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L’email ha un futuro. Quale?

21 Febbraio 2008

L’email ha un futuro. Quale?

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L’email, negli anni, si è evoluta relativamente poco e riscuote sempre minor fascino tra le nuove generazioni. Sempre meglio che essere spammati da missili nuclear-postali

Se giro lo sguardo verso il passato e cerco di avere una prospettiva storica, devo dire che ho una personale impressione. Che l’email sia – fra tutti gli strumenti di Internet – forse quello che si è evoluto di meno. Se ripercorro la mia esperienza, ho iniziato a usare la posta elettronica credo negli anni ’90, prima che arrivasse Internet in Italia, su un sistema aziendale proprietario. E poi mi sono dotato di un software First Class per collegarmi a una Bbb per avere anche quella privata. In fondo, il software e la user experience non erano poi così diversi da quelli che ho oggi usando Outlook o Mail. Ma fu per me comunque, quella della posta elettronica, una grande rivoluzione.

La seconda (piccola) rivoluzione fu per me l’arrivo della posta elettronica via Internet – non mi cambiava la vita, finché non arrivarono gli account di posta gratuiti. Ben prima che Hotmail ed altri big player entrassero pesantemente sul mercato, io ero già felicemente cliente di Rocket Mail, un servizio di posta free web-based, che diede un vero impulso all’uso dell’email per le mie attività private, anche se a quel tempo non erano tantissimi quelli che avevano un proprio indirizzo. Poi Rocket Mail fu comprato da Yahoo!, tutti iniziarono a regalare la posta, io iniziai ad avere decine di account diversi su provider diversi, nella malriposta intenzione di segmentare le caselle per uso, di avere un indirizzo di posta elettronica separato per ogni applicazione. E ci misi anni a ricompattare il tutto (anzi, ci sto ancora lottando).

Poi non è che sia successo gran cosa, per quello che mi riguarda: la mia adozione di un client di posta Pop, che mi ha permesso di gestire solidamente la mia posta anche col computer scollegato (in un epoca dove di always on non se ne parlava), la formattazione Html che mi ha permesso di ricevere mail sempre più colorate e “ricche” (ma io per mandare posta raramente uso questo formato).

E poi l’esplosione dello spam, gran seccatura. Salto di qualità – molto tempo dopo – l’arrivo di Gmail, che è rapidamente diventato il mio provider preferito, per le sue funzionalità (sperando in bene per la privacy, ma sono ottimista e poco paranoico in merito). E infine, altro salto quantico, questa volta, la posta mobile (che ho, lo confesso, adottato in pianta stabile molto tardi. E che ho sostanzialmente smesso di usare da quando sono tornato in Italia). Quanto al Blackberry, al momento ne faccio serenamente a meno, fino a quando qualcuno non mi paga la relativa bolletta.

Insomma, se confrontiamo con il web e quasi tutto il resto, la posta è rimasta quasi immutata, sempre molto simile a se stessa. Secondo me non è certo per mancanza di impegno – in un mondo così dinamico e aggressivo come quello dell’online, c’è una fortissima motivazione a inventare qualcosa di nuovo e diverso: forse perché l’email è nata quasi perfetta fin da subito, o almeno nella sua forma iniziale ha lasciato pochi spazi di miglioramento. Io per primo non saprei come cambiare la posta elettronica – confesso che ne sono sostanzialmente soddisfatto e tempo che qualsiasi improvement risulterebbe in un bloatware, in un sistema gonfiato di prestazioni e feature inutili che servono solo a complicare la via e ad appesantire l’uso.

Detto questo, difficile capire quale sarà il futuro dell’email, dato il suo passato relativamente statico. Sembra passata la grande paura dell’implosione spam. Forse proprio grazie agli strilli dei profeti di sventura – che proiettavano un mondo in cui non avremmo più potuto usare la posta perché vittime di milioni di messaggi indesiderati al giorno, mi sembra siano state prese iniziative efficaci. I filtri di Gmailbloccano piuttosto bene la spazzatura e, anche se non ho mai fatto grandi sforzi per nascondere il mio indirizzo, ricevo in inbox non più di 6 o 7 spam al giorno, quando va male. Probabilmente c’è chi sta peggio, e molto, ma non mi sembra di vedere molti utenti portati al collasso da spam ritornare a comunicare con la pidgeon-mail,un protocollo RFC 1149, basato sull’invio di pacchetti tramite piccioni viaggiatori ad una velocità di 0,08 bps.

Tutto bene, andiamo verso uno scenario di stabilità? Forse no. Dipende a chi lo chiediamo. Se lo chiediamo a quelli delle generazioni pre-1990 forse si. Se lo chiediamo a quelli nati dopo, forse no. Già da tempo infatti emergono segnali di disaffezione da parte dei più giovani verso l’email – o meglio di una percezione molto diversa dalla nostra. La posta elettronica sembra infatti apparire troppo lenta. E troppo formale/strutturata. Due attributi che a chi ha visto nascere questo mondo sembrano assurdi, ma per chi c’è arrivato con la pappa fatta ci possono stare benissimo.

Il vero concorrente dell’email sono le forme di comunicazione più immediate. Le chat, il VoIP, gli Sms. Una estremizzazione dell’immediatezza e della creazione, lo sappiamo, di nuovi linguaggi sintetici. Se oggi si mandano decine di miliardi (si dice 30, o più) di messaggi di email al giorno, nel prossimo futuro il numero potrebbe cadere – almeno sul fronte della comunicazione privata. E l’email trasformarsi in un modo di comunicare più formale, da utilizzare per lavoro, quando si deve comunicare con qualcuno in modo rispettoso. L’email potrebbe (e già sembra lo stia facendo, per alcuni target) assumere connotati di percezione simili a quella che ha oggi per noi la posta cartacea.

Di conseguenza perdere di appeal per quella generazione che sarà sempre e comunque connessa, via cellulare o Wi-qualcosa, magari con più dispositivi – quella generazione che sempre di più messaggia a tutto spiano e per cui potrebbe anche (a seconda dell’evoluzione tecnologica) sparire la differenza concettuale tra un Sms e un IM.

Vedremo dunque se l’email saprà fare un balzo (e c’e da pensare ad una convergenza tra mail e IM, già contenuta in nuce proprio dentro Gmail, che ha iniziato a trattare in forma relativamente integrata i due formati di comunicazione). Quanto alle bright ideas, staremo a vedere, in fondo l’umanità procede per tentativi e se le cose fossero andate in un altro modo, il mio Rocket Mail avrebbe potuto essere molto diverso. Nel 1959 infatti, il governo USA sperimentò una consegna super espressa della corrispondenza con un missile atomico.

L’8 giugno un razzo Regulus imbarcato sul sottomarino Barbero decollò in pieno oceano. Nell’ogiva, invece di tre megatoni del suo ordigno nucleare regolamentare – destinato ai maledetti rossi, portava 3000 lettere per la madrepatria. Il carico postale arrivò con precisione, stabilendo un precedente per fortuna non seguito da un servizio regolare. In caso contrario tutte le nostre paure verso spammer e hacker avrebbero preso un taglio diverso – specialmente guardando i missili postali sfrecciare sulle nostre teste e pensando che lo spam originale è una specie di frullato di carne spiaccicata da spalmare.

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