nessuna casa é specializzata in tutte le categorie con altrettanto impegno e non lo fa neppure IBM. In compenso, gran parte dei costruttori di hardware, sono soliti operare una scelta di settore che si riduce all’alternativa se stare con Microsoft o senza Microsoft.

IBM, nel creare un’apposita divisione Worpads, non ha adottato questa politica, preferendo stare dalla parte che funziona meglio. Per la sua prima esperienza di ingresso nel settore dei PDA ha scelto di produrre un computer palmare Workpad in due versioni, la (8602-30X e la 8602-40U o c3) che sostanzialmente replicano le versioni 3 e 5 di PalmPilot. Da azienda legata al mercato business, quello delle imprese, verosimilmente lo ha fatto nell’ottica di offrire al suo vasto parco clienti una soluzione per il lavoro remoto, per il workgroup (nell’ottica di un’integrazione con il nuovo Notes) e per il marketing. Ha adottato quindi lo standard del settore che é inequivocabilmente quello di 3com, acquistando la licenza del Pilot OS per produrre oggetti in tutto e per tutto simili ai PalmPilot.

Quello dei palmari a penna é uno dei pochi settori in cui Microsoft incontra notevoli difficoltà di penetrazione, nonostante le ottime realizzazioni di Casio, Philips e oggi Compaq, anche perché ormai il mercato era stato ampiamente conquistato e fidelizzato prima da USRobotics e oggi da 3com. PalmPilot é distribuito da troppo tempo, ormai, e ci sono molte ragioni che spingono gli acquirenti a scegliere un prodotto di grande diffusione, non fosse che per la facilità di scambiare documenti con altri possessori dello stesso oggetto, o per l’attenzione che sviluppatori e costruttori di terze parti rivolgono a questa piattaforma.

E se il mercato consumer é abbondantemente presidiato da PalmPilot per lasciare speranze a chicchessia che non abbia un parco clienti robustamente acquisito, solo Apple e IBM possono vantare una clientela di riferimento forte: quella dei possessori di macchine Macintosh, per Apple, e le imprese con forti flussi di informazione e di business, nel caso di IBM, che proprio da questi si aspetta il maggiore interesse per la sua macchina. Addirittura il vero business dei palmari per IBM non é tanto dato dalla vendita degli apparecchi, quanto dal consolidameto dell’offerta enterprise, sul lato sistemi, server, software per il workgroup e database.

A questi clienti ha pensato Big Blue nel creare la WorkPad Corporate e realizzare il software per collegare i PDA con i propri sistemi: innanzitutto con Notes (di cui esistono versioni client per tutte le principali piattaforme, da quella palmare al CE) Mail e Calendaring, compatibili con il supporto infrarossi; e ancor più con gli archivi in DB2 e molti altri database aperti (primo fra tutti Oracle). La suite di applicativi prevede un programma di gestione per tracciare i contatti client, uno per informazioni prodotto, uno per la gestione delle attività ed un’applicazione di data mining per il supporto decisionale nei processi di business e di knowledge management, in grado di scaricare e manipolare dati. Il tutto in questi oggetti da taschino!

Il settore che rimane libero e promettente, in quanto privo di concorrenza per Microsoft e per il suo CE OS si sta rivelando essere quello dei piccoli notebook o grandi handheld, da Redmond in un primo tempo battezzato Juppiter Class e oggi H/PC pro o PC companion (quest’ultimo termine viene usato soprattutto per le macchine full size). In questo settore la fanno da padroni i giapponesi con NEC in testa, incalzati oggi da HP e più a distanza da Compaq ed LG. Da oggi entra a testa alta un nuovo nome, IBM, che con il suo volume di fuoco é in grado di rimescolare le carte e di dare un impulso determinante al settore di grande interesse, non tanto per il workflow o per figure come gli addetti commerciali (per i quali predomina l’offerta palm-size), ma per il gruppo dei professional e dei manager.

L’estrema maneggevolezza e semplicità del prodotto, in grado di funzionare a lungo in ogni condizione e di essere trasportato con facilità ovunque, unita al potere di svolgere agevolmente la quasi totalità delle necessità del lavoratore mobile (usare un word processor, un foglio elettronico, un database o di collegarsi a Internet per navigare nel WWW o per scambiare la posta, come pure inviare o ricevere fax senza doversi portare una borsa apposita e pesante, carica di batterie di ricambio) fanno di questi prodotti un’opportunità potente ed inedita per la clientela che ha bisogno di un computer completo per lavorare e viaggiare.

I più audaci – e noi fra questi – stanno addirittura profilando che questi oggetti possano diventare il computer di riferimento, non solo per il viaggio, ma anche per la scrivania e per le principali esigenze di tutta la clientela non specialisticamente tecnica (programmatori, grafici, sviluppatori di siti…).

Questa stima può stupire soprattutto in Italia, dove il mercato é rimasto complessivamente indifferente al fenomeno, con una scarsa distribuzione, addirittura priva dei prodotti di punta, e la più totale latitanza delle compagnie, prima fra tutte Microsoft Italia. Al contrario di quanto si pensi a casa nostra, le società di analisi di mercato prospettano i più grandi tassi di sviluppo proprio per questo settore. IDC, ad esempio, dopo avere riscontrato l’attenzione anemica del mercato verso questi prodotti, passato dal 17.8% del 97 al 17.35, considerando il nuovo OS, la versione 3.0 e i rinnovati apparecchi, stima che i compratori passino al 18.5% nel corso dell’anno, fino al 23.3% entro il 2000.

È questo lo scenario in cui é entrata in questi giorni anche IBM con il WorkPad z50 (http://www.direct.ibm.com). Contrariamente ai suoi notebook, il PC companion di IBM é perfettamente allineato ai prezzi della concorrenza, compresi fra i 900 e i 1000 dollari (prezzo più basso $919.69 http://www.buysoftware.com/product.asp?PID=280180). il prezzo consigliato ai venditori USA é infatti di $998.55 (sconti a parte).
La sua linea é molto attraente e ricorda per molti versi il ThinkPad. Il peso, attorno al chilo e tre etti batteria inclusa, é complessivamente allineato ai concorrenti, e se la durata delle batterie agli ioni di litio é di circa 8 ore, con quella supplementare viene garantita per un periodo di tempo superiore alle 16 ore.

Queste stime sono pronte a scendere considerevolmente nel momento in cui si collegano devices esterni, come le schede PCMCIA o quando si fa uso del modem integrato (33.6K). Il modello base integra 16 MB di RAM (che non sono troppi), espandibili a 48, e una ROM di 20 B. Il display che misura 8,2 pollici a 64 mila colori, non é dei più grandi, ma sufficiente ad espletare tutte le funzioni previste. z50 monta il processore a 131MHz di NEC, lo stesso utilizzato dalla casa giapponese per i modelli MobilePro 770 e 800. Speaker, microfono e porta a infrarossi sono presenti come da copione, ma un tasto di registrazione esterno lo rende in grado di salvare dei memo anche a computer chiuso. La tastiera é di dimensioni pari al 95% degli standard dei ThinkPad e da questi eredita anche il sistema di puntamento TrackPoint al posto del mouse e della penna.

Oltre che con il modem e gli infrarossi, z50 comunica con una PC card, una CF+ Card, con la seriale e con una porta per il docking cradle. Include diverse applicazioni oltre a quelle comprese con il sistema operativo WinCE H/PC Professional Edition versione 3.0 (Pocket Office, Outlook, Voice Recorder, Internet Explorer, CE Services), come Expedia Pocket Street 98 di Microsoft, bPrint, bFaxPro, bUseful Backup e IBM Mobile Connect client software assieme a IBM Global Network dialer. In sintesi si tratta di un ottimo prodotto, perfetto per chi già usa macchine IBM, soprattutto ThinkPad, e per quanti operano in settori verticali, come aziende, specialmente quelle che adottano sistemi di trattamento dei dati e delle comunicazioni (workgroup in particolare) forniti da IBM.

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